PRIMO MAGGIO A PORTELLA DELLA GINESTRA: STRAGE DI STATO?

Il capo dell'Evis Salvatore Giuliano è ancora troppo legato alla strage di Portella ma anche altri personaggi della politica come il "ministro manganello" Mario Scelba ed altri giocarono un ruolo fondamentale nella ricerca di una verità che facesse comodo a tutti. Stati Uniti e Chiesa compresa.

La strage di Portella della Ginestra.

“…Nella nostra storia recente molto è stato detto circa la presunta trattativa Stato-mafia, questione che ha coinvolto ampi settori della classe dirigente del nostro Paese, fino alle più alte cariche dello Stato, ancora ufficialmente negli anni 90. Ma il grande pubblico, probabilmente, non conosce l’origine e le cause politiche di un fenomeno che affonda le radici proprio nella nascita della nostra storia repubblicana. Una “strage di Stato” (come la definisce Macaluso), la prima della nostra controversa storia patria: l’eccidio di Portella della Ginestra. Da allora altre stragi hanno costellato il panorama italiano per il medesimo intreccio tra mafia, politica e istituzioni che caratterizza la sottotraccia di interessi economici nazionali ed internazionali che da sempre orientano la vita politica e sociale dell’Italia, mettendone continuamente a repentaglio le istituzioni democratiche e il libero gioco delle alternanze politiche. Un eccidio, quello di Portella, che ha ipotecato lo sviluppo del nostro paese, decidendone il destino politico con l’esclusione violenta delle forze progressiste e di sinistra…”.

Stefania Mazzone, docente universitaria.

Stefania Mazzone, docente di Storia delle Dottrine politiche all’università di Catania, ritiene che quella di Portella della Ginestra fu una strage di Stato le cui cause sono da ricercare in quegli intrecci perversi e contorti tra politica e mafia che col passare degli anni non sono mutati ma che hanno solo deposto le armi indossando giacca e cravatta.

Era il 1° maggio 1947 quando a Portella della Ginestra, nell’entroterra palermitano, tra Piana degli Albanesi e San Giuseppe Iato, 2 mila persone si davano appuntamento per festeggiare, per la prima volta dopo il periodo fascista e la guerra, la Festa dei Lavoratori. Erano principalmente contadini con mogli e figli al seguito. Intere famiglie che avrebbero assistito al comizio e poi trascorso la giornata all’aria aperta. Giacomo Schirò, calzolaio e segretario della sezione socialista di San Giuseppe Iato, aveva appena iniziato a parlare quando, ad un tratto, dalle colline poco distanti partirono raffiche di mitra. I presenti inizialmente scambiarono quei colpi per esplosioni di mortaretti ma ben presto, al cadere delle prime vittime, si resero conto che la festa si stava trasformando in eccidio. Fu una vera mattanza che registrò 11 vittime, fra cui due bambini e oltre 50 feriti. Quei botti non erano mortaretti, ma proiettili sparati dalle mitragliatrici degli uomini di Salvatore Giuliano, il “bandito di Montelepre”. Almeno secondo la versione ufficiale.

Che Giuliano sia stato esecutore di quell’eccidio è una delle poche certezze di una strage che ancora oggi presenta numerosi punti oscuri. Chi ordinò al bandito di sparare sulla folla? Su questo punto le ipotesi, le contraddizioni e le ritrattazioni sono state innumerevoli. La verità processuale (con atti giudiziari spariti nel nulla), giunta nel 1960 e conclusa con la condanna all’ergastolo di 12 imputati, individua tra i possibili moventi la vendetta personale di Salvatore Giuliano verso i comunisti che gli stavano rubando la scena ed altri interessi. In parallelo, però, insistono altre tesi rese suggestive dai misteri che avvolgono quel periodo storico e che traggono spunto dalle morti sospette dello stesso Giuliano e del cugino delatore Gaspare Pisciotta, l’uomo delle mille verità ucciso in carcere dal padre nel 1954 con un caffè avvelenato, proprio quando aveva annunciato rivelazioni eclatanti su strani incontri tra esponenti di spicco della DC e mafiosi locali. Mafia, estrema destra, monarchici, servizi segreti, politica: cosa si cela davvero dietro l’eccidio di Portella della Ginestra?

La stele in memoria dei compagni ammazzati.

Ciò che non rientra nella verità processuale è da collocare tra le congetture ma quel che è certo è che poco prima di quella strage, nell’aprile del 1947, si erano tenute le elezioni regionali con la vittoria del cosiddetto “Blocco del popolo”, la coalizione guidata da PCI e PSI.

Il Giornale di Sicilia con la versione ufficiale dei fatti. Le verità di Portella sono ancora un mistero.

 

“…L’eccidio – spiega Stefania Mazzone – aveva giovato a molti attori in gioco, che fossero direttamente o indirettamente coinvolti, ma anche, semplicemente, oggettivamente favoriti. Nel 1947 si festeggiava, infatti, non solo il Primo Maggio ma anche la vittoria dei partiti della sinistra, il “Blocco del popolo”, alle prime elezioni regionali del 20 aprile. Gli omicidi politici che si erano susseguiti precedentemente erano la prova delle intimidazioni. Si volevano “combattere i comunisti” con la strage e la sentenza parlò della banda come di un “plotone di polizia”. Da quel momento in poi De Gasperi presiederà un governo centrista, con il bando delle sinistre e Giuseppe Alessi governerà la Sicilia senza quel Blocco del popolo che aveva vinto le elezioni. Chiara la convergenza con gli interessi degli Stati Uniti a Yalta, ma anche, e forse soprattutto, con quella Chiesa cattolica che, per bocca del cardinale Ruffini dichiarò, a proposito di Portella, come fosse “inevitabile la resistenza e la ribellione di fronte alle prepotenze, alle calunnie, ai sistemi sleali e alle teorie anti italiane e anticristiane dei comunisti”. Insomma, la convergenza di molteplici interessi trasversali, da quelli economici in un meridione la cui “Questione”, alla maniera di Gramsci, rimaneva quella dello sfruttamento da parte della grande proprietà terriera delle masse contadine, a quelli strategici derivati dagli accordi di Yalta, fino a quelli di una politica istituzionale avvelenata da trame neofasciste, complici i servizi segreti, e da un supremo interesse delle gerarchie ecclesiastiche al bando dalla vita pubblica e sociale delle forze progressiste, questo fu Portella della Ginestra. E da allora, in questo paese, oblio e rimozione sono apparsi le formidabili armi di strategia politica atte a cancellare le stagioni seguenti di bombe e attentati, tutte sorrette dalle medesime trame, oggettivamente o soggettivamente. Fino a quando questo Paese, grazie anche alla sua componente intellettuale, non farà i conti con quello che non è il suo passato, ma il suo presente, non ci sarà futuro…”.