CARONIA – MI SENTO DEBOLE, CONFUSA, ALLE VOLTE VORREI SOLO SCAPPARE DA TUTTO. COSI E’ STATO.

Al di là delle considerazioni dei tecnici e dei criminologi nella lettera che Viviana scrive al padre Luigino è forse contenuto il movente della tragedia. La fuga dal mondo ma soprattutto da sé stessa rappresenta l'unica soluzione. E l'ultima.

Caronia – Ancora misteri e congetture sulla tragica fine di Viviana Parisi e Gioele Mondello. I familiari della donna rigettano l’ipotesi che Viviana possa aver ucciso il figlioletto e criticano duramente chi ha descritto la disk-jokey come una mentecatta. Semmai una donna in grande sofferenza psicologica, come si evince in una lettera accorata indirizzata al padre Luigino.

In queste ore cruciali gli inquirenti stanno svolgendo ulteriori sopralluoghi sugli scenari interessati dal ritrovamento dei cadaveri di mamma e figlio mentre gli esperti nominati dalla Procura di Patti profondono tutte le energie necessarie per giungere alla verità senza alcun condizionamento, ovviamente.

Viviana e Gioele

Tre i punti cardine dell’inchiesta: lo studio approfondito della dinamica dell’incidente e dei danni fisici presumibilmente causati dal sinistro a Viviana e Gioele, i fatti accaduti dopo l’incidente e la possibile causa della morte per entrambi i congiunti. E’ importante anche, ma forse non determinante, la verifica della presunta pianificazione della fuga da parte della donna prima del sinistro stradale in località Galleria Turdi.

Luigino Parisi padre di Viviana e il genero Daniele Mondello

Ma su questo ultimo particolare è interessante il parere di Ursula Franco, criminologa ed esperta di psicosi, che la professionista aveva azzardato tempo addietro e che confermerebbe ciò che poi in larga parte è avvenuto:

”…Quanto trapelato in merito alle condizioni psichiche della Parisi nei mesi precedenti – aveva detto la dottoressa Franco – e le dinamiche della scomparsa mi fanno pensare ad una “fuga senza meta” in un soggetto in difficoltà psichica (disturbo simil-psicotico, psicosi). Potrebbero essersi nascosti in un posto molto vicino al luogo dell’incidente. Personalmente esplorerei ciò che appare inaccessibile, inarrivabile, impraticabile. I casi di Elisa Lam, Noah Donohoe, Larry Ely Murillo-Moncada, Gaia Pope ed Elena Ceste provano che gli psicotici si nascondono…”.

Ursula Franco

In effetti i due congiunti sono stati ritrovati senza vita in zone impervie non distanti dal luogo dell’incidente stradale che ha coinvolto un mezzo dell’Anas. Ma c’è di più:”…È nella paranoia la chiave di un eventuale omicidio-suicidio – aggiungeva la criminologa – non nella crisi mistica o nella depressione. Viviana potrebbe aver ucciso Gioele perché riteneva che potessero toglierle la potestà genitoriale e non perché fosse in preda ad un delirio mistico. Viviana era in preda ad un delirio persecutorio e si era avvicinata alla fede, non era in preda ad un delirio mistico, viveva solo una crisi religiosa. Il delirio mistico è un delirio in cui il soggetto sperimenta un particolare, esclusivo e intimo rapporto con la divinità e in qualche modo ne entra a far parte, non è il caso della Parisi. Per spiegarsi la dinamica dei fatti è necessario tenere in considerazione il contenuto del suo delirio in quanto i comportamenti dei soggetti paranoici sono una conseguenza delle loro idee deliranti. Infine, se Viviana ha ucciso Gioele non l’ha fatto perché fosse depressa e non vedesse per sé e per il figlio un futuro, come nei casi di suicidio allargato, lo ha fatto in preda ad un convincimento paranoide. Detto ciò si può escludere che Viviana avesse tentato il suicidio in precedenza…”.

Viviana e il marito Daniele

In merito al decesso di Gioele per causa dell’incidente la stessa professionista, con largo anticipo, ne traccia un’ipotesi verosimile: ”…La presenza di sangue e/o materia cerebrale di Gioele in auto e sui resti di Viviana potrebbero confermare questa ipotesi – conclude Ursula Franco – aggiungo però che se Gioele avesse perso conoscenza e Viviana fosse stata in sé e non in preda ad un delirio persecutorio avrebbe comunque chiesto aiuto. Un familiare non è infatti in grado di “accettare” la morte di un proprio caro in pochi secondi e fa di tutto perché venga soccorso e rianimato. Pertanto la reazione della Parisi sarebbe stata diversa, solo la patologia psichica che la affliggeva, la psicosi, spiegherebbe la sua “fuga” nel caso Gioele fosse rimasto ferito…”.

La famiglia di Viviana, per bocca della mamma Melania, del padre Luigino e del fratello Roberto, respingono al mittente certe accuse. Viviana si sarebbe affidata a Dio nel suo momento di maggiore disagio e chi si affida a Dio, ripete la famiglia, non può essere certo considerato un pazzo. Basti leggere una lettera della donna scritta al padre per rendersi conto del grave travaglio interiore che stava soffrendo Viviana prima dei tragici eventi dell’agosto scorso.

Quel maledetto traliccio

Una scrittura elementare da cui traspare un forte stato di disagio che sembra essere lenito, a volte, soltanto dalle persone a cui Viviana è legata da vincoli d’amore. Primo fra tutti il figlioletto. Poi il tarlo dell’oppressione si impadronisce di nuovo dell’anima di Viviana inducendola a fuggire da tutto e da tutti. Cosi è stato:

“…Caro papà, ieri, dopo che ci siamo sentiti sono andata in confusione. Mi sono sentita non bene dentro. Questo malessere che ho dentro spesso mi porta a parlare e a sfogarmi con le persone a cui voglio bene. Spesso mi succede, come ti ho detto, di avere paura di stare in ansia, di svegliarmi presto, di andare in bagno, di sentirmi inferiore ad altre persone e di essere stanca di essere giudicata. Ho avuto paura e ho preso dei medicinali come mi hanno prescritto i medici. Mi succede di stare bene con le persone a cui voglio bene e alle volte no. Vorrei stare da sola con me. Ho momenti, quando esco di casa, in cui mi sento bene altri no, ma se penso al mio dolce bambino divento forte come sono sempre stata. Ho sempre pensato a lui, ho fatto il mio dovere di mamma e casalinga, per seguirlo passo passo. È un periodo della mia vita che non mi sembra reale, voglio solo il bene per me e per le persone che mi circondano. Perché conosco l’amore e vorrei essere accompagnata solo dall’amore, che nella mia vita mi ha sempre circondata. Mi sento debole, confusa, alle volte vorrei solo scappare da tutto…“.

La soluzione del caso, forse, è in queste ultime parole. Gli inquirenti stanno valutando ogni particolare con estrema attenzione. La svolta sembra essere sempre più vicina.