VIRUS E CARNE DA MACELLO: GLI ALLEVAMENTI LAGER POTREBBERO SCATENARE NUOVE PANDEMIE.

Forse esiste un reale collegamento tra la mutazione aggressiva del virus e la crudeltà umana. D'altronde potrebbe essere lo scotto da pagare per poter soddisfare fittiziamente una richiesta alimentare che non considera l’equilibrio naturale della vita

Non sarebbe la prima pandemia scaturita dagli animali

Il Coronavirus sembrerebbe essere caduto dal cielo. Le notizie sulla creazione in laboratorio del virus o sul salto genetico che avrebbe fatto dalla animale all’uomo (zoonosi), spesso si susseguono e si contraddicono. Sebbene non sia ancora nostro diritto possedere la documentazione ufficiale rispetto al concepimento del virus, e chi sa se mai lo sarà, possiamo senz’altro sviluppare alcune riflessioni rispetto ad elementi che meriterebbero più spazio. Ad esempiodegno  di nota sembra essere lo studio effettuato da Iriad (Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo) sulla connessione tra gli allevamenti intensivi e il Coronavirus.

Proprio per la necessità di soddisfare quanto più possibile l’eccesso di domanda di proteina animale nel mondo, l’utilizzo di allevamenti intensivi ha visto una esponenziale crescita. Già nel 2004 proprio l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), aveva segnalato una forte connessione tra l’incremento di tale disumana metodologia d’allevamento e la moltiplicazione di casi di zoonosi.

Un modello che rischia di essere estremamente pericoloso

“…In occasione della premiazione Luca Zingaretti (Colomba d’oro per la pace nel 2003) – scrive Fabrizio Battistelli, professore ordinario di Sociologia – ha letto alcune pagine del libro di Lymbery, Farmageddon. “Il vero prezzo della carne economica” (ed. Nutrimenti 2015), dove si ricorda come negli allevamenti di polli venga somministrato il 50% degli antibiotici utilizzati nel mondo (il 71% di quelli usati in Italia), una situazione che, ben lungi dal garantire la sicurezza alimentare, ha come principale effetto quello di sviluppare superbatteri letali e resistenti…”.

A leggere simili informazioni immaginare un collegamento tra la mutazione aggressiva del virus e la crudeltà umana non sembrerebbe azzardato. D’altronde potrebbe essere lo scotto da pagare per poter soddisfare fittiziamente una richiesta alimentare che non considera l’equilibrio naturale della vita. “…Infatti – continua l’Iriad – laddove l’apparizione del Covid-19 è stata collegata alla pratica di nutrirsi di animali selvatici in realtà vengono mostrate forti analogie con altri virus che sono emersi da un percorso differente come la produzione di carne su base industriale. I precedenti casi di contagi altamente patogeni, come l’influenza aviaria e quella suina, possono attestare questi dati…”.

La ricorrente violenza sugli animali e l’applicazione di sistemi d’allevamento eccezionali potrebbero essere connessi con la creazione di focolai nuovi e più pericolosi. L’analisi dell’IRIAD Review prosegue in maniera lineare e senza mezzi termini: “…Tenere troppi animali in uno spazio troppo piccolo, spesso al buio, in condizioni di sporcizia e affollamento, offre ad un virus come quello dell’influenza aviaria le condizioni di cui ha bisogno per crescere rigoglioso e propagarsi rapidamente. Dato che il virus percorre l’intero gregge riproducendosi freneticamente, possono verificarsi mutazioni nel suo DNA, facendo scaturire nuovi e più mortali contagi…”.

Attualmente il mercato dell’allevamento interessa circa i ¾ del pianeta. L’industrializzazione dell’allevamento ha condotto a un importante aumento del numero di animali presenti sul pianeta. Ad oggi vengono allevati 75 miliardi in tutto il mondo e circa 600.000 solo in Italia. Gli artifici con cui questi animali vengono cresciuti sono assimilabili ad un processo di selezione genetica mirato alla massima produttività dell’animale. Ciò potrebbe innescare una sequela di disturbi che nuocerebbero al sistema immunitario. Come più volte ha sottolineato una delle maggiori organizzazioni internazionali per il benessere degli animali da allevamento, la CWFI (Compassion In World Farming Italia):

“…Non esiste un link diretto – fa sapere l’Organizzazione – fra le epidemie virali e la resistenza agli antibiotici, ma la prevalenza di batteri resistenti agli antibiotici può influenzare la capacità di una popolazione umana di reagire alle cure contro i virus. Oggi, ad esempio, pazienti malati di Covid-19, una volta in ospedale, possono sviluppare infezioni secondarie dovute anche a batteri antibiotico-resistenti. La virologa Ilaria Capua ha spiegato a questo proposito al British Medical Journal: “L’Italia ha il più alto numero di morti per antibiotico resistenza nell’UE. I patologi dovranno distinguere fra SARS-CoV-2 come patogeno primario o perlopiù opportunista, che può preparare la strada a infezioni respiratorie più severe causate da batteri multiresistenti agli antibiotici.” In Italia 10.000 persone muoiono ogni anno a causa di batteri resistenti agli antibiotici, 1/3 del totale dei decessi europei. Sia l’OMS che la FAO riconoscono l’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti come una delle cause principali che induce l’antibiotico resistenza. Circa il 70% degli antibiotici venduti in Italia sono destinati agli animali negli allevamenti …”.

Neanche i pesci sono immuni a tale allevamento

Probabilmente non sapremo mai la verità sull’origine malefica del Covid-19. Almeno non a breve scadenza. Sicuramente sarebbe ora di iniziare a ripensare al modo di assorbimento della domanda di carne. I costi sulla salute pubblica di un sistema d’allevamento “lager” producono, inoltre, anche una maggiore diffusione di malattie cardiovascolari legate alla bassa qualità dell’alimento. Maggiormente accusate dalle fasce più deboli della popolazione, che sono solite rifornirsi della carne vendibile a buon mercato. Gli squilibri perpetuati dall’uomo sulla natura si riflettono inevitabilmente sulla nostra qualità di vita. Se il collegamento tra allevamenti intensivi e pandemia venisse accertato, non sarebbe strano attendersi un possibile ritorno della pandemia o una grande diffusione mondiale di un nuovo virus. Gli esiti sarebbero davvero imprevedibili.