VENDESI CONTRATTI: IL FLOP DELLA BELLANOVA SULLE REGOLARIZZAZIONI.

Il sistema di sanatoria fortemente voluto dal ministro Bellanova non ha funzionato. Poco più di 70.000 le regolarizzazioni di cittadini non comunitari su 600.000 che se ne aspettavano. In poche parole un fallimento.

Palermo – Si attendevano 600 mila regolarizzazioni, ad oggi ne sono state fatte poco meno di 70 mila. È un vero e proprio flop la misura del Governo, fortemente voluta dal ministro Teresa Bellanova, sulla regolarizzazione degli stranieri non comunitari. Era stata presentata come la panacea di tutti i mali contro il caporalato e lo sfruttamento, ma i sindacati avevano avvisato sull’inefficacia della stessa in termini pratici. Troppi paletti e una burocrazia insormontabile. La Bellanova, una storia da sindacalista, sbugiardata dagli stessi sindacati che già sin dai primi giorni della misura annunciata con lacrime e gioia, avevano protestato dicendo che non avrebbe funzionato. Il ministro voleva regolarizzare le persone sfruttate in agricoltura, ma al momento la risposta è del tutto insufficiente.

Coordinamento Usb Ragusa

“…Su 69 mila domande – spiega Michele Mililli, responsabile del coordinamento lavoratori agricoli Usb Ragusa –  l’88℅ riguarda l’emersione dal lavoro domestico, solo il 12℅ (poco più di 8000 domande) riguarda i lavoratori agricoli. Mentre la regione con più richieste per lavoro domestico rimane la Lombardia, la Sicilia si attesta seconda per quanto riguarda le domande dei lavoratori agricoli con 1200 richieste di regolarizzazione. Di queste quasi 800 sono state fatte in provincia di Ragusa: 2/3 del totale siciliano…”.

Il sindacalista Michele Mililli nel ghetto di Cassibile

Ma Mililli aggiunge di più, rivelando l’ennesima speculazione di datori di lavoro senza scrupoli anche nel sistema delle regolarizzazioni:

“…In queste settimane – aggiunge il sindacalista – stiamo assistendo ad una vera e propria compravendita di contratti di lavoro e di regolarizzazione: molti lavoratori denunciano l’insostenibile costo di questa regolarizzazione, costretti a pagare i padroni per un contratto di pochi mesi anche 3000 euro, a pagare i consulenti delle aziende, i patronati per la compilazione della modulistica. Per molti di questi lavoratori la regolarizzazione è l’unica strada per avere un permesso che gli permetta di lavorare ma anche di ritornare in maniera legale, per qualche settimana a casa a salutare i propri cari. Come USB ci siamo schierati contro questa falsa regolarizzazione perché sapevamo a cosa sarebbero andati incontro i lavoratori ma anche soprattutto perché non tolleriamo il fatto che i diritti delle persone (in questo caso migranti) siano legati al lavoro: ogni essere umano deve poter godere di diritti, a prescindere dal lavoro…

Carabinieri contro il caporalato.

…Come Federazione del Sociale di Ragusa e Coordinamento Lavoratori Agricoli ci siamo occupati non solo dell’aspetto prettamente sindacale di questi lavoratori ma anche del loro disagio abitativo e sanitario. Per noi fare sindacato vuol dire combattere per il diritto ad un lavoro dignitoso, ad una abitazione dignitosa, al rispetto e all’integrazione degli individui, al superamento del precariato e della disoccupazione. Per questo siamo intervenuti nella baraccopoli di Cassibile per invitare i lavoratori allo sciopero nazionale che abbiamo fatto nel mese di giugno: contro questa falsa regolarizzazione, per il diritto ad un permesso di soggiorno scollegato dal lavoro e che possa dare a questi lavoratori la possibilità di accedere alle cure mediche, ad affittare una casa, a vivere dignitosamente. Ci siamo anche schierati contro la proposta di mantenere il ghetto di Cassibile munendolo di case di legno: per noi i ghetti vanno chiusi, non abbelliti. Anche nella fascia trasformata continueremo a denunciare i padroni che continuano ad arricchirsi sfruttando per pochi euro migliaia di lavoratori e nello stesso tempo, come Federazione del sociale, apriremo un’interlocuzione con i comuni per chiedere sostegno e misure concrete in favore dei lavoratori agricoli, dei precari e dei disoccupati della nostra provincia…”.

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