UCCISE LA MOGLIE PER POI NASCONDERLA NEL BORSONE: ERGASTOLO

L’operaio marocchino si dichiara innocente ma le telecamere di sorveglianza inchiodano l’uomo che avrebbe ammazzato la moglie perché Souad avrebbe chiesto la separazione

Souad Alloumi. Il cadavere non è stato mai ritrovato.

BRESCIA – Condannato all’ergastolo l’operaio marocchino che aveva ucciso la moglie connazionale per poi nascondere il cadavere dentro un sacco prima di farlo sparire per sempre. Le immagini riprese dalla videosorveglianza di un bar attiguo all’abitazione della coppia hanno inchiodato Abdelmjid El Biti, 51 anni, ex operaio, alle sue responsabilità.

Souad Alloumi. Il cadavere non è stato mai ritrovato.

Nei filmati finiti tra le prove in corte d’Assise si vede l’uomo, la sera del 3 giugno 2018, mentre trascina un borsone nel cortile di casa. In quell’involucro c’è la moglie Souad Alloumi, 38 anni, uccisa perché voleva separarsi dal marito diventato geloso e violento anche con i due figlioletti davanti ai quali i litigi ed i maltrattamenti non si contavano più.

Souad con la figlioletta che ha disegnato l’ultimo litigio fra genitori e due sacchi scuri.

Una seconda prova, altrettanto importante per i magistrati giudicanti, è stato un disegno realizzato dalla figlia di Souad e Abdelmjid nel quale, durante la raffigurazione di un litigio fra i genitori, la piccola disegna una valigia e due sacchi neri dei quali uno soltanto verrà rinvenuto. La bella Souad spariva dalla circolazione il 3 giugno dell’anno scorso. Il 4 mattina il marito ne denunciava la scomparsa alla polizia dopo che i suoi due figli avevano chiesto aiuto ad una coppia di indiani non vedendo più la mamma in casa. Servizi sociali e squadra Mobile si attivavano subito non credendo alla versione dei fatti fornita dall’uomo anche a seguito dei suoi precedenti. Abdelmjid, infatti, era stato denunciato da Souad un paio di volte per violenze fisiche e maltrattamenti e l’uomo era stato raggiunto dal provvedimento giudiziario di non vedere i figli e di non avvicinarsi alla moglie che, nel frattempo, aveva chiesto la separazione. Alcuni giorni dopo l’uomo veniva arrestato con l’accusa di omicidio volontario e catturato con in tasca 8.000 euro ed i passaporti dei suoi figli con i quali avrebbe tentato la fuga nel suo Paese. La ricostruzione degli inquirenti non lasciava adito a dubbi e l’uomo finiva in galera grazie ai gravi indizi di colpevolezza raccolti dalla squadra Mobile di Brescia coordinata dal Pm Maria Cristina Bonomo.

L’uomo si proclamava innocente ma le sue controdeduzioni, dopo giorni di silenzio, non convincevano nessuno. L’ex operaio di fonderia non intendeva separarsi dalla moglie. Constatata la determinazione di Souad l’uomo decideva di farla fuori probabilmente nella loro stessa abitazione per poi trascinarne il cadavere dentro il cofano della vecchia Mercedes che sarebbe servita per trasportare il corpo senza vita della donna in un luogo sicuro dove nessuno l’avrebbe ritrovata.

Il cortile di via Milano 138 dove si è consumato il delitto. Nel mezzo della foto si vede il retro del bar Le Rose dove è installata la telecamera.

Il capo della Mobile Alfonso Iadevaia, poi trasferito a Catanzaro, e lo stesso Pm Maria Cristina Bonomo protendevano per un piano criminoso ben congegnato e, in parte, ben riuscito se non fosse stato per le telecamere del bar e di alcuni particolari che hanno incastrato il marocchino. L’uomo, infatti, dieci giorni prima della scomparsa della donna, era stato visto uscire dall’appartamento di via Milano 138 mentre riportava i figli in casa intorno alle ore 23.

Tre ore dopo, alle 2 di notte, l’uomo veniva inquadrato dalle telecamere mentre passeggiava in cortile asciugandosi più volte il sudore per poi rientrare nell’appartamento. Alle 5 del mattino El Biti, vestito da muratore, veniva ripreso ancora una volta dagli occhi elettronici mentre trascinava un grosso borsone nero verso la sua vecchia Mercedes per poi uscire fuori dal cortile non prima di aver spostato una bici che impediva il passaggio della sua auto. Una volta a bordo del mezzo l’uomo si sarebbe diretto nella sua abitazione provvisoria di Seniga. Il tutto in tre ore di tempo. In quell’intervallo la povera Souad sarebbe stata uccisa e rinchiusa nel borsone forse ancora ferita ma viva per poi essere trasportata chissà dove.

il disegno della bambina con il litigio fra genitori, il padre che dice alla madre vai in camera e a dx in basso i due borsoni.

Il giudice Roberto Spanò, sulla scorta di queste prove, condannava l’uomo all’ergastolo. Secondo gli avvocati difensori nel processo non si è adeguatamente indagato sulla volontà della donna di fuggire dal marito per sottrarsi alle sue violenze. Per la difesa ci sarebbe stata una seconda via d’uscita non inquadrata dalle telecamere che hanno sempre ripreso l’uomo ma mai la moglie. 

Abdelmjid El Biti prima della sentenza.
Abdelmjid El Biti prima della sentenza.
il Pm Maria Cristina Bonomo che ha chiesto ed ottenuto l’ergastolo per il presunto assassino.
Ghannou e Hassan Alloumi, di 62 e 65 anni, genitori della vittima. Furono loro a consigliare la figlia di denunciare il marito violento.