TRIESTE – LE CELLULE EMETTONO FOTONI. STIAMO BENE QUANDO QUESTE ONDE SONO COERENTI. AL CONTRARIO CI AMMALIAMO.

Il cibo più sano ha l’intensità di luce più bassa ma più coerente, con un progressivo disordine all’aumentare della sua manipolazione. Ci ammaliamo quando le nostre “onde” non sono sincroniche-coerenti.

Trieste – Il biofisico teorico dell’università tedesca di Marburg Fritz-Albert Popp scoprì nel 1970 che tutte le cellule emettono fotoni. Scoprì anche che la fonte era il DNA, da cui l’ipotesi verosimile che cibarsi di alimenti perfettamente vivi, soprattutto crudi (tanto più se ricchi di clorofilla?), permette un accumulo anche dei loro fotoni (anche esporsi al sole?), poi utilizzabili dalle nostre cellule. E’ inoltre ipotizzabile che quell’oltre 90% del DNA senza compiti apparenti, serva a memorizzare dati e produrre fotoni-informazioni.

Il prof. Fritz Albert Popp

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Tanto più complesso è l’organismo, tanti meno fotoni vengono emessi, cosa che accade anche se siamo in buona salute. Se ne potrebbe dedurre che in linea generale un’organizzazione evoluta o comunque sana ha meno bisogno di essere regolata tramite i fotoni. In un esperimento, egli paragona la luce proveniente da uova di galline allo stato libero, con quelle di galline in batteria, dove nelle prime è molto più coerente-ordinata che nelle seconde. Il cibo più sano ha l’intensità di luce più bassa ma più coerente, con un progressivo disordine all’aumentare della sua manipolazione. Ci ammaliamo quando le nostre “onde” non sono sincroniche-coerenti (anche da stress?), e quindi il sistema fa aumentare la produzione di fotoni come un diapason che cerca di “riallineare” le cellule disturbate.

Tutte le cellule viventi emettono onde fotoniche.

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La materia è quindi – in accordo anche al pensiero di Rubbia (Nobel 1984) – subordinata a processi energetici di natura elettromagnetica che gestiscono in tempo reale lo stato di organizzazione dei tessuti. Dagli studi di Popp emerse anche che tale risonanza d’onda-fotoni, non era usata solo per comunicare all’interno del corpo ma anche tra viventi, come gruppi di pesci o di stormi di uccelli, creando una coordinazione perfetta  e istantanea. La ricerca sulle piante con capacità terapeutica sulle malattie degenerative peggiori dette un solo risultato positivo: il vischio (usato a questo scopo nella medicina antroposofica), che sembrava aiutare il corpo a “ri-socializzare” le emissioni di fotoni delle cellule impazzite.

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