TRAPANI – LA SICILIA BRUCIA: SI FA LA CONTA DEI DANNI COME OGNI ANNO. IN FUMO OASI E RISERVE.

Gli incendi di oasi e riserve sono ricorrenti in Sicilia. Ogni anno vanno in fumo centinaia di ettari di territorio senza che venga posto in essere un concreto piano di contrasto alla mafia dei roghi.

Trapani – La Riserva naturale dello Zingaro è un territorio che ricade tra i comuni di Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo, nella provincia di Trapani. Istituita nel 1981, prima in ordine di tempo nella Regione, la Riserva conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, e meta ogni anno di tantissimi turisti, è un’area protetta gestita dall’azienda regionale Foreste Demaniali della Regione Sicilia. Non è facile spiegare, a chi non è mai stato in quell’area, la bellezza dell’oasi e quale scempio sia stato perpetrato dai roghi sino ad oggi. Piccole baie lastricate da ciottoli lisci e candidi, la vegetazione che si protende sino alla spiaggia e lambisce l’acqua, i colori del mare che variano dall’intenso azzurro, al turchese, al verde oliva. La palma nana presente in tutta la zona, le case coloniche costruite sulla roccia, i rifugi, i sentieri, le calette, le spiagge, i carrubi, gli ulivi, i frassini e i fusti da sughero.

Un territorio naturale e ricco di biodiversità scelto da una quarantina di specie di uccelli che vi nidificano, sette chilometri di costa incontaminata, fondali limpidi e ricchi di fauna acquatica. In poche parole un vero paradiso in terra. Nella notte tra il 29 e il 30 agosto, nonostante il tempestivo intervento dei Canadair, è stata interamente devastata dal fuoco ad eccezione di un piccolo lembo, la “Tonarella del Luzzo”.

Quasi sicuramente l’origine dell’incendio è di matrice dolosa e già nel 2012 le fiamme avevano sconvolto la riserva. La metodologia, a ridosso di cambiamenti climatici avversi; la simultaneità dell’evento con la zona di Altofonte nel Palermitano e altri punti dell’isola; i diversi focolai a favore del vento, per far sì che il fronte di fuoco fosse maggiormente ampio; fanno pensare che dietro ci siano la regia e i turpi interessi di un’organizzazione criminale. Dietro questi gesti si nascondono gli interessi malavitosi, il racket del rimboscamento o le speculazioni edilizie. A volte però i sodali dell’ecomafia appiccano il fuoco non solo per un preciso e determinato interesse ma anche solo per dimostrare la loro determinazione nel decidere le sorti del territorio e la loro supremazia sui luoghi.

Una sorta di “decido io cosa si possa o non si possa fare”, così la malavita riafferma il diritto a stabilire le regole dei propri affari illeciti spesso con la complicità delle istituzioni e di chi quelle stesse leggi dovrebbe farle rispettare. Adesso che il fuoco è stato spento si fa la conta dei danni. Non tanto di quelli economici quanto di quelli ambientali, faunistici e idrogeologici. Centinaia di ettari di macchia mediterranea sono stati letteralmente annientati. Occorrerà parecchio tempo per fare rinascere la natura. Per far dimenticare a chi si reca in quella zona sin dall’infanzia, ma anche ai turisti attirati dalla bellezza dei luoghi, il dolore e il senso di smarrimento provato vedendo in tv, o sui social, le immagini della tragedia.

La metà della Riserva è andata distrutta                                                                                                               Foto Meridionews.it

Franklin Roosevelt scriveva:“Un paese che distrugge il suo suolo distrugge sé stesso”. Quando avvengono simili episodi la colpa e il fallimento degli enti preposti al controllo e alla tutela è sotto gli occhi di tutti. La natura aveva creato un’oasi protetta irripetibile, l’uomo aveva il preciso compito di proteggere la bellezza di quella terra non di distruggerla. Non rimane che sperare che gli autori dell’ignobile gesto possano essere identificati e condannati. Stessa cosa per tutte le altre aree verdi isolane che, ogni anno, sono sotto assedio dei piromani specie nei medi estivi. La Sicilia brucia da anni e anni senza che nessuno se ne sia occupato seriamente.

 

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