TRAMORTITA DI BOTTE, ACCOLTELLATA E BRUCIATA

La vittima è stata attirata in un agguato studiato a tavolino. Uno dei casi di femminicidio più efferati che hanno dimostrato quanto poco può valere una vita umana davanti al rancore e all’invidia di una coppia di aguzzini. I parenti della vittima attendono con ansia la condanna della donna che avrebbe dato manforte all’assassino condannato a 30 anni.

La vittima Nicoletta Indelicato.

MARSALA – Trent’anni di carcere, 300mila euro di provvisionale e interdizione perpetua dai pubblici uffici per l’assassino di Nicoletta Indelicato, la casalinga di 25 anni ammazzata e bruciata il 17 marzo dell’anno scorso. Il Gup di Marsala, Francesco Parrinello, al termine del processo con rito abbreviato, sentite le requisitorie del Pm Maria Milia e della difesa dell’imputato, ha inferto il massimo della pena detentiva e interdittiva a Carmelo Bonetta, 35 anni, maestro di ballo, reo confesso dell’omicidio della povera ragazza siciliana. L’amante del ballerino, Margareta Buffa di 30 anni, imputata del medesimo reato è ancora sotto processo in Corte d’Assise ed arriverà a giudizio fra non molto.

Margareta Buffa

Bonetta aveva ammesso l’omicidio e tre giorni dopo la scomparsa della vittima l’uomo aveva portato in contrada Sant’Onofrio, alle porte di Marsala, i carabinieri che rinvenivano il corpo semi carbonizzato della bella giovane all’interno di un vigneto. Margareta e Nicoletta si erano incontrate in un bar del centro storico di Marsala dove avevano parlato della loro situazione sentimentale con il ballerino di merengue per poi salire a bordo dell’auto di Buffa e dirigersi fuori dal paese.

l’assassino Carmelo Bonetta.

Bonetta, all’insaputa di Nicoletta, si era nascosto nel cofano dell’auto e quando le ragazze erano giunte nel vigneto di contrada Sant’Onofrio, avevano iniziato a litigare. Durante il violento alterco il ballerino saltava fuori dal bagagliaio e iniziava a colpire con calci e pugni la povera Loredana che, una volta tramortita, veniva colpita da una decine di coltellate sferrate dall’ex fidanzato e dalla nuova compagna dell’uomo. Il ballerino assieme a Margareta Buffa, di origini rumene, cospargevano di benzina il cadavere di Nicoletta e le davano fuoco con un accendino. Poco dopo, però, le fiamme si spegnevano ma i due complici erano già distanti.

il vigneto di contrada Sant’Onofrio dove si è consumata la tragica vicenda.

Bonetta e Buffa, infatti, per allontanare da loro qualsiasi sospetto, erano tornati nelle rispettive abitazioni dove si sarebbero cambiati scarpe e indumenti per poi darsi appuntamento in una discoteca di Castelvetrano, nel trapanese, dove i due “innamorati” si facevano notare insieme da numerosi amici comuni. Mentre i due amanti si dirigevano in discoteca Bonetta gettava dal finestrino della Lancia Y10 il coltello utilizzato per uccidere Nicoletta e si preoccupava di non lasciare tracce di sangue su vestiti e interni auto. Un giorno prima della confessione di Bonetta i carabinieri avevano invitato l’uomo e la sua nuova fiamma presso la locale caserma dove i militari, in sala d’attesa, intercettavano una frase della donna ed una riposta dell’uomo che non lasciavano dubbi:

”…Non si deve trovare il corpo, ok?, capiscimi… Da qui voglio uscire con la mia auto e la mia vita – diceva Margareta Buffa – mentre Bonetta, forse intuendo la presenza di microspie, rispondeva:”…Stai zitta…”.

Il colonnello del Ris Carlo Romano.

Il maestro di merengue, però, non era riuscito a pulire bene l’auto e durante il processo quel particolare investigativo diventava determinante per la condanna del ballerino:

”…Nel tappetino del bagagliaio – aveva riferito al Gup il colonnello del Ris Carlo Romano  – è stata riscontrata la presenza di tracce di sangue di Nicoletta Indelicato… Nell’abitacolo dell’auto, la Lancia Y di Margareta Buffa, abbiamo riscontrato la presenza di tracce di sangue riconducibili alla vittima e all’imputata…”.

Il tribunale di Marsala dove è stata inflitta la sentenza di condanna al reo confesso Bonetta.

Margareta e Nicoletta si conoscevano da molti anni ed avevano vissuto la propria comune esperienza di vita all’interno di famiglie adottive che le avevano trattate come figlie naturali. Poi il rapporto fra le due giovani si sarebbe incrinato proprio per causa di Carmelo che, con la complicità di Margareta, aveva deciso di sbarazzarsi del terzo incomodo per vivere la loro storia d’amore. Durante il processo a Margareta Buffa il maestri di ballo era stato chiamato a testimoniare. Durante l’interrogatorio l’uomo ammetteva la complicità della sua amante:

”… Ho accoltellato Nicoletta e poi ho passato il coltello a Margareta – dichiarava sotto giuramento l’assassino – anche lei ha inferto alcuni fendenti. Poi abbiamo tentato di bruciare il corpo con la benzina…”.

Al termine della dichiarazione il teste aveva accusato un malore in aula ed era stato trasferito all’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani.