TIRIAMO LE SOMME. A CURA DI DANIELE ROMANO

Abbiamo tutti il dovere di ricostruire pacificamente, dalla serietà dell’informazione, alla sincerità dei direttori generali dei ministeri, dei tecnici e dei politici. Il tempo è scaduto. Per i pinocchietti non c’è futuro, se vogliamo averlo noi.

Tiriamo le somme di questo anno, con lo spirito buono di una lettera augurale. I risvolti positivi e negativi, che comunque ci hanno insegnato molto. Il 2020 è stato nella prima metà l’anno della paura. Di ammalarci, di perdere il lavoro o di non trovarlo più, di non incontrare più i nostri cari e gli amici, di rinunciare ad ogni status di benessere, livellati tutti dalle misure pandemiche.

Speravamo in cuor nostro fosse un’epidemia, non è stato così. Anche se l’esperienza dei medici, proibita improvvidamente nel primo semestre, ci ha rassicurato dimostrandoci che la malattia è curabile con i farmaci convenzionali e con una buona assistenza domiciliare che può farci risparmiare numerosi ricoveri. 

Il governo è stato preso dal panico, secretando scenari apocalittici che, dopo la “spagnola”, non si sono mai provvidenzialmente avverati com’è già accaduto con la Sars, suina, blue tongue, e aviaria. Ci sarebbe servito un governo padre rassicurante, che ci avrebbe dovuto chiedere regole in cambio di assunzioni di responsabilità concrete, per trainare la nazione fuori dal marasma con perdite sociali ed economiche minori. Così non è stato, purtroppo. Non ci sono più i padri salvatori della Patria.

Solo tatticismi per difendersi o mantenere più a lungo le poltrone. Di tutti, nessuno escluso, anche dell’opposizione silente. Il nodo della ricostruzione della sanità italiana è ancora senza risposte. Le misure prese sono irrisorie. È tempo di pagelle e di esami, con bocciature senza possibilità di appello.

Si fa ancora poco, troppo poco, per la sanità italiana

Come giornale non abbiamo mai cavalcato il terrore per avere facili lettori. Equilibrio, misura, responsabilità nell’informazione quotidiana. Senza pifferi e tamburi, abbiamo cercato di stabilire con il lettore un patto di rispetto, arrivando a conclusioni sempre e solo in maniera fondata, dopo fatti e comportamenti ripetuti inequivocabilmente.

Da informazione libera, senza ricchi padroni, abbiamo cercato sempre di rispettare chi ci legge, senza tendergli le trappole scandalistiche di infondati titoli urlati. Puntuali, senza sconti e piaggerie per nessuno. Chi vuole andare a dirigere il Paese, se ne assuma la responsabilità. Non è più tempo di propaganda e di paura.

Ora abbiamo tutti il dovere di ricostruire pacificamente, dalla serietà dell’informazione, alla sincerità dei direttori generali dei ministeri, dei tecnici e dei politici. Il tempo è scaduto. Per i pinocchietti non c’è futuro, se vogliamo averlo noi.

 

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