TELECAMERE E RADIOALLARMI PER LA DIFESA DEI MEDICI

Nelle guardie mediche e nei pronto soccorso i medici sono esposti alle violenze di pazienti “pericolosi” e di utenti insofferenti. In provincia di Catania installate misure di protezione

Ospedale San Giovanni Bosco luogo dell’aggressione.

NAPOLI – La rabbia della gente contro i medici che non sono assolutamente responsabili di disservizi e mancanze nella sanità pubblica. Le aggressioni ai camici bianchi e ai mezzi di soccorso sono aumentate e nei primi giorni del gennaio scorso, nella sola Napoli, si sono contati ben tre medici feriti, un infermiere contuso e un’ambulanza colpita da un petardo la cui esplosione ha fatto perdere l’udito al medico di guardia. Aggressioni anche a Sassari, Crotone, Viterbo e Milano. Il ministro dell’Interno, Luciana La Morgese, ha stabilito l’installazione di telecamere di sorveglianza dentro le ambulanze ed i luoghi a rischio dove operano i sanitari mentre si attende che le aggressioni contro i medici diventino un reato grave.

La dottoressa Alessandra Tedesco.

A Napoli, cui spetta il triste primato del maggior numero di violenze in danno di operatori sanitari, la locale procura della Repubblica ha istituito un pool di magistrati che stanno indagando sulle oltre 100 aggressioni perpetrate nel 2019 (fonte Nessuno tocchi Ippocrate, associazione di promozione sociale) e su quelle, una decina, consumate nei primi giorni del 2020. La prima violenza è avvenuta davanti all’ospedale San Giovanni Bosco dove un paziente psichiatrico in escandescenze strattonava e insultava una dottoressa del 118 che veniva sottratta alle attenzioni del mentecatto dagli stessi parenti del malato senza ulteriori conseguenze:

il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

”…Lo avevo portato dentro per il colloquio con la collega psichiatra – racconta la dottoressa Alessandra Tedesco – ma il paziente è riuscito ad eludere ogni controllo tentando la fuga. L’ho visto correre dunque l’ho rincorso ma lui mi ha afferrata per un polso trascinandomi verso l’ambulanza. Mi sono liberata con forza e poiché ho visto che ero da sola, gli ho dato le spalle per scappare dentro il nosocomio, lui mi ha afferrata per la giacca facendomi perdere l’equilibrio. Per fortuna i parenti del malato e degli altri ricoverati mi hanno aiutato a rialzarmi e mi hanno difeso da ulteriori attacchi…”.

Un’altra dottoressa è stata centrata in pieno volto da una bottigliata sferrata da un altro ricoverato poco dopo la mezzanotte del 31 dicembre presso l’ospedale civico sempre a Napoli mentre un’ambulanza del 118 è stata centrata da un petardo il cui scoppio ha causato la perdita dell’udito da parte del medico a bordo. Ma se il petardo avesse centrato la bombola dell’ossigeno automontata le conseguenze sarebbero state terribili. Un’altra dottoressa sarebbe stata aggredita al Pellegrini da un altro paziente psichiatrico, molta paura e solo qualche graffio da parte del coraggioso camice bianco che ha saputo tenere testa al malato violento:

l’ambulanza di Sassari centrata in pieno da un petardo ad alto potenziale.

”…Si è trattato di uno strattone da parte di un paziente affetto da turbe psichiche a un’operatrice sanitaria del 118 – spiega Ciro Verdoliva, direttore generale dell’Asl Napoli 1 – nello stigmatizzare ogni forma di violenza, è necessario distinguere però le aggressioni da quegli episodi che per loro natura sono fisiologici quando si ha a che fare con un certo tipo di pazienti e per chi fa questo mestiere. Ritengo necessario non rincorrere ogni singolo episodio per evitare allarmismi continui, anche perché tutti gli organi competenti hanno già attivato e anche ulteriormente programmato a breve termine tante azioni necessarie per affrontare il fenomeno…”

Ciro Verdoliva.

Gli operatori del 118, però, da anni invocano maggiore sicurezza nel loro lavoro e la possibilità di essere difesi in maniera concreta:

”…Penso che dobbiamo evitare inutili allarmismi –aggiunge Giuseppe Galano, direttore del 118 – anche per prevenire il rischio emulazione da parte di certi soggetti, soprattutto tra i più giovani, che sentendo dare enfasi a questi episodi possono essere tentati dal fare altrettanto. Più che fare allarmismo, dobbiamo far capire alle persone che noi stiamo lì per aiutarle e che facciamo il nostro lavoro con passione e dedizione nell’interesse della comunità…”.

Il giorno dell’Epifania un gruppo di giovinastri ha costretto l’equipaggio di un’ambulanza del 118, appena giunta presso l’ospedale Loreto Mare, ad intervenire per un loro amico che lamentava dolori al ginocchio. I carabinieri stanno indagando sull’aggressione e avrebbero identificato gli stessi giovani che poco prima erano entrati nel pronto soccorso pretendendo assistenza. Del resto anche le guardie mediche, specie quelle ubicate in zone disagiate, sono tutte a rischio.

Giuseppe Galano.

A Trecastagni, in provincia di Catania, nel settembre del 2017 era stata stuprata la sanitaria di turno. Nel comprensorio di competenza dell’Asp etnea, sono state installate telecamere, videocitofoni, porte blindate e rilevatore di Gps portatile oltre a sistemi di telecomunicazioni muniti di registratore delle chiamate entranti. In altre parti d’Italia i camici bianchi si attendono il medesimo trattamento.

Il dottor Francesco Bossio, nella foto, era andato a comunicare la morte di un paziente ai parenti e si è ritrovato con un trauma cranico e addominale. Il dottor Bossio, medico anestesista presso l’Ospedale San Giovanni di Dio di Crotone, è stato picchiato dai familiari del defunto e adesso si trova nel reparto Chirurgia dello stesso nosocomio dove lavora. Il professionista non ha sporto denuncia per non aggiungere altro dolore alla tragedia.
all’ospedale Belcolle di Viterbo i medici protestano per l’aggressione ad un sanitario accaduta nei primi giorni dell’anno.