SPORT DANNI INCALCOLABILI. RIPARTENZA A RISCHIO

Per l'intero indotto sportivo i danni sono talmente alti che non è possibile fare stime. La ripartenza sarà difficilissima e raggiungere quote di sopravvivenza ancora più improbabile. Previsti migliaia di licenziamenti.

L'indotto sportivo ha subito danni incalcolabili.

Ma esiste ancora lo sport? Si scherza ovviamente, anche se, di questi tempi, le pratiche sportive sembrano andate in letargo in attesa di momenti migliori. Come sappiamo, in Italia, l’autorità statale ha disposto il blocco totale dal 9 marzo. Nella sospensione sono rientrate anche le attività agonistiche e non, come riportato nel relativo Dpcm: “Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati”. In attuazione di tale disposizione e del proseguimento del blocco, le federazioni delle singole discipline si sono accordate per l’interruzione definitiva di qualsiasi attività e la conseguente conclusione della stagione sportiva in corso. Nella maggior parte dei casi questo si è tradotto in un congelamento di classifiche e punteggi. Tale sorte è toccata prima al rugby (fermo definitivamente dal 27 marzo), poi alla pallacanestro (7 aprile) e ancora alla pallavolo (10 aprile).

Palestre vuote dall’8 marzo scorso. Riapriranno tutte?

Tra le eccezioni del settore, ancora in fase di stallo, troviamo invece il calcio (con particolare riferimento alle massime competizioni, nazionali e internazionali), il Motorsport (tra cui MotoGP e Formula 1), il tennis e il ciclismo. Gioco forza il fattore economico: questi movimenti sperano che la situazione si evolva a tal punto da poter consentire il ritorno all’attività ed arginare così, anche solo in parte, il passivo finanziario che stanno subendo. Fermo restando che, anche in caso di un’ipotetica ripresa, dovranno essere approntate ingenti norme di sicurezza a tutela degli atleti e del personale coinvolto. Alcune personalità dello sport si sono espresse in merito ai risvolti economici. Ross Brawn, direttore amministrativo della F1, ha dichiarato che “la dimensione di quello che stiamo vivendo è enorme”. “… La F1 è un’azienda le cui squadre si reggono sugli introiti delle gare” spiega l’ex uomo Ferrari “ma stiamo già pensando a come ricollocare le date perse…”.

Il motociclismo, altro settore sportivo con perdite spaventose.

Sul tema si è esposto anche Thomas Bach, presidente del Comitato olimpico. Ricordiamo infatti che, a causa dell’emergenza in corso, grandi competizioni come gli Europei di calcio e gli stessi Giochi di Tokyo sono stati posticipati di un anno. Il tedesco ha subito precisato che un altro rinvio non sarà ammissibile per l’impossibilità, da parte del governo giapponese, di gestire a oltranza tutte le infrastrutture impegnate per l’evento. Poi si è soffermato sulla decisione: “… Il Comitato olimpico è assicurato in caso di cancellazione ma non di rinvio…” anche se “… la cancellazione non è mai stata un’opzione…”. Il numero uno dei Giochi infine ha rivelato che le spese aggiuntive saranno nell’ordine di diverse centinaia di milioni di dollari. Cifre queste che saranno prodotte da Tokyo in condivisione con il CIO.

A sostegno del comparto sportivo italiano il governo si è già mosso con l’approvazione del decreto Cura Italia del 17 marzo, garantendo appoggio alle associazioni sportive, ai loro dipendenti, agli autonomi e ai collaboratori. Per le prime è stata attuata la sospensione delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali, dei premi per l’assicurazione obbligatoria fino al termine di maggio. A tutti i dipendenti del settore è stata concessa la cassa integrazione in deroga. Mentre per la categoria dei collaboratori, alla stregua di quanto disposto per qualsiasi lavoratore autonomo, è stato accordato l’indennizzo di 600 euro. Stanti questi primi propositi, il ministro Spadafora ha recentemente dichiarato che ci saranno ulteriori provvedimenti, che verranno inseriti all’interno del relativo Dpcm di aprile. Intanto è arrivata la comunicazione che Sport e salute S.p.A. emetterà come anticipo una somma di 70 milioni a disposizione delle federazioni, con la quale queste ultime cercheranno di salvaguardare il benessere di tutte le piccole realtà che le compongono. In attesa, dunque, che si decida se si potrà ripartire dal 4 maggio, si preannunciano ancora tempi difficili, ambiente sportivo non escluso.