SICILIA: MUSUMECI AVANTI ADAGIO…

Per il governatore non si deve forzare la situazione che sembrerebbe volgere al bel tempo. Occhio però ai contagi che si renderanno palesi la prossima settimana. Su questi numeri si giocherà la partita del ritorno alla normalità.

Palermo – In Sicilia il Covid-19 è più insidioso di qualunque alleato politico, pertanto meglio attendere qualche settimana prima di aprire ulteriori attività economiche, per verificare se i contagi aumentano o rimangono in costante diminuzione. Per adesso nella Regione Sicilia è meglio non forzare e rinviare anche il confronto politico un po’ con tutti. Non si sa mai, afferma con sarcasmo qualche esponente politico della maggioranza che vuole rimanere nell’anonimato:

“…Le cose non sono messe tanto male, così ampliare la compagine governativa permettendo l’ingresso della Lega, potrebbe non portare bene – dice di spalle il nostro interlocutore – visti i precedenti anatemi di non lontana memoria lanciati dallo stesso partito ai tempi dell’ onorevole Bossi. Un po’ di scaramanzia non nuoce alla salute…”.

Bisogna stare alla finestra, aspettando che tutto si calmi ed ogni contaminazione, sanitaria e politica, sia esclusa. Così, al momento, l’eventualità che il presidente Musumeci faccia pressioni al Governo nazionale e chieda una più veloce ripartenza è rinviata almeno fino al 18 Maggio. Il livello dei contagi, peraltro, è così basso che pur potendolo fare, il presidente della Regione Sicilia non vuole rischiare ed assumersi la responsabilità di un eventuale aumento della contaminazione.

Bar e parrucchieri dopo il 18 maggio. Forse.

Per Musumeci è tutto chiaro: “…i negozi al dettaglio, i barbieri, i parrucchieri e i centri estetici sarebbero dovuti ripartire già da questa settimana, magari con regole strettissime, ma le indicazioni giunte da Roma, però, al momento prevalgono – aggiunge il Governatorenon ho mai fatto una ordinanza non compatibile, a parte qualche piccola forzatura, con le disposizioni dell’unità di crisi nazionale, pertanto attualmente meglio chiedere al governo il rispetto delle linee generali all’interno delle quali tutti i governatori concordano di riaprire in base alle esigenze dei territori. Sono convinto che da Roma arriverà il disco verde che consentirà di muoverci in base alla curva epidemiologica dei nostri territori. Vogliamo attenerci alle linee generali del governo anche perché il controllo sanitario sta in capo allo Stato, guai a pensare che la partita sia vinta perché il virus è ancora in Sicilia…”.

Migliaia le imprese che hanno ripreso il lavoro ma altrettante hanno chiuso i battenti.

Inutile anticipare i tempi se per esempio, secondo quanto ha affermato il Ministro Boccia, parrucchieri, estetisti, bar e ristoranti, possono con molta probabilità iniziare a lavorare, con precauzione, dal 18 maggio. Bisogna stare attenti ed evitare che la gente abbassi la guardia e pensi che il virus sia stato debellato. I controlli devono continuare per vigilare sul rispetto delle ordinanze regionali e nazionali. Ma al di là di ogni controllo è necessario che il cittadino agisca secondo il buon senso, sapendo che ancora la partita non è vinta e che a beneficiare delle cautele che si adottano sono tutti indistintamente. Avere ancora paura per questo virus, sconosciuto, che ha turbato il mondo è utile e necessario per evitare una ulteriore e più grave pandemia.

I dati di Unioncamere non sono confortanti.

Nelle ultime due settimane oltre 6.000 imprese sono già ripartite in tutta la Sicilia, presentando alle prefetture la sola comunicazione di ripresa dell’attività. Numero che si va a sommare alle 44.800 attività che già potenzialmente potevano restare aperte per garantire i servizi minimi alla popolazione. Fra quelle individuate dal decreto del presidente del Consiglio non tutte, però, hanno deciso di continuare a lavorare per causa della riduzione drastica della clientela preferendo chiudere per evitare ulteriori perdite e costi aggiuntivi. Fino ad oggi in Sicilia hanno riaperto i battenti il 10% delle 466mila imprese censite da Unioncamere Sicilia al 31 marzo. Quasi 800 le autocertificazioni arrivate sul tavolo del Prefetto di Catania Sammartino, 786 quelle vagliate dal Prefetto di Palermo De Miro. Diverse però le attività bloccate dalle due prefetture siciliane. Per scongiurare realmente il Covid-19 è necessario, comunque, mantenere ancora elevato lo stato di allerta.