SENZA SOLDI ALTRO CHE BUONA SCUOLA

Il governo Conte ha le braccine corte, inevitabili i disagi per docenti e discenti

scuole senza soldi

“Avanti, adagio…. quasi indietro” è lo slogan dell’anno scolastico appena iniziato che si avvia a celebrare 20 anni di autonomia.
Si rinnova il medesimo copione e riappaiono le problematiche emergenti che registrano carenze di personale disagi e disfunzioni. Organizzativi e strutturali. Mancanza di aule e di arredi; di sale e di servizi per la mensa; di personale addetto all’assistenza dei disabili.

Anche i nuovi dirigenti sono stati nominati “con riserva” a causa di un concorso mal gestito che ha prodotto un mare di ricorsi e molteplici irregolarità.

Numerosi sono i supplenti a tempo determinato che sostituiscono i 15.371 docenti andati in pensione beneficiando della “Quota 100” e, ancorché il ministro elenchi numeri elevati di nuovi assunti, non sono sufficienti al fabbisogno delle scuole.
Molte classi, dopo un mese di vuoto, cominciano adesso ad avere dei supplenti, e sono ancora numerosi i docenti di sostegno senza titolo a svantaggio dei disabili, bisognosi di particolari e specifiche attenzioni.

Il tanto sbandierato beneficio della “buona scuola”, che ha ampliato il numero dei docenti con l’organico di potenziamento, si è rivelano inefficace e poco produttivo ai fini dell’ampliamento dell’offerta formativa, poiché i docenti sono spesso utilizzati per supplenze temporanee o per il sostegno, anche se privi del titolo di specializzazione.

Dove va la scuola? E’ rimasto indelebile nell’immaginario collettivo lo slogan a tre parole della prima campagna elettorale di Tony Blair: “Education, education, education!”
Proprio quest’anno che doveva essere l’anno dell’Educazione Civica sono state assopite le annunciate innovazioni educative che avrebbero segnato un passo avanti nel valorizzare la dimensione educativa della cittadinanza attiva e responsabile, rimasta spesso trascurata.

scuola e governo conte

La Buona Scuola prevedeva che, dopo aver vinto il concorso e prima di veder sancito l’incarico a tempo indeterminato, i futuri insegnanti seguissero un percorso formativo di tre anni di teoria e tirocinio in aula.
Tutto ciò è rimasto lettera morta e il disagio degli studenti è ancor più gravato dalla difficoltà dei docenti che fanno fatica a gestire le classi, spesso mal composte e “difficili” ai fini di un’azione educativa efficace.

La scuola di oggi non può restare affidata alla bravura del singolo docente, ma richiede un lavoro di équipe nella programmazione e realizzazione della didattica e nella valutazione e tutto ciò sollecita la valorizzazione della lettera “C”: collaborazione, coordinamento, cooperazione, codecisione, convergenza educativa.
A vent’anni dall’entrata in vigore del Regolamento dell’autonomia (DPR 275/1999), si registra come la cultura autonomistica stenta ad essere vitale e funzionale per una qualità di efficienza del servizio scolastico.

Tante norme sono state dirottate ad una prassi sterile e infruttuosa ed anche l’alternanza scuola lavoro ha modificato non solo la sigla in PCTO (Percorso per le Competenze Trasversali e Orientamento), ma anche i tempi e l’efficacia che ci si auspicava.
Tanti progetti e risorse europee, che avrebbero dovuto segnare il rilancio della scuola, sono rimasti appannaggio solo di alcune realtà di eccellenza, che brillano nell’universo scolastico, ma la grande massa rimane nell’ombra.

Registrare ancora scuole insicure, carenze di strutture e di spazi per le attività sportive, la refezione scolastica e la didattica digitale, è segno che né i Governi, né l’autonomia hanno salvato la scuola.

L’equiparazione degli stipendi dei docenti con le tabelle delle scuole d’Europa appare una meteora ancora molto lontana, considerate le molteplici pieghe della legge di bilancio.

L’attesa autonomia regionale differenziata, fortemente sollecitata dalle regioni del nord, già pronte a gestire l’innovazione, potrebbe essere la risposta alle molteplici emergenze.
In Sicilia, purtroppo, si raccolgono i cocci di un vaso prezioso quale appunto l’autonomia scolastica regionale, rimasta improduttiva e inefficace, nonostante le molteplici risorse umane di docenti ed educatori eccellenti e le innovative esperienze realizzate.

tagli alle scuole