SE LE SARDINE SONO LA RISPOSTA, ALLORA LA DOMANDA E’ SBAGLIATA

Dopo il Movimento 5 Stelle dei primi anni, dopo le passerelle dei Forconi sulle autostrade e dopo gli incidenti dei Gilet Gialli per le strade francesi, parte da Bologna la nuova trovata della sinistra progressista. Talmente tanto progressista da aver sorvolato in un solo salto la barriera ideologica.

Dopo il Movimento 5 Stelle dei primi anni, dopo le passerelle dei Forconi sulle autostrade e dopo gli incidenti dei Gilet Gialli per le strade francesi, parte da Bologna la nuova trovata della sinistra progressista. Talmente tanto progressista da aver sorvolato in un solo salto la barriera ideologica.

Il movimento delle Sardine – marchio già registrato presso l’UE- si presenta come un collettivo “trasversale” e “apartitico”, nato in opposizione alla Lega di Salvini, che nasconde più un’essenza distruttrice che ideatrice. Le Sardine, come nella maggior parte degli esperimenti spontanei, peccano nella mancanza di una precisa linea politica e cadono vittime del gioco che denunciano: il populismo. La retorica del collettivo si basa su luoghi comuni, facili risoluzioni e la totale mancanza di una lettura del sociale, così come accedeva nei giorni del Vaffaday nelle strabordanti piazze Italiane.

Come succede spesso in queste situazioni, inoltre, le forze egemoni sono già in procinto di assorbire questo movimento, depoliticizzandolo e rendendolo funzionario alle trame di partito.  

Sostanzialmente non si può gridare a gran voce la propria indignazione senza ammettere che Salvini non è il problema principale ma semplicemente la parte più visibile dell’iceberg. Perseverare su questa strada non farà altro che aumentare la fame del pesce cane Salvini, che non avrà nessun problema a far colazione con un gruppo di sardine piccole e disorganizzate.

Per sconfiggere la Lega, e in generale l’ascesa delle destre in Italia, in primo luogo c’è bisogno di capire la natura stessa del consenso. Il successo dei leghisti va ricondotto necessariamente ai demeriti della sinistra. Il progressivo spostamento dei partiti eredi del PCI verso posizioni moderate ha di fatto lasciato le periferie in mano alle destre, le quali si sono trovate davanti un campo estremamente fertile dove seminare l’odio. Il contemporaneo allargamento del concetto di periferia, non più solo una questione spaziale, ha, inoltre, aumentato il bacino elettorale della destra. La sinistra ha traslocato nei quartieri benestanti delle città, ed è diventata la portavoce dei diritti civili più che sociali. La Lega, che anch’essa millanta facili risoluzioni a problemi enormi, non avrà difficoltà ad affermarsi in tutte le regioni italiane se la retorica della “sinistra” si continuerà a focalizzare su problemi superficiali e non percepiti dalle popolazioni dei quartieri subalterni. La guerra a Salvini deve evolversi nella lotta al sistema, la piattaforma sociale deve tornare ad essere quella del contatto umano e non quella virtuale. Pretendere di vincere a in casa di Salvini giocando con le sue stesse carte è più da sprovveduti che da eroi. Fino a quando il cuore del dibattito non tornerà ad essere incentrato sugli stipendi ridicoli percepiti dai giovani; sui problemi abitativi; sulle mancanze di servizi fuori del centro delle città-vetrina; sulle continue delocalizzazioni; sulla selvaggia parcellizzazione e flessibilità dell’impiego, la destra avrà sempre la via facile verso il potere.

Sia il Manifesto delle Sardine che i commenti dei leader del movimento sembrano più un inno hippie che un programma politico, sprezzanti parole d’amore e di fratellanza che da sole non possono abbattere i problemi sociali e strutturali del sistema attuale. Non si può sconfiggere la destra senza accusare la sinistra parlamentare di aver spianato la strada a Salvini e Meloni tramite l’abolizione dell’articolo 18, l’introduzione della legge Fornero o la Buona Scuola di Renzi, che ha di fatto legittimato lo sfruttamento dei minori presso le multinazionali presenti sul territorio.                                     

Mentre tutta Italia parla della Sardine, sul nostro futuro sta per piombare un nuovo tetro presagio targato UE: il MES.

Ai pesciolini, però, non sembra interessare, meglio parlare di Social e accrescere la propria nomea.