SANITA’ CALABRESE A RISCHIO DEFAULT

La Terra che ha dato i natali a Bernardino Telesio, ha subito un lungo processo d’erosione dello “Stato sociale”, riducendo all’osso la capacità delle strutture pubbliche offrendo ai provati, in un piatto d’argento, l’interno comparto sanitario. L’ospedale di Lamezia ha ricevuto l’autorizzazione dalla Regione per le nuove aree di ricezione dei contagiati sintomatici da CoVid-19?

La presunta stanza nel Pronto Soccorso di Lamezia Terme adibita per il sospetto caso di Covid-19

Sebbene la curva dei contagi in Italia stia lentamente decrescendo, commetteremmo un grave errore nel farci prendere da facili entusiasmi e prematuri inni di gioia. Quando la paura per il Covid-19 abbandonerà la nostra quotidianità, rimarranno comunque una montagna di quesiti irrisolti ai quali le istituzioni dovranno rispondere in maniera sincera. L’aggressività del virus si è manifestata con maggiore incisività nel Nord Italia, ovvero la zona più avanzata del Bel Paese e, probabilmente, questa è stata una fortuna nella sfortuna. Ma se la situazione fosse stata capovolta, le regioni del Sud avrebbero avuto le risorse per far fronte alla pandemia? Nello specifico regioni come la Calabria sarebbero state in grado di affrontare una siffatta crisi sanitaria? La risposta è facilmente intuibile: no.

Infatti la Terra che ha dato i natali a Bernardino Telesio, ha subito un lungo processo d’erosione dello “Stato sociale”, riducendo all’osso la capacità delle strutture pubbliche demandando in maniera sconsiderata ai privati tali funzioni. Un po’ tutti abbiamo guardato con apprensione alla virulenza del Coronavirus in Calabria, con la consapevolezza che se fosse “scoppiato il bubbone” i risvolti sarebbero stati più devastanti di quelli occorsi nel Nord Italia. Ma come siamo arrivati a questo punto? Avremmo potuto evitare di affidarci alla sorte o all’inadeguatezza delle strutture sanitarie locali? Questa volta la risposta sembra essere differente: si, si sarebbe potuto ma non è stato fatto.

l’Ospedale di Lamezia Terme

La triste storia del centro ospedaliero di Lamezia Terme è un caso specifico ma che offre la possibilità di avere una visione maggiormente specifica delle dinamiche regionali.

“La struttura sanitaria di Lamezia Terme è considerata uno Spoke (ospedale che convoglia i malati al raggiungimento del livello minimo di gravità necessaria per poter usufruire di quelle specifiche cure ndr.) e non un Hub (centro per la cura di una determinata malattia e concentrata l’assistenza sanitaria ndr.). Dunque il nosocomio “Giovanni Paolo II” non è stato abilitato dalla Regione Calabria ad ospitare i malati CoVid-19 – chiarisce ai microfoni di POP Nadia Donato, giornalista e presidente dell’associazione di volontariato SenzaNodi -. Fino al 2017 nell’ospedale lametino esisteva un reparto di malattie infettive che poteva essere considerato un’eccellenza. Dopo circa un ventennio d’attività, in seguito agli accorpamenti, il reparto veniva chiuso e si perdevano così numerosi posti letto. Era stata sicuramente una scelta disdicevole dato che per la sua posizione logistica i pazienti in terapia provenivano da tutta la regione…”.

I tagli alla sanità, che solo tre anni fa potevano essere considerati endemici per una nazione che aveva come massimo obiettivo quello di rispettare i paletti della spending review imposta da Bruxelles, ben presto hanno iniziato a pesare sulla già fragile situazione calabra trasformandola in una bomba ad orologeria.

“…Con l‘emergenza Covid-19 la salute dell’ospedale è ritornata a ricoprire un obiettivo primario – aggiunge la presidente Donato -. Nonostante questo, però, il reparto di malattie infettive è ancora chiuso così come i laboratori di microbiologia dove sono ubicati tutti i materiali. Ciò ha creato un frazionamento importante, tanto che in alcune zone della Calabria per avere i risultati di un tampone ci vogliono non meno di 24 ore. La riapertura del reparto di microbiologia alleggerirebbe di molto il lavoro dell’ospedale di Catanzaro, velocizzando le risposte ai test. Inoltre a pesare enormemente sulla situazione sanitaria calabrese è stata la poca chiarezza. Infatti, già dal marzo scorso la struttura sembrava essere in grado di ospitare i contagiati. Così, però, non è stato. La confusione scaturita dalle continue smentite e conferme, ha fatto sì che si commettessero gravi errori. Quando la scorsa settimana è arrivato un caso sospetto in attesa della risposta del tampone, la mancanza di strutture adatte ha costretto  medici e infermieri ad improvvisare una sorta di stanza d’isolamento nel Pronto Soccorso. Uno spazio separato dal resto dell’ospedale mediante teli di plastica fissati con lo scotch. Da quanto è trapelato sembrerebbe che nelle prossime ore verrà inaugurato il reparto Covid-19 di Lamezia. Le domande, però, rimangono molteplici. Ad esempio: se a marzo è stato comunicato che l’ospedale era pronto ad ospitare e trattare i pazienti affetti da Covid-19, perché ad aprile siamo stati costretti a vedere medici e infermieri arrangiarsi alla meno peggio? L’ospedale rispetta realmente gli standard per la sicurezza dei lavoratori e dei pazienti oppure no? Ciliegina sulla torta è il fatto che la struttura di Lamezia vanta un piccolo edificio distaccato all’interno del perimetro del nosocomio che potrebbe benissimo essere riconvertito per l’emergenza attuale. Lo stesso psichiatra Cesare Perri ha presentato un progetto per la riconversione di questa struttura in area sanitaria di maggiore necessità. Il progetto è stato approvato dal Consiglio comunale di Lamezia all’unanimità ma si attende la risposta della Regione …”.

Jole Santelli

L’incresciosa situazione ha costretto a velocizzare i tempi per l’apertura di aree destinate ai “presunti” contagiati sintomatici affetti da Covid-19. Nel nosocomio di Lamezia sembrerebbe prossima l’apertura di una nuova area appositamente attrezzata per l’esito dei controlli effettuati nella tenda pre-triage. Le postazioni nell’area screening dovrebbero essere 7 di cui 4 generali. I dubbi, però, rimangono ancora tanti. Ad esempio sono state prese tutte le dovute precauzioni per pazienti e personale sanitario oppure davanti all’increscioso ritardo si è dovuto “chiudere un occhio” su talune direttive per non perdere ulteriore tempo? Perché nonostante ci fosse la possibilità di riaprire il dipartimento di malattie infettive e di microbiologia si è preferito investire su un’area che alleggerirebbe di poco il lavoro degli altri centri sanitari calabresi? E, soprattutto, la Regione ha già fornito l’autorizzazione al nosocomio lametino? Nei prossimi giorni le risposte ai quesiti.