ROMA – VERSO DRAGHI TUTTI ALL’ARREMBAGGIO: TRANNE I GRILLINI CONTRO FORZA ITALIA

Se l'economista romano formerà il nuovo governo, com'è assai probabile, quasi tutti intendono saltare sul carro del vincitore tranne chi non digerisce la presenza del Cavaliere dopo quella del Pd e della Lega.

Roma – Inutile girarci attorno. L’avvento dell’era Draghi rappresenta il fallimento dei partiti, non della politica. Com’era accaduto del resto negli scorsi governi diretti da tecnici. Adesso però la suonata è cambiata e con la nuova legge elettorale che incombe come una mannaia c’è chi corre a difendere la poltrona che probabilmente gli scivolerà da sotto il deretano alle prossime elezioni.

La parola d’ordine è nessun veto. Al momento sembrano cessate tutte le ostilità tra maggioranza ed opposizione, quest’ultima sino ad ora altalenante e trasformista. C’è bisogno d’altro. Soprattutto di uomini e donne che dagli scranni sappiano difendere gli interessi degli italiani specie dei più deboli schiacciati da una situazione economica disastrosa mentre il piano vaccini vacilla ancora.

Il  governo Draghi è una realtà, non un sogno. Per più di qualcuno forse un incubo dal quale bisognerà svegliarsi per ritornare alla politica del territorio. Ma chi sono i responsabili del governo messo nelle mani dell’economista romano? Basti pensare al sostegno di Forza Italia al Pd per averne conferma. Ci vuole faccia, e stomaco, ma tant’è.

Certo non è un male assoluto la convergenza ma all’orizzonte non si vede ancora nulla e il tempo stringe. Non si può più navigare a vista o semplicisticamente fare solo opposizione fine a sé stessa tanto per distinguersi dagli altri. Bisogna fare, c’è bisogno di fare. Prima che sia troppo tardi.

Per la cronaca è stato confermato il pieno appoggio a Draghi, già anticipato da Berlusconi, per “un governo con tutte le forze migliori della politica, dell’economia e della cultura”, ha dichiarato il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, dopo le consultazioni.

Il chiarimento, però, è d’obbligo, così il sostegno degli Azzurri al governo Draghinon implicherà la nascita di una nuova maggioranza politica ma un governo di migliori al servizio dell’Italia e degli italiani” ha però aggiunto il braccio destro del Cavaliere.

Antonio Tajani

Sì convinto al presidente incaricato anche dal Pd: “...Invieremo le nostre proposte per un programma di governo forte, di lunga durata – ha assicurato Nicola Zingaretti al termine delle consultazioni – nell’ambito della fiducia che confermiamo abbiamo espresso al professor Draghi le nostre preoccupazioni e le nostre proposte...”.

In effetti le preoccupazioni sono forti per le disuguaglianze, la pandemia e la crescita del Paese. Certamente non bisogna cedere alle tentazioni del disfattismo o dell’egoismo ma occorre anche avere proposte degne di una autentica rinascita italiana, che dia fiducia ai cittadini, specie a quelli più giovani.

In buona sostanza è necessario realizzare un nuovo modello di sviluppo rispetto a quello antecedente alla pandemia, che non riusciva a creare giustizia, benessere, crescita. Un modello in grado di riequilibrare l’esistenza della popolazione messa a durissima prova dal virus e dall’impossibilità di fidarsi di chi dirige la baracca, considerati gli errori compiuti e le inefficienze.

Errori e strafalcioni debbono servire da monito ed esperienza per evitare di commetterne ancora. Ieri sera con M5S e Lega si è concluso il primo giro di consultazioni. Con certezza da lunedì l’ex presidente della Bce farà una seconda ricognizione per definire le linee del programma e sentire le parti sociali.

Lega e M5S: alleati si, alleati no?

Così a pochi giorni dall’incarico ricevuto dal Presidente della Repubblica, accettato con riserva lo ricordiamo, le chance politiche di Mario Draghi sembrano più solide di quanto potessero sembrare giovedì mattina. Una volta confermata la spaccatura nel centrodestra, ad oggi c’è un solo partito che voterà sicuramente il no a Mario Draghi ed è Fratelli d’Italia. Il partito della Meloni intende assurgere al ruolo di “sentinella” del nuovo governo senza però entrare in guerra.

I partiti che assicurano il proprio sostegno a Draghi sono oltre il Pd, Forza Italia e Italia Viva, anche la sinistra, i vari cespugli centristi, i “responsabili” inseriti in vari contenitori ad hoc, il M5S e la Lega, quest’ultima liscia su tutta la linea. Insomma resa incondizionata. Tutti proni di fronte all’emergenza.

Anche i Cinque Stelle, con il fondatore Beppe Grillo in testa, approdato a Roma e pronto a partecipare alle consultazioni per assicurare sostegno e partecipazione al governo. Il Carroccio sembra convergere più per spaccare i grillini che per convinzione. Almeno cosi dice Matteo Salvini ma fra il dire e il fare, anche per lui, c’è di mezzo il mare.

Beppe Grillo tenta di mettere tutti d’accordo, come al solito

Il “partito del Nord”, ormai snaturato e con più correnti della vecchia Dc, preme per non restare tagliato fuori dalla gestione del Recovery Plan. L’ex ministro dell’Interno ci dà anche la prova di quanto abbiamo affermato: “…Mi piacerebbe che ci fossero tutti – dice il buon Matteo – Mattarella ha chiesto di fare un passo avanti ed ora si deve pensare all’interesse del Paese e non a quello dei partiti. Io ricordo che nel dopoguerra nei governi c’erano tutti. Dopo ognuno ha ripreso la sua via ma penso che questo è un momento in cui c’è bisogno delle energie migliori...”. Belle parole, non c’è che dire.

Ma l’invito, considerato dietrologico e strumentale, è stato rispedito al mittente dagli alleati di un tempo. Almeno da quella parte, comunque consistente, che aveva dato vita al movimento del “VaffaDay” di cui ormai non ci sono che le ceneri.

Il fronte è ampio e sono circa una cinquantina i senatori che al momento non avallerebbero l’operazione. La maggior parte di questi, in realtà, sarebbero per l’astensione, per far partire il governo senza metterci la faccia. Per non essere tacciati, in pratica, come sabotatori o passare per quelli che hanno detto sì all’uomo dei “poteri forti”

A Palazzo Madama insomma il gruppo di Grillo è diventato una polveriera, infatti proprio per evitare una spaccatura interna scendono in campo tutti i big della politica. L’obiettivo è quello di ridurre il dissenso, portarlo ad una quindicina di unità a palazzo Madama e ad una decina a Montecitorio.

I bei tempi del Vaffa-Day quando milioni di italiani ci sono caduti come pere cotte

Ma la fronda di oppositori promette battaglia, poiché ritiene che non sia questa la soluzione giusta, soprattutto adesso che ci sarebbe come coinquilino il partito di Arcore. Il troppo è troppo anche per i più opportunisti dei grillini. Dopo il sì alla Lega, il si al Pd, adesso un altro si a Berlusconi? Per carità.

Anche Casaleggio pare non essere sulle posizioni oltranziste di Di Battista ma ha detto chiaramente che si aspetta i risultati sulla piattaforma “Rousseau”, ammesso che funzioni stavolta. Così, paradossalmente, i numeri al Senato sono ballerini. E se la Lega non dovesse imbarcarsi sarebbero dolori di pancia.

Con Draghi si può dialogare, ritengono la gran parte dei parlamentari “interessati al bene dell’Italia” ecco perché c’è comunque voglia di salire a bordo della carrozza sino a fine legislatura. Dopo sarà impossibile per molti “onorevoli” che torneranno ad essere i signori nessuno che erano ma con un bel po’ di soldi in tasca. E nella pensione. Buona fortuna a tutti noi che continuiamo a sperare.

 

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