ROMA – UNA GRANDE PERNACCHIA VI SEPPELLIRA’. PARLA L’UOMO QUALUNQUE.

E’ l’auspicio che seppellirà il Senato della Repubblica in seguito all’approvazione da parte della Commissione Contenzioso che, dopo una riunione notturna, ha partorito la brillante soluzione per i fruitori, per noi deleteria, di approvare la revisione dell’abolizione dei vitalizi, con annessi arretrati a partire dal 2018. Punto, anzi: due punti...

Roma – Il Senato della Repubblica ha convocato di notte i componenti della Commissione Contenzioso per…partorire la malsana per noi, per chi ne usufruisce comoda e brillante, soluzione: approvare la revisione dell’abolizione dei vitalizi. Sono un assegno previsto per i parlamentari alla fine del loro mandato. Fino al 2018 ne hanno beneficiato col sistema retributivo, poi è stato stabilito il ricalcolo con quello contributivo. Si sono comportati come i ladri di Pisa che litigavano di giorno per spartirsi il bottino di notte. I nostri parlamentari fanno finta di litigare di giorno, in aula o in commissione, in tv o ancora attraverso i social. Poi s’incontrano di notte per spartirsi il malloppo! Come vogliamo definire l’atto che hanno compiuto? La giusta ed equa ricompensa per i… sacrifici che compiono in nome della Patria, della Nazione ed il Popolo tutto? Cosa potevamo aspettarci da personaggi senza ritegno e vergogna, che hanno da tempo immemore, ormai, perso ogni seppur minima correlazione con la più elementare concezione della decenza. Otre a sputare ogni giorno sulla Costituzione sulla quale hanno giurato (falsi, ipocriti e spergiuri, quindi), violando tra i tanti che calpestano quotidianamente, l’articolo 54 della Costituzione che recita “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le Leggi. I cittadini cui sono affidati funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.

Il Senato italiano

Sono talmente fuorviati da un potere perverso che, con molta probabilità, hanno tramutato il termine onore con… ònere da far pagare, con un aggravio sopportato (fino a quando?)  da noi contribuenti in conseguenza di una singola norma. In fondo sono abituati ad inserire virgole, accenti, avverbi che riescono a generare delle interpretazioni in punta di diritto e cavilli sempre a vantaggio dei loro interessi o delle lobbies di riferimento, mica dei nostri, che pur dovrebbero difendere per legge e per “mission”. Basti pensare a quello che riescono ad inserire nei cosiddetti decreti mille proroghe o similari, approvati spesso verso la fine dell’anno, tra natale e capodanno confidando nelle abbuffate e alzate di gomito natalizie, nell’ intorpidimento e rincitrullimento dei contribuenti italiani.

Già un paio di volte, se la memoria non fa brutti scherzi, il parlamento o il governo si è riunito di notte. La prima volta, a meta “anni ‘80” in pieno Trionfo del Verbo Craxista, il governo si riunì di notte per abolire la sospensione di rete 4 che, il 16 ottobre 1984, alcuni pretori avevano…osato oscurare, perché per legge i privati non potevano possedere più di due reti televisive. In quella notte venne varato il famoso decreto Berlusconi, grazie al quale vennero fatte riprendere le trasmissioni. Annullando così, ipso facto, le decisioni pretoriali. Cosa non si fa per gli amici, anche di notte si lavora per essi. Se non è chiaro, è passata agli onori della cronaca politica e storica la proverbiale…amicizia tra Craxi e Berlusconi! La seconda volta in cui un governo si è riunito di notte è stato nel 1992, in piena tempesta di tangentopoli, quando il 1° governo Amato… da se stesso e i suoi accoliti, non certo dagli italiani, con un DPCM deliberò retroattivamente il prelievo forzoso del 6 per 1000 dai conti correnti bancari dei poveri risparmiatori italiani, La motivazione? Allora come adesso, sempre la stessa: la grave e drammatica emergenza della finanza pubblica! Il nostro… caro, carissimo Giuliano, insigne politico, giurista e accademico, nonché, dal 2013, giudice costituzionale. Risulta titolare di una pensione lorda mensile di euro 31.411,00: meno male che era…socialista. Chissà quanto avrebbe percepito se fosse stato capitalista e, per giunta, di destra!

Bettino Craxi

Apprendendo l’orripilante notizia dei vitalizi, il primo pensiero che ha frullato per la testa è stato: “Come si può reagire di fronte ad una sconcezza del genere?” All’improvviso ha fatto capolino un ricordo lontano, una commedia del noto e grandissimo drammaturgo partenopeo Eduardo De Filippo: “il sindaco del rione sanità”, una commedia in 3 atti scritta nel 1960 che l’autore inserì nella raccolta “Cantata dei giorni dispari”. E’ la storia tratta da un fatto accaduto. Si narrano le vicende di un certo Campoluongo, un pezzo d’uomo bruno, un galantuomo come quelli di una volta. Il suo scopo era mantenere l’ordine nel quartiere. Benvoluto da tutti, dotato di una discreta cultura classica e conoscenza del diritto. Si prodigava per chiunque avesse bisogno di un suo parere su come ricomporre le vertenze del rione. E’ fuorviante considerarlo, come molti hanno tentato di fare, un antesignano della camorra, come quella di una volta, cosiddetta “d’onore” e/o “per bene”. Quest’ultima, se è veramente esistita, per quanto non efferata come l’attuale, viveva, comunque, di truffe, imbrogli e violenze. Mentre il protagonista nella realtà viveva della propria attività, in quanto discendente di una famiglia benestante di mobilieri. Per i critici più capziosi, la storia rispecchia, invece, la figura di un capo camorrista, perché pur “facendo del bene” rappresenta un’autorità che è riconosciuta sì dagli abitanti del quartiere, ma, comunque, al di fuori della legge. Eduardo riteneva, invece, che il protagonista rappresentasse la figura di un uomo sfiduciato dalla giustizia degli uomini e delle istituzioni. Come dargli torto, vista la piega che hanno preso, purtroppo, sia gli uni che le altre!

Edoardo De Filippo

Un giorno gli abitanti del rione, in gruppo, si recarono dal “sindaco” (il cui nome nella commedia corrispondeva ad un certo Antonio Barracano) per fare una strana richiesta. I paesani era talmente stanchi e stufi di assistere al consuetudinario spettacolo giornaliero, diventato un rito, ormai, di un signore di antica nobiltà, i cui titoli variavano da quello di marchese, conte e, addirittura, principe. Cosa combinava di tanto strano il nobile della storia?  Aveva l’abitudine di ostentare con boria, cattiveria il suo rango, senza mostrare un minimo di socievolezza, guardando tutti dall’alto in basso, quando con la sua lussuosa ed elegante “isotta fraschini”, un’auto che ha rappresentato uno status symbol per aristocratici e possidenti dell’epoca, attraversava il rione. L’aspetto che indispettiva era che al passaggio del nobile le strade dovevano essere lasciate libere e sgombre da tutta la mercanzia dei negozianti posta sui marciapiedi. Ogni giorno era una fatica improba: bisognava farlo quando il nobile usciva di casa con l’auto e relativo maggiordomo ed al suo ritorno. Gli abitanti volevano fargliela pagare con qualcosa di eccezionale, di clamoroso, di eclatante. Pensa e ripensa, il “sindaco” escogitò una lectio magistralis sulla pernacchia, che è passata alla storia del costume, almeno quello partenopeo. La pernacchia è un suono derisorio, ironico e, generalmente, considerato volgare, che però almeno a quei tempi, serviva per sbeffeggiare il potente di turno, evidenziandone la sua pochezza umana e ridicolaggine. Si effettua soffiando con la lingua protratta all’infuori in mezzo alle labbra serrate. Una forma più avanzata e al contempo più complicata è quella studiata, preparata e, poi, effettuata, dal “sindaco del rione sanità”. Ovvero bisogna premere col dorso della mano sulla bocca allo scopo di ottenere un rumore simile a quello di una flatulenza ritmata. Una lezione di epistemologia e filosofia teoretica della pernacchia che in relazione alla forza del suono può essere emesso di petto e/o di pancia. Dal punto di vista della fonetica il suono è un trillo linguolabiale, mai utilizzato nel linguaggio fonologico, dotato, cioè di significato proprio al fine della comunicazione verbale, ma è molto diffuso tra le culture umane e tra gli altri primati. La nostra storiella termina con l’appostamento di quasi tutte le persone del rione, che all’ora stabilita del passaggio del nobile, danno luogo ad un concerto di pernacchie che la malcapitata vittima fugge inorridita da tanto clamore e sbeffeggiamento.

Ora, per il caso dei vitalizi non sarebbe auspicabile un concerto di pernacchie, come quello della commedia summenzionata, che partendo dall’estremo nord all’estremo sud del paese, collegandosi via web con una selezionata “avanguardia” presente a Roma davanti alle due camere, che subissasse in un frastuono così rumoroso e sbeffeggiante da costringere alla resa e alla fuga i pessimi rappresentati istituzionali dell’Italia? “Una Grande Pernacchia vi seppellirà” potrà diventare lo slogan del futuro e sostituire quello altrettanto famoso del ’68, già motto anarchico di fine ‘800: “Una grande risata vi seppellirà”.