ROMA – SENZA SOLDI A BABBO MORTO SARANNO GUAI. NON SAREBBE MEGLIO INVESTIRE SUL LAVORO?

Stiamo spendendo soldi che non abbiamo dunque se non ci sarà il babbo morto saranno dolori. Per la vera ripartenza, forse, bisognava preoccuparsi di ri-creare nuovi posti di lavoro ma, ancora una volta, non ha vinto il buon senso ma la demagogia politica.

Roma – 200 miliardi per 130 opere. L’Italia di Conte riparte dalle infrastrutture. L’allegato “Italia veloce”, presentato in occasione del Decreto Semplificazione, mira a rivitalizzare le arterie commerciali, ferroviarie e aeroportuali del Bel Paese. Una cifra importante quella stanziata dell’esecutivo che, però, necessità di altri 65 miliardi per poter portare a termine quanto pianificato. La discrepanza si spera arrivi dai fondi europei tramite gli strumenti messi in atto dalla Commissione come il Recovery fund.

Ha fatto molto discutere il nuovo finanziamento per la Tav, giudicata sia dal sindaco di Lione, che da molti esponenti dell’Unione Europea, un’opera ormai anacronistica e incapace di soddisfare gli scambi commerciali per cui sarebbe stata progettata. Dopo gli snodi ferrovieri locali, la continuazione della linea Torino-Lione, un’idea vecchia di mezzo secolo in alternativa al binario unico, è stata posizionata al primo posto tra le iniziative necessarie. Una questione non da poco dato che il M5S ai tempi si schierò totalmente in opposizione alla Tav, facendone uno dei suoi cavalli di battaglia. Ma si sa, tutto può succedere in politica.Tra le altre 130 opere considerate strategiche per la ripresa italiana, c’è anche la zona che interessa la Gronda di Genova. Negli ultimi anni, in realtà, questo tratto è stato più volte preso di mira dai gruppi ambientalisti, i quali hanno continuato a sottolineare l’inutilità di investimenti tanto esosi se rapportati al volume del traffico stradale. Evidenziando come sarebbe più opportuno investire sui tratti interni, più utilizzati e maggiormente congestionati.

Il movimento contro la Tav
Il movimento contro la Tav h già annunciato iniziative eclatanti. 

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Il programma Italia veloce è stato accolto con entusiasmo da Matteo Renzi che finalmente potrà vedere la nuova pista dell’aeroporto di Firenze in barba agli stop dei tribunali per l’impatto ambientale.

La nuova pista e Matteo Renzi.

Dall’altra parte, oltre alle infrastrutture più imponenti, l’allegato del decreto non dimentica alcune zone periferiche italiane. Tra i tanti impianti da ristrutturare e rinforzare, grande attenzione è stata data alla Sardegna. Nell’isola, saranno circa 10 le opere idriche da effettuare. Tra le più importanti la diga di Maccheronis (Nuoro), di Monti Nieddu (Cagliari) e di Medau Aingiu (Cagliari).

Verrà inoltre intensificato il traffico ferroviario tra Palermo e Messina e tra Catania e Siracusa. Altri investimenti importanti riguardano la linea Fortezza-Verona verso il Brennero, cui costo dovrebbe aggirarsi intorno ai 3,3 miliardi e un nuovo lotto della statale 106 Jonica in Calabria, costo 1,3 miliardi. Il piano ideato dal governo in collaborazione con il ministero dei Trasporti sembra riprendere in esame tutte quelle opere mai completate che affliggono l’Italia da Nord a Sud. L’idea sarebbe quella di creare un Paese smart, veloce, dinamico

L’Alta Velocità verso il Sud. Siamo sicuri?

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Concetti encomiabili che però in alcuni frangenti sembrerebbero cozzare con le realtà strutturali e morfologiche dell’Italia. Infatti non pochi dubbi sorgono sulla fattibilità della realizzazione di una efficiente rete ferroviari ad Alta Velocità nel Sud Italia. In particolare per quanto concerne zone di confine come quelle tra la Calabria e la Basilicata alcune perplessità rimangono. A più riprese diverse sigle sindacali nazionali e locali hanno richiesto l’intervento di specialisti e ricercatori che siano in grado di effettuare studi sulla pericolosità del transito dei treni veloci in zone così scoscese e limitrofe al mare, nonché altamente sismiche.

Galleria lesionata in zona sismica.

Certo, un’Italia capace di muoversi grazie all’Alta Velocità procurerebbe un benessere diffuso per tutto il Paese. Come ha confermato Paola De Micheli si potrebbe ottenere una riduzione del 17% nella lunghezza media dei viaggi. Ciò nonostante il problema vero, però, rimarrebbe invariato. Infatti, in Italia, più che le grandi opere, che sicuramente portano visibilità e consensi elettorali, mancano proprio i collegamenti limitrofi e periferici. Ovvero quelli che utilizzano ogni giorno utilizzano pendolari e studenti. Non è passato neanche un mese da quanto il direttore dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF), Marco D’Onofrio, in occasione della “Relazione preliminare sulla sicurezza ferroviaria 2019” ammoniva sul fatto che in Italia fosse stata riscontrata una gestione del processo manutentivo particolarmente critica. Tra i dati emersi dal documento, uno di quelli che saltava principalmente agli occhi era quello delle 7 reti regionali interconnesse che in 3 anni avevano raggiunto quota 0% nel programma di completamento. Insomma la domanda sorge spontanea: dopo che si potrà raggiungere Lione in 3 ore, cosa cambierà a chi per raggiungere il luogo di lavoro a meno di 40 km da casa impegna quotidianamente il medesimo tempo?

Marco D’Onofrio

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Intanto, come l’italica commedia vuole, ci apprestiamo a spendere 65 miliardi che ancora nessuno ci ha dato, il tutto mentre milioni d’italiani attendono la cassa integrazione. In conclusione l’idea di vivere in una nazione veloce e funzionale è sicuramente l’augurio che tutti quanti ci facciamo, l’unico dubbio nasce dalle tempistiche. Siamo sicuri che questo sia il momento opportuno per investire su opere gigantesche e ferme da anni? Non sarebbe più utile ripartire dalla ricostruzione del lavoro? O, in alternativa, dal rinnovamento degli snodi ferroviari e autostradali periferici ma densamente utilizzati? In definitiva, il futuro dell’Italia passa per la Tav?

Paola De Micheli

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