ROMA – RIFORME E ANCORA RIFORME: IL FISCO IN PRIMIS E POI LAVORO E SOSTEGNO ALLE IMPRESE.

Il governo varerà tutta una serie di contromisure economiche e fiscali per tamponare una situazione economica difficilissima. Nel decreto di agosto le prime avvisaglie in attesa dei soldi europei.

L'economia italiana è ancora in forte crisi
L'economia italiana è ancora in forte crisi

Roma – La rapidità di intervento è essenziale per confermare una serie di riforme utili al Paese. Troppo si è detto ma purtroppo poco si è fatto per riavviare i vari settori dell’economia che hanno bisogno di essere riattivati. Bisogna, infatti, consentire il più velocemente possibile una ripresa capace di superare le strettoie che finora hanno limitato le capacita di espansione del Paese. Così il Ministro Gualtieri ha riferito che complessivamente l’Italia avrà a disposizione 209 miliardi, frutto dell’accordo raggiunto a Bruxelles, che: ”…Potranno essere impegnati fino al 2023 nella realizzazione di investimenti e riforme. In particolare il 70% sarà disponibile nel 2021-2022 mentre il restante 30% nel 2023…”. Sino a quelle date come si farà a tirare avanti la carretta?

Lo sguardo serio del ministro Gualtieri
Lo sguardo serio del ministro Gualtieri

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Sono all’esame interventi per sostenere il mercato del lavoro per ripartire con assunzioni a tempo indeterminato nelle imprese e per fare uscire i lavoratori dalla cassa integrazione: “…Una deroga – afferma il ministro dell’Economia – alle norme sui contratti a termine e la proroga delle procedure semplificate per lo smart working nel privato…”. Per esempio se ancora nulla si fa nel mondo del lavoro vuol dire non avere capito nulla delle situazioni di difficoltà in cui si trovano tantissime persone. Così il primo intervento che da tempo è allo studio ma che ancora non si è avuto il coraggio di adottare in maniera incisiva: introdurre incentivi alle assunzioni.

Quanto ancora aspetteranno le istituzioni prima di intervenire nel settore del lavoro?
Quanto ancora aspetteranno le istituzioni prima di intervenire nel settore del lavoro?

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Il governo, pertanto, deve adoperarsi per varare interventi con misure più selettive onde assicurare il sostegno della crescita. Così come l’ulteriore indebitamento di 25 miliardi dovrebbe essere impegnato per occupazione, fisco e liquidità, enti territoriali ed istruzione.

Si parla anche di riprogrammare alcune scadenze fiscali relative ai versamenti tributari e contributivi sospesi nella fase di emergenza, prevedendo, anche, la possibilità di rateizzare il debito fiscale su un orizzonte temporale definito in modo da assicurare che per il 2020 si riduca sensibilmente il peso dell’onere. Certamente non si è nuovi a queste notizie che poi non si sono potute attuare per problemi di “copertura”. E non solo.

Aspettando gli esiti della Commissione bilancio
Aspettando gli esiti della Commissione Bilancio

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Ma la conferma arriva direttamente dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri il quale, nel corso di un’audizione congiunta delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha parlato del nuovo decreto legato allo scostamento, confermando le sue previsioni “…Saranno ulteriormente differiti i termini per la ripresa della riscossione, attualmente fissati al 31 agosto…”. Insomma viene sottolineata dallo stesso ministro il peso del sostegno adottato “…Il Governo ha prodotto provvedimenti con misure eccezionali, come portata, che hanno consentito di contenere per quanto possibile gli effetti negativi sull’economia generati dalla pandemia…”. Così come è stato sottolineato, in precedenti articoli, il governo intende”..Superare il meccanismo del saldo e acconto…” dei versamenti fiscali per dirigersi verso un sistema che comprenda la ”certezza del tempo degli adempimenti, basato su quanto effettivamente incassato”. In altre parole nessuna anticipazione di tasse future (come per l’acconto irpef) se non si riferiscono a quanto prodotto o, meglio ancora, a quanto incassato nell’anno solare.

Pronti per il "decreto Agosto" di Conte?
Pronti per il “decreto Agosto” di Conte?

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Così prende forma, nel decreto di agosto, la riscrittura del calendario per i versamenti fiscali sospesi nei mesi scorsi e si fanno largo anche due nuove proroghe: quella per la riscossione, che contribuisce a portare oltre i 4 miliardi la quota di disavanzo dedicata al Fisco e la moratoria sui mutui. Il decreto fermerà fino a novembre le cartelle fiscali, comprese quelle che hanno imboccato la strada della rateazione così come solleciti, pignoramenti e ipoteche. Si tratta dell’amplissimo ventaglio di provvedimenti che l’amministrazione finanziaria indirizza a chi non è puntuale con i propri obblighi fiscali e che senza nuovi interventi sarebbero ripartiti dal 1° settembre prossimo.

Pignoramenti differiti.

Un bel problema perché vi sono contribuenti, persone fisiche e imprese, ancora alle prese con forti problemi di liquidità prodotti dalla “gelata dell’economia“. Per questa ragione il nuovo stop è subito finito ai primi posti dell’agenda fiscale in vista del prossimo provvedimento. La sospensione a cui lavora il ministero dell’Economia è almeno per ora limitata ad altri due mesi anche per ragioni di copertura. Finché le sospensioni si muovono all’interno dell’anno gli spostamenti delle scadenze hanno un effetto solo finanziario, in termini di cassa. Mentre quando i pagamenti slittano oltre dicembre incidono direttamente sui saldi di finanza pubblica e hanno bisogno appunto di essere coperti.

Fisco equo, col cannocchiale?

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Un’altra proroga in arrivo dovrebbe essere quella di prolungare la vita della moratoria sui mutui.  La ragione è sempre la stessa e risiede nelle difficoltà economiche di molte famiglie, dimostrate dalla montagna di mutui interessati dalla moratoria che ha raggiunto i 290 miliardi in termini di valore del debito. In questo caso, per fortuna, non c’è un problema di impatto diretto sui saldi di finanza pubblica.

ROMA – RIFORMA DEL FISCO IN PRIMA LINEA. PER RIPARTIRE DAVVERO.