ROMA – POTEVA ANDARE PEGGIO MA NON E’ DETTO: CONTE PADRONE SINO AL 31 GENNAIO 2021

L'opposizione non ha nemmeno partecipato alle votazioni e poi straparlano del Governo. Che figura. Maggiori controlli e sanzioni per chi contravviene alle regole.

RomaDi fronte all’aumento dei contagi virali, alla pari con la media dell’aprile scorso, il governo decide per obbligatorietà di proteggere naso e bocca. Anche negli spazi aperti. Nessun coprifuoco, per fortuna, solo norme di buon senso. Si è deciso pure di aggiungere alla lista dei Paesi per cui sarà necessario il tampone, quando si rientra in Italia, la Gran Bretagna, l’Olanda, il Belgio, la Croazia e la Repubblica Ceca, come già accade per Malta, Spagna e alcune aree della Francia, Parigi compresa.

Dal 7 ottobre, infatti, vi è stata un’impennata di contagi: 3.678. Mai così tanti dal 16 aprile scorso, per come accennavamo in apertura. Ma con le dovute differenze. Alcuni virologi infatti spiegano che i malati di Covid-19 presentano sintomi modesti e sono numerosissimi gli asintomatici. Dunque non bisogna abbassare la guardia ma nemmeno impazzire appresso al virus con cui dovremo convivere per i prossimi anni cosi come è stato per altre malattie.

Atteso questo il Consiglio dei Ministri, vista la nota del ministro della Salute e il parere del Comitato tecnico scientifico ha deliberato la proroga, fino al 31 gennaio 2021, dello stato d’emergenza dichiarato in conseguenza della dichiarazione di “emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale” da parte della Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

E’ stato inoltre approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica. In sostanza si prorogano, almeno fino al 31 gennaio 2021 (probabilmente si andrà oltre) ed in relazione all’andamento della patologia, tutte le disposizioni già in vigore che prevedono la possibilità per il governo di adottare misure volte a contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus SARS-CoV-2.

Si introduce dunque l’obbligo della mascherina da indossare non solo nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, come già in passato, ma più in generale nei luoghi, sempre al chiuso, diversi dalle abitazioni private ed anche in tutti i luoghi all’aperto tranne quando si rimane soli.

Si fa eccezione a tali obblighi quando sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi. Inoltre nei luoghi di lavoro continuano ad applicarsi le vigenti regole di sicurezza. Da tali obblighi restano esclusi i bambini di età inferiore ai sei anni, i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina e coloro che per interagire con questi ultimi versino nella stessa incompatibilità. Si conferma pure che l’uso della mascherina non sarà obbligatorio durante lo svolgimento dell’attività sportiva.

Si corre senza mascherina

Detto presidio dovrà essere indossato anche in auto quando le persone che si trovano con noi non sono congiunti ma questa norma, ne siamo certi, sarà di difficilissima applicazione. Viene previsto altresì che le Regioni, nei limiti delle proprie competenze e di quanto contemplato dal decreto-legge n.33 del 2020, possano introdurre temporaneamente misure maggiormente restrittive. Questo solo nei casi e nel rispetto dei criteri previsti dai Dpcm nazionale, introducendo anche misure ampliative che prevedono la necessaria “intesa” con il ministro della Salute.

Nessuna fuga in avanti, pertanto, dalle singole regioni sarà più possibile. Inoltre vengono differiti al 31 ottobre 2020 i termini per l’invio delle domande relative ai trattamenti di Cassa integrazione ordinaria collegati all’emergenza pandemia. Un po’ di ossigeno, dunque, per le aziende, sperando che gli emolumenti vengano realmente erogati. E non come è accaduto per quelli precedenti che, in larga parte, non sono mai arrivati.

Le cospicue somme di denaro disponibili per l’emergenza stimolano l’appetito delle mafie

Il Consiglio dei Ministri, peraltro, ha anche stabilito di erogare, in favore delle Regioni Abruzzo, Campania, Lazio e Sicilia, a titolo di finanziamento del Servizio sanitario nazionale fino a tutto l’anno 2018, importi sostanziosi: Abruzzo 67,667 milioni di euro; Campania 295,450; Lazio 304,462 e Sicilia 400,533. Somme che potrebbero essere utilizzate per servire meglio i territori di riferimento. E non per farci altro, intendiamoci. 

 

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