ROMA – NO AL MUSEO DEL FASCISMO. UN’OCCASIONE MANCATA: SE LO CONOSCI, LO EVITI.

Sarebbe stata l'occasione per conoscere meglio le problematiche che portarono alla Marcia su Roma e poi al potere lo Squadrismo. Cosi come è stato per iniziative che hanno riguardato i regimi di Stalin e Lenin. Al fine di evitare possibili rigurgiti totalitari.

Una iniziativa meritevole sotto l'aspetto storico e politico.

Roma – La sindaca Virginia Raggi ha bloccato sul nascere il progetto di realizzare un museo sul fascismo nella capitale. Le proteste dell’ Anpi (associazione nazionale Partigiani) hanno avuto l’effetto desiderato ed un’idea, sotto l’aspetto storico meritevole di essere sviluppata, è stata frettolosamente accantonata.

Virginia Raggi ha detto no.

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Il museo infatti sarebbe stato realizzato in chiave antifascista, un autentico monito perché la gente ricordi e non ripeta gli stessi errori del passato e proprio in un periodo storico dove la destra italiana con la Lega e Fratelli d’Italia sembrerebbe tornata ai vecchi radicalismi con pericolose derive nostalgiche e xenofobe. Pare dunque che il nostro Paese non riesca a superare il “trauma del fascismo” tanto da non poterne studiare e a considerare scientificamente il suo passato. Se conoscessimo bene le cause ed i motivi che portarono Benito Mussolini al potere non potremmo neppure pensare di arginare e respingere con efficacia un ritorno al medesimo regime. Non certo a quello degli anni venti e trenta, ormai morto e sepolto, piuttosto a nuove e ben più pericolose forme di autoritarismo, sotto certi versi più subdole ed efficaci in senso negativo. 

Tutti in piazza per dire non al museo.

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Roma perde l’occasione di allinearsi ad una grande città europea come Berlino dove non si contano i memoriali sulla resistenza al nazismo e i musei che ricordano il regime nazista, le SS e la stessa figura di Hitler. Ovviamente con finalità più che palesi: non dimenticare, capire perchè è accaduto e fare in modo che non accada mai più. Se la Germania è riuscita a fare i conti con il proprio passato non si può dire lo stesso per l’Italia dove proprio i sodalizi come l’Anpi si attestano su posizioni anacronistiche e antistoriche che continuano però ad influenzare il nostro dibattito politico e culturale. Sono i cosiddetti “Gendarmi della Memoria“, come li chiamava Giampaolo Pansa, per i quali non deve esistere nessuna memoria del ventennio fascista (e di altri regimi, tranne qualcuno), senza però comprendere che così facendo si alimenta e agevola il possibile ritorno di anni terribili.

 

Giampaolo Pansa è morto a Roma il 12 gennaio 2020.