ROMA – LE RUSPE ROVINANO IL TERRENO, I TRATTORI LO PREPARANO AL RACCOLTO

Le scaramucce con Salvini e le gaffe da campagna elettorale fanno sorridere. La lotta per la legalità nelle campagne deve essere una priorità del Governo ma sino ad oggi è stato un fallimento.

La ministra Bellanova sul trattore

Roma – Il ministro delle Politiche Agricole “spara a pallettoni” su Matteo Salvini. E chi meglio della Bellanova per ricordare all’erede del Carroccio l’importanza del trattore nei campi che, a differenza delle ruspe, vengono utilizzati per migliorarlo il terreno e non per distruggerlo. E siccome la ministra non è una che va per il sottile anche su Twitter ha reiterato il suo concetto con tanto di fotografia che la ritrae sul famoso mezzo agricolo che fu anche di Peppone e don Camillo:

“…Noi siamo quelli del trattore, non delle ruspe. Lavoriamo la terra non per distruggere ma per seminare…“. Certo la frase è forte e significativa, soprattutto quando proviene dal coordinatore nazionale di Italia Viva, che ha contribuito a sbarrare la porta del rientro al Viminale di Salvini dopo le sue dimissioni. Renzi, infatti, aveva tracciato la via per un nuovo accordo quando ancora era nel Pd, per poi proseguirla nel nuovo movimento politico, a cui ha aderito la “vispaTeresa.

Teresa Bellanova

Però non sempre l’attenzione è desta. Nemmeno per la ex sindacalista verace che, nella foga del comizio di chiusura della campagna elettorale per Ivan Scalfarotto, candidato di Italia Viva alle regionali in Puglia, ha detto rivolgendosi agli elettori: “…Vi chiediamo di votare per Michele Emiliano e Italia Viva…”. Sgomento, panico ed ilarità hanno pervaso i presenti che, una volta riconosciuta la grande gaffe della ministra, hanno talmente applaudito da risvegliare la Bellanova costringendola, con un sorriso, a pronunciare il nome ed il cognome dello stesso Ivan Scalfarotto che le stava accanto piuttosto divertito. E vabbè, cose che succedono. Specie in casa Renzi.

Il caporalato dilaga

La passione del ministro dell’Agricoltura è nota, autentica e non vi è alcuno che possa disconoscerla ma bisogna continuare nella battaglia di legalità intrapresa mesi or sono. Purtroppo la sanatoria dei migranti non ha dato i risultati ipotizzati. Non si è riusciti a fare emergere il lavoro in nero. L’opacità vince sulla trasparenza ed il caporalato su tutti. Così più di un milione tra colf e badanti continua a lavorare in Italia senza alcun rispetto delle leggi. Le domande di sanatoria migranti presentate sono state più di 207mila, contro le 600mila previste dal governo.

Di queste circa 177mila riguardano il lavoro domestico mentre solo 30mila i braccianti agricoli. Proprio quelli che il ministro per l’Agricoltura voleva venissero allo scoperto. Un altro flop su tutta la linea. Diversi i motivi che hanno determinato l’insuccesso della legge, sia per colf e badanti con permessi scaduti, sia per i braccianti in nero.

Manifestazioni per il lavoro agricolo e bracciantile

Le richieste di regolarizzazione arrivate dal mondo dell’agricoltura sono state solo 29.500. Invece solo un bracciante su cinque è stato effettivamente regolarizzato. Fra le ragioni del fallimento, assai probabilmente, sono stati i costi per la procedura di regolarizzazione, a carico del datore di lavoro, e la burocrazia derivante dal Decreto Rilancio, provvedimento tutt’altro che snello ed efficace.

Continuare sulla strada della trasparenza e della sburocratizzazione è necessario ma occorre non perdere tempo. Come, invece, si sta facendo. Non è solo il principio di legalità che deve prevalere ma occorre ricordare che è il “metodo mafioso e criminale” che bisogna contrastare ed eliminare senza ulteriori indugi. La guardia è stata abbassata, è innegabile. E chi si dedica al contrasto, spesso, rimane solo e privo della forza necessaria.

Contrastare le mafie delle campagne con fermezza e determinazione

Ci aspettiamo dall’attuale governo maggiore perseveranza nell’imporre la legalità in tutti i settori produttivi. La criminalità organizzata sta alzando il tiro e attende i soldi europei. Per chi non l’avesse compreso.

 

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