ROMA – LE NUOVE MINI LAUREE DI GOOGLE: 6 MESI E SEI DOCTOR?

Le lauree brevi di Google non convincono. Forse sfonderanno nel mercato dello studio e del lavoro a stelle e strisce ma in Europa e, particolarmente in Italia, sembrano ancora un gioco virtuale per ragazzi. Poi magari si riveleranno un fiore all'occhiello del futuro in digitale.

Roma – Mentre l’Italia e gli altri Paesi nel mondo arrancano per gestire l’inizio del nuovo anno scolastico e accademico, a causa dell’ormai nota emergenza sanitaria, Google scuote l’ambiente con una proposta a dir poco clamorosa: una laurea semestrale. Che l’idea sia nata per conquistare anche questo settore o con la volontà di sovvertire la disoccupazione giovanile, il colosso americano sembrerebbe aver studiato un’alternativa destinata a smuovere la formazione tradizionale, ma anche ad animare dibattiti etico-morali tra le varie forze in campo.

Sempre più dottori stavolta solo on line…

I Google Career Certificates, così chiamati dai loro stessi ideatori, sono corsi online fortemente professionalizzanti, che saranno in grado, durante la loro breve durata – si parla di circa 6 mesi – di preparare al meglio determinate figure e renderle pronte per essere immediatamente introdotte nelle aziende che le cercano (come Google stessa, che sarà la prima ad accettare i suoi certificati). Il vantaggio di questi percorsi sembra non fermarsi solo alla durata e all’efficienza: si prevedono, infatti, costi piuttosto contenuti, probabilmente nell’ordine di qualche centinaio di dollari.

Tuttavia, queste “mini lauree” non saranno disponibili per tutti i generi di insegnamento ma si concentreranno per lo più sul settore tecnologico, cioè quello più in auge nell’attuale periodo storico. E, al momento, i Career Certificates sono destinati a coprire solo gli Stati Uniti, nonostante questa soluzione potrà certamente subire delle evoluzioni.

In questo momento è già attivo un primo percorso formativo, l’IT Support Specialist, mentre nei prossimi mesi ne verranno lanciati altri tre: l’UX (User experience) Designer, il Project Manager e il Data Analyst. Come si può ben notare, rispetto ai corsi normali, queste proposte portano il nome di quello che potrà essere l’impiego dello studente una volta concluso il ciclo semestrale. Questo a dimostrare la praticità promessa da Kent Walker, uomo d’alto grado di Big G, che a tal proposito ha rivelato: “I programmi equipaggiano i partecipanti con le abilità essenziali per ottenere un lavoro”.

Kent Walker

Il discorso aperto, dunque, da Google con il suo nuovo progetto metterà di fronte due correnti di pensiero legate al mondo dell’istruzione, specialmente per quanto riguarda l’università: orientamento al lavoro contro orientamento alla conoscenza. In una prospettiva teorica l’ambiente accademico dovrebbe servire sia a formare un bagaglio culturale, sia a preparare ragazzi e ragazze all’ambiente di lavoro per cui hanno deciso di studiare. Purtroppo, dovunque si vada, questo connubio non sempre si traduce in realtà e spesso la professione desiderata si trasforma in una speranza piuttosto utopica da raggiungere. Con questi certificati, invece, il passaggio dall’atto teorico a quello pratico dovrebbe essere più facile e diretto, con la stessa Google che parteciperà personalmente all’inserimento dei suoi “discepoli”, mettendoli in contatto con le grandi aziende e proponendo loro stage e apprendistato interni.

Il nuovo mondo del lavoro.

Resta da capire il grado di efficienza che potranno fornire questi corsi: sei mesi potrebbero essere troppo pochi per una preparazione soddisfacente, nonostante lo stesso Walker parifichi il titolo tradizionale alle offerte della sua società. Inoltre un altro fattore che rischierebbe seriamente di essere troncato è lo spirito critico, quell’aspetto fondamentale nella crescita umana che porta un giovane a vedere il mondo con occhi più coscienti e maturi. E solo 3, 4 o 5 anni di università potrebbero davvero partecipare a tale crescita.

La dottrina contro l’abilità, la tradizione di fronte all’innovazione. Quella di Google sembrerebbe, a tutti gli effetti, una sfida alla classica istruzione.  Perciò, la domanda da porsi, a questo punto, parrebbe la seguente: deve esserci davvero un solo vincitore in questo contesto tanto importante in ottica presente e futura?

 

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