ROMA – LA FRODE DEI CARBURANTI CONTINUA INDISTURBATA. A CHI CONVIENE IL SILENZIO?

Senza una legge apposita truffe e frodi sui carburanti continueranno sempre a scapito dei contribuenti che pagano gli ammanchi provocati da un sistema mafioso ad alto reddito.

Roma – Magari è capitato anche a voi di trovare un distributore di benzina dove, incredibilmente, il prezzo era inferiore rispetto al normale. In quel caso fortuito si fa mente locale e si memorizza il luogo perché, con ogni probabilità, ritorneremo a fare il pieno.

È normale in un Paese dove l’unica cosa non tassata sembrerebbe ormai unicamente l’aria. Se però vi dicessimo che questo mercato al ribasso causa enormi danni alle casse dello Stato – per essere precisi un danno da 4-5 miliardi di euro all’anno – che finisce inevitabilmente per ripercuotersi su tutti noi, cosa fareste?

Purtroppo non è un’ipotesi infondata, ma una realtà frutto di un’inchiesta comprovata. Furono le care vecchie Iene a svelare la colossale truffa che, a quanto pare, continua nonostante tutto. Fra l’indifferenza di tutti.

Carburanti a prezzi stracciati in danno dei contribuenti

Tutto è cominciato da quando i prezzi troppo convenienti sul carburante, presso alcuni benzinai, avevano suscitato perplessità, chiamiamole così. Intanto facciamo un po’ di chiarezza sulle modalità in cui viene stabilito il prezzo della benzina, soggetto comunque alle quotazioni di Borsa.

Prendiamo, ad esempio, un valore di 0.833; dobbiamo sempre calcolare un’accisa fissa di 0.617. Sommando i due valori otterremo quello che in gergo viene definito “platts”, nel nostro caso equivalente a 1 euro.

I benzinai in questione hanno dichiarato di pagare “platts +10” la fornitura di gasolio acquistata. Una cifra impossibile, completamente fuori mercato, a meno che al venditore non importi perdere denaro (scenario impossibile).

Ed è proprio un venditore che ha chiesto di restare anonimo a dichiarare alle Iene che è impossibile potersi permettere di vendere scendendo sotto platts +40.

La domanda dunque è: chi accidenti può abbassare il prezzo di ben 30 punti? Come fa a restare in piedi?
Evidentemente qualcuno che segue questa modalità senza preoccuparsi troppo c’è. Eccome.

Il benvenuto della Cordioli di Verona

E spunta il nome della Cordioli Petroli srl di Verona ma quando si ritrova davanti alle telecamere il titolare non è molto felice e ben disposto, anzi. Tra l’altro si verrà a scoprire che l’azienda non è esattamente estranea alle forze dell’ordine e ad attività diciamo poco adamantine: Alessandro Cordioli, il figlio del proprietario, è stato arrestato nel corso dell’operazione “Fuel Discount” – definita anche “la mafia del carburante” – organizzata dalla Guardia di Finanza di Pavia.

Le accuse contestategli riguarderebbero la frode“ con la funzione principale di rivendere sul mercato ingenti quantitativi di prodotto da Tecnopetrol, da cui acquistava sottocosto realizzando operazioni soggettivamente inesistenti di cui beneficiava, detraendo la relativa Iva o, in altri casi, prestandosi a fatturare le vendite per Tecnopetrol e ricevendo per il ruolo svolto provvigioni in contanti”.

Nulla da fare dunque con Cordioli, che alza un muro di gomma. In compenso si segue la pista straniera, suggerita dal via vai di autobotti con targa slovena che consegnerebbero il gasolio ai nostri distributori.

Acquistare carburante all’estero costa forse meno? Nemmeno per sogno!
È la stessa Petrol (unica compagnia petrolifera della Slovenia) a confermarlo: con una vendita a platts +15 è tutto tranne che conveniente, dal momento che a questa cifra dobbiamo sommare altri costi aggiuntivi che fanno arrivare la spesa a platts +45!

Addirittura, comprensivo dei costi di trasporto, la cifra definitiva arriva a platts +75. Tanto vale acquistare in Italia, no?

L’unico modo per vederci chiaro sembra essere quello di domandare ai camionisti che partono dalla Slovenia a chi sono destinati i loro carichi di carburante. Dopo parecchi tentativi andati a vuoto – pare che nessuno dei trasportatori sappia da chi sta andando – ecco che un nome salta fuori: Energy Group, che riceve (parole loro) “la bellezza di 50 autotreni al giorno, rivendendo il tutto al solito prezzo di platts +10“.

Pur volendo arrovellarsi il cervello non si riesce a comprendere come facciano a non perdere cifre folli. Finché non entra in scena una nuova figura: il broker olandese. L’intermediario acquista per queste aziende, vendendo a prezzo inferiore. Forse in questo modo il venditore non perde nulla, a discapito del broker che si ritroverebbe con una perdita di 2.300 euro per ogni camion di carburante.

Un altro vicolo cieco? Forse no. Infatti se il broker in questione facesse a meno di pagare l’Iva, ogni problema sarebbe magicamente risolto.

Ora il quadro è perfetto, dal rivenditore al broker ecco che tutti sono felici di aver guadagnato somme vertiginose.
Facendo un rapido calcolo, in quest’ottica l’Iva non versata nelle casse dello Stato arriverebbe (solo tenendo conto delle entrate di Energy Group) a 120milioni di euro l’anno. E chi paga? Ovviamente tutti noi.

Queste voragini in termini fiscali devono essere compensate, in un modo o nell’altro. Ed ecco arrivare tasse folli, come ad esempio la Sugar Tax. Tutto questo mentre qualche truffatore si arricchisce – e tanto. A scapito di noi contribuenti.

Lascia sbalorditi la completa ignoranza in materia dei proprietari dei distributori di benzina, che pare non si facciano troppe domande sul perché riescono a rifornirsi a prezzi stracciati. Sembra genuina buona fede quella che traspare da queste persone, che ammettono di non conoscere i costi della raffineria e sono quindi all’oscuro dell’intero problema.

Tra l’altro meglio stiano all’erta considerata una legge vigente che, in caso di Iva non versata dal famoso broker, lo Stato può tranquillamente rivalersi direttamente sul benzinaio al quale chiederà di versare l’imposta non pagata.

Come fare per mettere la parola fine a questa truffa vergognosa che impoverisce tutti? Una soluzione sarebbe quella di chiedere l’Iva direttamente al deposito, qualora il broker non la versasse. Basterebbe questo metodo per spezzare il circolo. Ma se non si prendono provvedimenti in tal senso quali interessi si celano sotto l’affare sporco?

Dopo il clamore mediatico dei mesi scorsi tutto è tornato come prima. Le truffe e le frodi continuano e nessuno se ne preoccupa mentre la benzina, in certe aree di servizio, si paga molto meno con il solito sistema ormai bene sperimentato.

Intanto le casse dello Stato languono. La legge, per restare in tema, dovrebbe ingranare la quarta. E non la retro. 

 

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