ROMA – LA CORSA AL MES: RENZI ACCELERA, BERLUSCONI SPINGE, CONTE FRENA. I GRILLINI STOPPANO

Chi spinge di più è Renzi nella speranza che non raggiungendo il Mes si passi ad un governo di transizione in cui a guadagnarci sarebbe soltanto il leader di Italia Viva. Nell'interesse degli italiani, ovviamente.

Roma – Il tema Mes divide, trasversalmente, maggioranza e opposizione. Infatti Lega e FdI sono contrari mentre FI è a favore, ma vi sono posizioni diverse anche all’interno di alcuni partiti. È incessante e frontale, comunque, l’offensiva del Pd per l’accesso al Mes, cioè ai 36 miliardi di prestiti che verranno erogati a tassi vicino allo zero. Dicono. Unica condizione è utilizzarli per finanziare la sanità. Gli euro-scettici e diffidenti sono tutti per il No al Meccanismo europeo di stabilità. Comunque se i contagi aumentano il Mes diventa una scelta obbligata.

Il rapporto con il Movimento 5 Stelle non deve essere, certamente, una prova muscolare. Così il PD, come Italia Viva, hanno deciso di riprendere l’offensiva per convincere l’alleato della maggioranza ad essere più elastico. Si cerca di convincere anche il premier Giuseppe Conte che da tempo si è schierato per il No, in quanto ritiene che il prestito europeo non vale abbastanza da mettere a rischio la sua maggioranza e andare, così, contro i sodali di Grillo. Una strategia che certamente non gli fa onore. Comunque se in tutto questo c’è un vero equilibrista, questi è il ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia, che esprime chiaro il suo ballerino parere:

Francesco Boccia

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“…Sul Mes non c’è un no. C’è solo un del Pd – dice Boccia sulla corda – non è un mistero che su questo tema il dibattito non è chiuso e il Pd ha il dovere di riaprirlo. In questo momento la nostra priorità è mettere in sicurezza lavoro ed economia. Ci avviciniamo alla data del 27 settembre. Ci sarà la nota di aggiornamento al Def, la manovra triennale 2021-23 e dovremo discutere anche delle risorse che stanziamo sulla sanità italiana di oggi e di domani. Sarà difficile non aprire quel dibattito, considerato che tutte le risorse dovranno andare in quella direzione…”.

Alla fine bisogna scegliere in quanto tutto deve essere previsto dal bilancio di previsione ma proprio la finalità del Recovery Fund che a differenza del Mes, del Sure o delle politiche monetarie della Bce, non è focalizzato sulle spese sanitarie ma sul lavoro o su interventi di breve periodo, potrebbe essere utile per ritornare in fretta alla normalità. Ogni strumento deve in altre parole essere utilizzato secondo progetti e disegni politici ampi, ragionevoli e, comunque, differenti.

Camilla Sgambato

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La strategia, però, che pare si voglia mettere sul campo di battaglia è la scuola. Infatti il Pd ha già pronta una proposta, firmata dalla responsabile settore istruzione del partito, Camilla Sgambato, per utilizzare “il Mes e il Recovery Fund per l’emergenza sanitaria ed in particolare per rilanciare la medicina scolastica“. In buona sostanza i fondi del Salva-Stati, a detta dell’esperta, dovrebbero essere destinati per attivare i “servizi di vigilanza sanitaria in presenza, assegnando così un pediatra ogni 8 piccole strutture scolastiche. Così da 0-6 anni dovrebbero esserci 4.000 medici. Pertanto un medico per ogni scuola autonoma che a conti fatti significa impegnare circa 8.000 medici. In particolare 12.000 giovani medici e personale infermieristico per essere tutti – grandi e piccoli – più sereni e tranquilli“. La follia, spesso, non conosce limiti ma tant’è.

Sul Mes non poteva non intervenire che il suo più acceso sostenitore: Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva rincara la dose contro i detrattori dello strumento a strozzo:

“…Conte deve battere un colpo. Perchè dire no al fondo è un suicidio per un Paese indebitato… Che stiamo aspettando…? Dal Mes capiremo che vuol fare Conte da grande. Se chiede il Mes significa che vuole guidare l’Italia. Se non chiede il Mes, significa che vuole guidare solo i Grillini. A lui la scelta… Ci sono 200 miliardi da spendere, presi in Europa perché abbiamo mandato a casa Salvini e messo in minoranza i sovranisti: una mossa che mi è costata molto ma che rivendico perché serviva al Paese. Ora questi soldi vanno spesi bene, in una cornice in cui la disoccupazione farà molto male. Da ottobre iniziano tempi durissimi. O c’è un esecutivo politico forte, come spero, o si farà strada l’ipotesi di un governo tecnico o di unità nazionale...”.

Soprattutto un governo tecnico che a Renzi non dispiacerebbe affatto considerata la sua grande esperienza sull’argomento ampiamente dimostrata nel corso della sua solo fortunata carriera politica. Ma in questi casi è opportuno parlare nel merito delle questioni, ovvero verificare la vicenda secondo il principio costi-benefici. Se qualcuno sa farlo. Però i Pentastellati, tranne i dissidenti, non danno segnali di apertura, sempre sospettosi e convinti che il prestito nasconda delle condizioni inaccettabili. E fanno bene perché ci sono. Il via libera arriva, invece, per il Recovery Fund, una via praticabile sulla quale però stanno emergendo ulteriori difficoltà. Stavolta di tipo tecnico e, finalmente, non politico.

Conte dice no, sino ad ora.

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Per assicurarsi i futuribili 209 miliardi tra prestiti e contributi europei, il governo deve rispettare alla lettera le raccomandazioni del Consiglio Ue ed i vincoli precisi nella destinazione. Sennò sono guai seri. Un’altra battaglia che divide i Dem dagli alleati di governo è la “riforma sul taglio dei parlamentari” che doveva essere accompagnata da una nuova legge elettorale ancora in alto mare. Arriverà prima del referendum come sarebbe auspicabile? Noi riteniamo di no. A riprova di questo il Pd ha chiesto che vengano rispettati gli accordi per evitare che qualcuno possa cambiare da solo la Costituzione. Ma pare difficile arrivarci, in commissione, entro il 20 settembre. Due problematiche certamente differenti ma che facevano parte di precisi accordi. Che pare impossibile onorare.

 

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