ROMA – IL SISTEMA PREVIDENZIALE E’ SULL’ORLO DEL BARATRO. SI TENTA UNA RIFORMA

Non si uscirà mai da quel labirintico pantano che è diventato il sistema pensionistico se non si programmerà seriamente una riforma autentica in grado di assicurare un'esistenza dignitosa a che esce fuori dal mondo del lavoro. Sino ad oggi sono state partorite solo catastrofi.

RomaTutto ruota sulle pensioni. Dopo i disastri del sistema previdenziale consumati dai governi che si sono succeduti da oltre un quarto di secolo si cerca di correre ai ripari. Infatti torna sul tavolo del Governo la riforma della previdenza. L’Esecutivo intende deciderla e vararla in fretta, cogliendo l’occasione della prossima legge di Bilancio da predisporre entro ottobre.

Così si stanno moltiplicando i tavoli di confronto per predisporre, subito, un pacchetto di misure da inserire nella legge di Bilancio. La priorità è per la proroga dell’Ape sociale, Opzione donna e la creazione di un nuovo strumento, che vada oltre l’isopensione (lo scivolo pensionistico per intenderci), che accompagni con una indennità i lavoratori a cui mancano 3-4 anni per andare in pensione.

Si valuta, si fanno proiezioni e si rinnovano speranze, con nuovi parametri e prospettive. Si mugugna e tanto anche. Comunque è sempre più difficile programmare il proprio futuro ma soprattutto gestire il presente. Così, in questo contesto di crisi profonda dove Quota 100 può considerarsi un ammortizzatore sociale, si è pensato di rinviare la sua conclusione al 31 dicembre 2021, salvo proroghe.

In ogni caso bisogna decidere quale dovrà essere il destino delle persone che vogliono andare a riposo, anticipatamente. Ma non si uscirà mai da quel labirintico pantano che è diventato il sistema pensionistico se si programmano interventi un giorno per l’altro. Senza una prospettiva reale da consolidare nel tempo. Pertanto l’obiettivo del Governo pare sia quello di realizzare una riforma ampia e duratura, non limitata a semplici ritocchi o proroghe delle misure esistenti. Insomma una sorta di “nuovo testo unico” a cui, ovviamente, nessuno crede.

Nunzia Catalfo

La nuova ipotesi che il ministro Nunzia Catalfo intenderebbe avanzare sarebbe incentrata su un “salvataggio” di Quota 100. In pratica resterebbe la flessibilità in uscita con un’età anagrafica di 62 o 63 anni in tandem con un’anzianità contributiva minima di 38 anni, anche se c’è chi si surriscalda il cervello su un ipotetico abbassamento della soglia a 36 anni per favorire le ristrutturazioni aziendali. Possibile?

La penalità sarebbe rappresentata da una riduzione del trattamento del 2,8-3% per ogni anno di anticipo rispetto all’età minima per la pensione di vecchiaia stabilita dalla legge Fornero a 67 anni. Dunque, nell’ipotesi di un 62enne intenzionato a ritirarsi dal 2022 (per l’anno prossimo sarà ancora in vigore Quota 100) il taglio potrebbe attestarsi tra il 14 e il 15% agganciando di fatto l’assegno al metodo contributivo e riducendo la quota retributiva di chi ha iniziato a lavorare e di chi aveva un rapporto in essere prima del 1° gennaio 1996, data di entrata in vigore della riforma Dini.

Quanti milioni di italiani hanno pianto…

I gravissimi problemi pensionistici sono sotto gli occhi di tutti ma l’emergenza Covid ha sconvolto il calendario dei lavori e ora sulle decisioni pesa un incognita in più, anche per i probabili licenziamenti che si prevedono quando scadrà il blocco imposto dai decreti emergenziali. Purtroppo il ginepraio inestricabile della previdenza italiana sarà impossibile da riformare. E se si tenterà ancora la strada del ritocco, la catastrofe è proprio dietro l’angolo con la mannaia del default per la maggior parte degli enti previdenziali.

                     La riforma Dini

In ogni caso si sta elaborando una sorta di “flessibilità in uscita“. Un meccanismo che preserverebbe il traguardo pensionistico in favore di chi ha raggiunto un’anzianità contributiva minima di 38 anni e che potrà andare in pensione al compimento dei 62 o, più probabilmente, dei 63 anni di età. Il rovescio della medaglia consisterebbe in una riduzione dell’importo dell’assegno di una percentuale attorno al 3% per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia dei 67 anni, quella prevista per l’ottenimento della pensione di vecchiaia.