ROMA – IL BEL PAESE HA BISOGNO DI DRAGHI COME NAPOLITANO DI MONTI: AZZO…

L'esperienza nera e tempestosa del governo Monti risuona lugubre nelle orecchie degli italiani anche dopo tanti anni. La previsione, se vogliamo, è ancora più oscura con Draghi. Per Di Maio sarebbe la panacea per tutti i mali.

Roma – Di Maio gioca a fare il leader e distribuisce patenti di gradimento, affidabilità e competenza per tutti ma, tiene a precisare, senza trabocchetti ed imboscate. È proprio così l’esaltazione di Mario Draghi proviene dall’enfant prodige di Beppe Grillo che immagina una leadership forte e sicura.

Insomma un condottiero competente, che potrebbe andare bene per occupare il ruolo di presidente del Consiglio oppure, in alternativa, il prestigioso incarico di presidente della Repubblica. In Italia c’è bisogno di un Draghi, nel bene e nel male e ovunque si pensi di metterlo, un Draghi va benissimo. Un Draghi non si nega a nessuno. Parola di Luigino. Comunque sono molti quelli che, pur di sbarazzarsi dell’Avvocato del popolo, invocano l’avvento dell’economista a capo di un possibile governo tecnico. Proprio come per Mario Monti, il tecnico voluto dal presidente Napolitano.

Monti & Napolitano, che tempi!..

Un periodo così nero che gli italiani non dimenticheranno mai. Senza alcuna diplomazia il ministro degli Esteri non parla, direttamente, male di Conte ma evidenzia che nella gestione dei fondi che arriveranno dall’Europa, per fronteggiare la crisi post-pandemia, “Potremo avvalerci di una competenza indiscussa come quella di Draghi”. A buon intenditor…

E con la stessa delicatezza di un dromedario Di Maio ritorna sull’argomento con più forza e decisione. Come se tutto fosse già stato deciso: “Questo non vuol dire fare la scarpe al premier Conte che ha tutta la mia fiducia, infatti penso che tutte le risorse della Repubblica vadano mese a disposizione del popolo italiano”. Forse una coltellata alle spalle avrebbe fatto meno male all’attuale presidente del Consiglio ma tant’è. Quando si dice gli amici.

Infatti il titolare della Farnesina non si ferma e non diventa rosso dalla vergogna. Anzi trova coraggio e riparte all’attacco: ”Tutte le risorse del Paese, in questo periodo che rappresenta la peggiore crisi dal dopoguerra ad oggi, debbono essere impiegate laddove ne abbiamo bisogno. E Mario Draghi è una risorsa per l’Italia. Così ha concluso Luigi Di Maio, rinnovando tutta la sua fiducia a Conte, fendenti a parte.

Amore e odio. Che paraculi…

In questa maniera l’ultima saldatura è stata fatta. Ecco l’evoluzione del pensiero dimaiano di cui tanto l’Italia aveva bisogno. Meno male che Di Maio c’è, canticchiano i suoi aficionados imitando il noto motivetto musicale del Cavaliere di Arcore. Nei prossimi mesi bisognerà concentrarsi su come spendere i soldi del Recovery Fund e sia Conte che Gualtieri, con la stoccata di Di Maio sempre fra i piedi, si può immaginare con quanta fiducia reciproca riescano a governare.

Luigino, che stupido non è, sa di avere esagerato e diventa più rassicurante nei confronti del popolo grillino cercando di tranquillizzare gli animi giurando che mai e poi mai tornerà a fare il capo politico. Anzi profetizza che il movimento, propria sponte, riuscirà sicuramente ad individuare un vero leader per tutti quelli che sono rimasti. Ma dovrà essere una leadership pluralista, stavolta. Il velo è caduto ed ipse dixit è stato sciolto anche questo nodo. Senza giri di parole non ci sarà un nuovo comandante alla guida dei 5S, piuttosto più figure di prestigio sul ponte di comando.

Ma il taglio dei parlamentari non era “legge”?

Per il resto non c’è da meravigliarsi se il partito degli astenuti, soprattutto per il referendum, avrà una percentuale molto alta. Diventa, purtroppo, imprevedibile un sistema che crei disaffezione, come in questo caso. Difatti l’anti-politica che produce astensionismo è veramente paradossale. Ciò significa che gli italiani sono veramente stanchi dei fiumi di parole e dell’incoerenza delle scelte. Chissà se c’azzecco.