ROMA – CONTE FA DIETRO FRONT. GRILLINI PRONTI ALLA SFIDUCIA. BENETTON ANCORA IN BALLO.

Tira aria di tradimento: Conte indietro tutta mentre i Grillini affondano sul presidente del Consiglio minacciando uno strappo insanabile. Quando la riunione volgeva al peggio hanno deciso di chiudere bottega rinviando il nodo autostrade. E' quasi una debacle per il premier che è uscito dall'assise abbassando lo sguardo.

Ricordare per non ripetere
Ricordare per non ripetere

Roma – A mezzanotte la riunione del Consiglio dei ministri è stata sospesa. Il ministro dell’Economia Gualtieri aveva appena terminato di illustrare la proposta di mediazione sulla concessione autostradale dopo un lungo tira e molla con Atlantia. Ecco la transazione per la quale i 5 Stelle hanno storto il muso: Cassa depositi e prestiti entrerebbe nella società Autostrade e della quota dei Benetton ne rimarrebbe una minima parte. Autostrade rimarrebbe poi fuori dall’area di Atlantia e verrebbe quotata in BorsaIl Movimento 5 Stelle tuona fra gli scranni:”…In questo modo i Benetton resteranno dentro Autostrade per almeno un anno…Non erano questi i patti…”. E mentre Conte abbassa  lo sguardo da un Di Maio inviperito il sospetto che il presidente del Consiglio abbia fatto dietro front abbandonando la parola “revoca” si è fatto sempre più palese. Insomma la maggioranza è divisa e l’accordo sembra lontano, lontanissimo. La proposta di Gualtieri accontenta il Pd o una buona parte di questo ma il resto scontenta tutti. Ormai c’è poco tempo per l’esecutivo: Conte deve decidere subito prima che lo strappo con i grillini diventi ferita profonda, insanabile. Di contro il partito di Grillo è alla canna del gas con il proprio elettorato: dopo aver mollato sull’Alta velocità Torino-Lione e sul gasdotto Tap, questa rimane l’ultima battaglia per non soccombere. Insomma c’è aria di sfiducia per Conte e l’affondo proviene proprio da casa. Al momento è meglio chiudere bottega. A mezzanotte tutti a casa o, meglio, nelle sedi di partito per meditare. I Benetton, al momento, tirano un sospiro di sollievo.

Ponte Morandi: Benetton assenti quando si è trattato di rimanere sul campo.

Nei giorni scorsi il nodo concessioni ad Autostrade per l’Italia aveva fatto crollare in Borsa la società che la controlla, la holding Atlantia. All’apertura dei mercati il titolo ha registrato una caduta a picco del 12,47% a 11,72 euro. Il crollo di Atlantia, che fa capo alla famiglia Benetton arriva nelle ore decisive sulla questione concessioni autostradali. Il Governo italiano, come aveva annunciato lo stesso presidente Giuseppe Conte sarebbe dovuto andare verso la revoca della concessione nella riunione del Consiglio dei Ministri, durante la quale si è giocato a fare lo struzzo, testa sotto terra e corpo in superficie. Così le azioni di Atlantia precipitano ancora a Piazza Affari, dove non sono riuscite a fare prezzo in avvio dunque una volta entrate in contrattazione, sono arrivate a perdere anche più del 14%, con passaggi in asta di volatilità. La caduta fa scivolare le quotazioni a 11,39 euro, ovvero i minimi da fine marzo, riportando la capitalizzazione di Borsa sotto i 10 miliardi di euro. Ma la situazione pare volga al peggio.

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La revoca potrebbe causare l’immediato fallimento della società Autostrade per l’Italia. Mancherebbero infatti, per causa dell’art. 35 del Decreto Milleproroghe (D.L. 162/2019), le risorse per il ri-pagamento di quasi 10 miliardi di debito complessivo. A catena l’impatto si ripercuoterebbe su €9 miliardi di debito di Atlantia (che controlla l’88% del capitale di Autostrade per l’Italia ed è garante inoltre di circa €5 miliardi di debito della controllata). E’ questa l’analisi più accreditata tra gli analisti finanziari, che spiegano così le cause del crollo del titolo di Atlantia oggi in Borsa nella prospettiva di revoca della concessione che, come ha annunciato il premier Conte, è stata portata sul tavolo del Consiglio dei ministri con la decisione che tutti conosciamo. E meno male che non si dovevano concedere ulteriori benefici. 

La sede di Atlantia
La sede di Atlantia

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L’ammontare del debito complessivo in default (oltre €19 miliardi) avrebbe serie conseguenze sui mercati obbligazionari e bancari europei visto che la maggior parte del debito è rappresentato da titoli quotati detenuti da grandi investitori di debito internazionali, oltre che da grandi istituzioni finanziarie europee (es. Banca Europea per gli Investimenti) e italiane (Cassa Depositi e Prestiti, Banca Intesa, Unicredit, eccetera), oggetto anche di prestiti della Banca Centrale Europea. Peraltro si ricorda che Autostrade per l’Italia ha anche emesso un prestito obbligazionario retail (per €750 milioni) detenuto da circa 17.000 piccoli risparmiatori italiani.

La famiglia Benetton a gran completo
La famiglia Benetton al gran completo

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Verrebbe così distrutto uno dei pochi gruppi italiani leader nel mondo, presente in 24 paesi. Inoltre il capitale di Autostrade per l’Italia è detenuto da grandi investitori internazionali, come il gruppo assicurativo Allianz (7% del capitale assieme ai suoi partner), nonché il fondo sovrano cinese Silk Road Fund (5% del capitale), oltre che da Atlantia, società fra le “blue chips” della Borsa Italiana che conta oltre 40.000 azionisti, fra cui il fondo sovrano di Singapore GIC (8,1% del capitale), la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (4,8% del capitale) e i maggiori investitori istituzionali internazionali del mondo (prevalentemente società di gestione di USA, Gran Bretagna, Francia, Germania e Australia) e i risparmiatori italiani. Uno scenario, avvertono infine gli analisti, che creerebbe un precedente unico scoraggiando totalmente ogni nuovo investimento estero in Italia. Certamente la revoca della concessione ad Aspi porterà a una lunga battaglia legale e una prolungata incertezza sulla azienda. L’esito del negoziato è imprevedibile e la decisione del Governo sarà “solo politica”. Nelle prossime ore Conte dovrà decidere: o Benetton, o la sfiducia. Elezioni a breve, grida qualcuno nei corridoi, questo Governo è finito. 

ROMA – RIFORMA DEL FISCO IN PRIMA LINEA. PER RIPARTIRE DAVVERO.