RISTORAZIONE – DA AOSTA A TRAPANI LA SITUAZIONE E’ DRAMMATICA: MIGLIAIA I DISOCCUPATI

Il comparto è allo stremo ma le soluzioni possibili ci sono e dovrebbero essere prese dal Governo per evitare il tracollo di un settore che era in piena espansione.

I ristoratori di Milano sono scesi in piazza nel capoluogo lombardo contro la mancanza di misure che li tutelino dal coprifuoco che partirà dalle 23 di stasera. La mobilitazione degli operatori dell’importante comparto, ormai in netta sofferenza, è dilagata in tutta Italia. Dalla scorsa primavera l’indotto è stato praticamente demolito con centinaia di esercizi chiusi e migliaia di addetti ormai disoccupati. I ristoratori lombardi parlano chiaramente e senza mezzi termini:

Ristoranti vuoti

“…Il nostro messaggio è rivolto proprio al presidente Fontana – spiega Alfredo Zini, ristoratore meneghino e presidente del Club Imprese Storiche di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianzai ristoratori non cercano assistenzialismo ma almeno una riduzione delle tasse, dei tributi locali e del costo del lavoro, che ci permetta di stare in piedi considerate le restrizioni. Le misure che il Governo e la Regione hanno preso fino ad oggi, e che riguardano il settore produttivo di ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie, discoteche, pub, gelaterie e locali serali, sono insostenibili per la gestione ordinaria di tutto il comparto e insopportabili economicamente. Noi imprenditori ci auguriamo che i comuni non applichino restrizioni ulteriori...”.

E che il settore sia in ginocchio non ci sono dubbi e come faranno i giovani che avevano appena aperto un pub o un ristorante a far fronte a spese e tasse dopo tutto quello che è successo?: “…Ci stanno chiedendo di continuare a lavorare con gli stessi costi – aggiunge Zinianzi addirittura più alti di prima, in quanto continuiamo ad acquistare prodotti e dispositivi per contrastare la diffusione del virus, per rispettare le norme che sono uscite in questi mesi, ma ad oggi abbiamo avuto una diminuzione degli incassi nella migliore delle ipotesi pari al 60% sull’anno precedente…”. Ogni ristorante che chiude danneggia la relativa filiera che riguarda il settore di prodotti alimentari, vini e bevande.

Alfredo Zini

Bar e ristoranti hanno aiutato Paese, Regione e Comuni ad aumentare gli introiti nelle casse delle amministrazioni, evidenzia il rappresentante dei ristoratori, ma se lo Stato non interverrà immediatamente, e con gli adeguati strumenti, si rischia davvero di perdere uno dei patrimoni economici più importante del nostro Paese: “…Il coprifuoco è una scusa, il vero problema non è la vita notturna, ma quella diurna come sugli autobus e metropolitane – continua Alfio che gestisce un’osteria genovese sui Navigli – hanno avuto otto mesi per prepararsi, ma non sono stati capaci. Lunedì sera ho incassato 28 euro e non so ancora che cosa farò stasera. Non si è capito se dovrò mandare via i clienti alle 23 o prima per consentirgli di arrivare a casa…”.

Regole si ma chiare almeno, per non peggiorare la gravissima situazione: “…Sappiamo le cose all’ultimo e ci ritroviamo a dover improvvisare – aggiunge Roberto Calderone della Filetteria Italianada stasera quando scatterà il coprifuoco alle 23, anticiperò il primo turno della cena alle 18 sperando che anche i clienti di adeguino ai nuovi ritmi della città...”.

Nessuna circolare informativa, men che meno una mail di chiarificazione delle nuove normative che possa aiutare gestori e proprietari di locali a districarsi nel ginepraio dell’ultimo DCPM: “…Riuscire a stare aperti sarebbe già un successo – racconta Giuseppe, titolare di un ristorante in zona Porta Romana – prima del lockdown avevo sei dipendenti, adesso sono rimasto da solo a fare contemporaneamente da cuoco e barman. Così come i gestori dell’osteria accanto che da 32 anni servono i piatti della tradizione. È il momento più duro per noi, speriamo di riuscire a sopravvivere”.

In provincia, ma è la stessa cosa da Aosta a Trapani, la situazione è anche peggiore: “… Da qui non passa più nessuno – racconta Christian, titolare di una trattoria in Oltrepò pavesele ditte hanno chiuso e gli operai, di conseguenza, sono stati licenziati dunque addio a pranzi e cene di lavoro. Aspetto qualche altro giorno poi abbasso la saracinesca per sempre...”. Non è da meno Pippo, proprietario di un noto ristorante a Ragusa: “…Dopo l’estate vediamo qualche cliente solo per il fine settimana – conclude il ristoratore siciliano – ma durante l’ultimo week end non si è vista anima viva. Se continua cosi sono costretto a chiudere bottega e licenziare cuoco, aiuto, lavapiatti e quattro camerieri...”. La frutta è servita. 

 

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