RIETI – CASE DI CARTA: LE AVREBBE RASE AL SUOLO ANCHE LO SCOPPIO DI UN PETARDO.

Sono le prime condanne per le responsabilità derivate dai danni ai fabbricati distrutti dai terremoti che colpirono il Centro Italia. Ne seguiranno altre perché di scandali ce ne sono fin troppi.

Rieti – Il tribunale sabino ha condannato tecnici e funzionari per omicidio colposo, disastro plurimo e lesioni gravi. Le case popolari di piazza Sagnotti ad Amatrice sarebbero cadute anche per eventi naturali di gran lunga inferiori rispetto al sisma del 24 agosto 2016. In quella occasione persero la vita, in quelle case di carta, 18 inquilini su 21. L’incuria dell’uomo dunque ancora una volta alla base delle tragedie peggiori del nostro Paese.

L’incuria ma anche il risparmio sui materiali, i lavori alla carlona, gli appalti truccati o aggiudicati con ribassi eccezionali, la manodopera spesso utilizzata in nero e cosi via dicendo, hanno causato in ogni parte d’Italia più vittime di terremoti e alluvioni. Specie quando, come in questo caso, si tratta di appalti pubblici ovvero di case popolari che da noi sono sinonimo di abitazioni economiche, costruite con il minimo indispensabile e che da un momento all’altro potrebbero sbriciolarsi. Così è stato.

Le macerie della casa popolare

Per il giudice monocratico di Rieti Carlo Sabatini, infatti, quelle case popolari, oltre ad essere abusive, erano anche costruite male. Talmente male che anche un terremoto di magnitudo minima le avrebbe rase al suolo. Intanto la prima sentenza è stata emessa per un totale di 36 anni di carcere e sarà la prima di una lunga serie atteso il congruo numero di processi in corso per via dei ripetuti terremoti e delle responsabilità che si sono originate dagli edifici non antisismici o costruiti alla meno peggio. Per non parlare delle speculazioni successive e che hanno riguardato lo smaltimento delle macerie, le abitazioni d’emergenza e la ricostruzione in genere.

Il Pm Gustavo Maruotti

Per il disastro delle abitazioni di proprietà dell’Istituto autonomo Case popolari di piazza Augusto Sagnotti sono stati condannati a 9 anni di carcere Ottavio Boni, all’epoca direttore tecnico dell’impresa costruttrice Sogeap; a 8 anni Luigi Serafini, amministratore unico della stessa impresa; a 7 anni Franco Aleandri, allora presidente dello Iacp; a 5 anni Maurizio Scacchi, geometra della Regione Lazio-Genio Civile; a 7 anni Corrado Tilesi, ex assessore del Comune di Amatrice.

Il presidente Mattarella rende omaggio alle vittime di Amatrice

Tutti gli imputati, insieme ai responsabili civili (Ater, Regione Lazio e il Comune Amatrice), dovranno risarcire le parti lese (ma pare già che ci siano problemi in tal senso) con somme che stabilirà il tribunale civile anche se in sede penale il giudice monocratico ha erogato provvisionali per le famiglie delle vittime e dei feriti che vanno dai 20mila a quasi 400mila euro. Gli alloggi popolari, costruiti fra il 1973 e il 1977 con soldi pubblici, avrebbero dovuto rispettare la già vigente normativa antisismica ma chi le aveva costruite non aveva osservato alcuna prescrizione e chi doveva controllare, ovvero i tecnici del Genio Civile e quelli del Comune di Amatrice, non lo avevano fatto. Come spesso accade:

”…Lo dissi già quattro anni fa dopo i primi accertamenti – ha detto il Pm Rocco Gustavo Maruotti, visibilmente commosso – che quegli edifici di edilizia popolare sarebbero crollati con qualsiasi sisma si fosse verificato ad Amatrice, perché erano stati progettati e costruiti in violazione delle norme previste per le costruzioni in zona sismica e perché i funzionari pubblici che avrebbero dovuto vigilare sulla loro realizzazione non lo fecero. Resta il rammarico per i 18 morti che si potevano e dovevano evitare. Spero solo che questa sentenza serva a riconciliare i cittadini di Amatrice con quello Stato che 30 anni fa li ha traditi con condotte scellerate…”.

L’avvocato Wania Della Villa

Il primo grado del processo è ormai concluso e pare che diversi professionisti ricorreranno in Appello così com’è nel loro diritto: ”…E’ stata scritta una pagina importante – ha detto l’avvocato delle parti civili, Wania Della Vignagiustizia è stata fatta perché è stato dimostrato che le vittime non sono morte per un fatto naturale, come può essere un terremoto, ma per precise responsabilità umane. E’ stata fatta giustizia per intere famiglie sterminate quella notte. Quelle palazzine crollarono come castelli di carta senza lasciare scampo a chi le abitava, tra l’altro ignorando che fossero completamente abusive. Costruite con i soldi pubblici e in totale difformità al progetto iniziale…”.

 

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