RIAPERTURA, CHE FARE? CI VUOLE UN MIRACOLO.

La Cabina di Regia ha deciso una ripartenza graduale che inizierebbe il 4 maggio ma che potrebbe essere interrotta in qualsiasi momento a seconda dei dati sanitari sull'andamento della pandemia. Alcune Regioni manterranno alcune restrizioni ma il futuro è ancora nebuloso e incerto.

Riapertura graduale per tutte le attività. Fase 2, al via la mobilità.

Oggi si saprà di che morte dovremo morire. E qui il piccoletto malefico c’entra poco o niente. Governo, Regioni e Comuni, chiamati a rapporto dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia con la probabile partecipazione del ministro della Salute Roberto Speranza, dovranno valutare e decidere nel merito della cosiddetta Fase 2, la tanto attesa ripartenza. Il 4 maggio ripartiremo? E’ certo? Macchè.

Francesco Boccia.

E anche il leader del M5S Vito Crimi è dello stesso avviso. Il grillino di ferro intende aspettare ancora e vedere come si mettono le cose prima di pronunciarsi definitivamente e semprechè gli esperti scientifici diano parere favorevole. Obiettivo salute, per Crimi, il resto viene dopo. Aprire le porte prima per rivederci a casa un’altra volta per una probabile recrudescenza virale che senso avrebbe? E che guai provocherebbe oltre quelli che abbiamo subito? In Campania peggio che andar di notte:”…C’è chi preme per affrettare la ripresa di tutto ma dobbiamo avere grande senso di responsabilità – ha detto Vincenzo De Luca – se dovessimo avere corse in avanti in regioni dove c’è il contagio così forte, la Campania chiuderà i suoi confini. Faremo un’ordinanza per vietare l’ingresso dei cittadini provenienti da quelle regioni…Se manteniamo il rigore che abbiamo avuto finora, a metà maggio potremo dire di aver sconfitto in Campania il Coronavirus…Nei prossimi giorni saranno intensificati i controlli nelle strutture che ospitano gli anziani…”. A proposito di anziani pare che almeno 23 Procure, sino ad oggi, abbiano aperto fascicoli a carico di noti e ignoti per la morte di centinaia di anziani abbandonati al loro triste destino nelle Rsa private e partecipate. Una strage che, un po’ dappertutto, Lombardia in testa, si poteva evitare ma cosi non è stato e qualcuno dovrà pagare.

Attilio Fontana.

Di contro il governatore Attilio Fontana si difende e difende:”…Credo proprio che non abbiamo assolutamente sbagliato niente – ha aggiunto Fontana – abbiamo fatto una scelta, l’agenzia di Tutela della Salute doveva controllare le condizioni delle delibera, ossia l’isolamento in singoli reparti e dipendenti dedicati esclusivamente a quei pazienti e, sulla base delle risultanze tecniche, abbiamo portato avanti il provvedimento…”. Probabilmente i magistrati inquirenti che stanno indagando sul Trivulzio & company la pensano diversamente come le famiglie degli anziani che hanno denunciato morti sospette, abbandoni, negligenza ed imperizia nell’assistenza di persone che dovevano essere gestite in maniera diversa. E cosi non è stato. Fontana si dice sicuro anche per la riapertura, checché ne dicano le redivive Sardine, assenti in tutto il periodo cruciale della pandemia per poi rifarsi vive per chiedere il commissariamento della Regione Lombardia. Pensa tu che in mani finiremmo a dare credito a questi pesciolini-burattini. Il governatore è certo che il 4 maggio ci saranno le condizioni per tornare in libertà. Speriamo che passi un angelo e dica amen, per lo meno.

Luca Zaia.

In Veneto, invece, si brinda già alla ritrovata esistenza oltre le quattro mura di casa:”…Il trend benevolo sui positivi ci fa preparare bene alla ripartenza: il lock-down non esiste più – ha detto senza mezzi termini il governatore Luca Zaia – stiamo lavorando alacremente per presentare un progetto di messa in sicurezza per la ripartenza…Se dipendesse da me riaprirei tutto il 4 maggio con gradualità e senso di responsabilità…“. Forse Zaia pecca di ottimismo che, in casi come questo, potrebbe essere foriero di errori pesanti i cui esiti potrebbero essere imprevedibili. Ricordiamoci che sino al 6 marzo scorso stavamo tutti in giro mentre la pandemia affilava la lama.

Stefano Bonaccini.

Non sono bruscolini. Meno entusiasta e più guardingo il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini che, se fosse per lui, non muoverebbe un dito tranne dietro l’assenso del governo centrale. Pardon di una parte del governo, quella bella rossa di un certo Pd:”…Bisogna continuare a gestire un’emergenza sanitaria che resta difficile – evidenzia Bonaccini – non ho intenzione di fare polemiche, voglio invece dare una mano per arrivare presto a un Piano per il Paese. Di cui c’è bisogno. Penso non sia il momento delle divisioni. Serve unità. Né mi permetto io di indicare quale sia la strada giusta per le altre regioni. Il governo ha giustamente l’ultima parola. Per parte nostra vogliamo dare una mano a definire un Piano Paese: costruire accordi territoriali per una ripartenza sicura. In Emilia Romagna abbiamo deciso con le parti sociali che metteremo a punto un progetto per far ripartire gradualmente le filiere a valenza internazionale e i cantieri delle opere pubbliche…”.

Nello Musumeci.

In Sicilia il presidente Nello Musumeci, pur essendo favorevole ad una riapertura graduale, non se la sente di vanificare gli sforzi fatti con restrizioni maggiori di quelle adottate in Lombardia per poi ritrovarsi con una seconda emergenza:”…E’ necessario, direi forse indispensabile, che essa sia accompagnata da una strategia sostenuta da basi scientifiche – ha concluso il governatore isolano – e che individui una gradualità capace di tenere in considerazione il diritto di ciascun cittadino e di ciascun lavoratore, alla sicurezza sotto il profilo sanitario…”.

Cabina di Regia. I saggi del Governo per la ripartenza.

La Cabina di Regia ha scelto la riapertura a scaglioni delle attività con tutta una serie di accorgimenti individuali e collettivi (obbligo mascherine e guanti, tamponi e test sierologici per tutti e applicazioni telematiche per il tracciamento dei soggetti infetti) che dovranno, per quanto possibile, evitare nuovi contagi. Una delle prime priorità è la riapertura dei reparti degli altri ospedali. Migliaia di persone sono in attesa di visite, controlli specialistici e interventi chirurgici che sono stati annullati o dilazionati sine die per l’emergenza Covid-19. Per il resto si procederà a vista. Se non a tentoni. Non per giustificare Conte e i suoi ma solo un santo potrebbe farcela in questo momento delicatissimo. Con un miracolo.