RECOVERY FUND? UNA TRAPPOLA CHE NON È SFUGGITA AGLI EUROSCETTICI.

Se Il Mes era un cappio, questi fondi sono una ghigliottina. Sarebbe meglio fare da soli, dicono diversi economisti, mirando ad una progressiva rottura con la Bce e con il bilancio comunitario per traslare lo Stato verso un nuovo protagonismo economico.

RECOVERY FUND: LA NUOVA TRAPPOLA EUROPEA
Ursula Von Derleyer

Mentre l’Italia aspetta gli interventi finanziari Europei come Samuel Beckett aspettava Godot, nel Bel Paese la situazione diventa sempre più tragica. Le sei settimane di contenzione forzata hanno proiettato l’Italia verso una regressione economica senza pari. Le attuali stime prevedono una diminuzione del Pil di almeno 3 punti percentuali. E potrebbe crescere ulteriormente se le aperture del 18 maggio e del 1° giugno dovessero essere posticipate. Salvo recrudescenze virali obiettive.

Nel frattempo, allontanato, almeno in parte, lo spauracchio del Mes, sembra che la salvezza dell’Europa intera passi per i Recovery Fund. Una nuova tipologia di fondi che a quanto pare dovrebbero risollevare le sorti economiche del Vecchio Continente.

Ma siamo proprio sicuri che dietro questo finanziamento non si celi un ulteriore inganno? In realtà la tanto agognata misura economica invocata dall’Italia non sarebbe un dono, anzi, tutt’altro. In queste colonne avevamo già mosso dubbi e perplessità in merito al fatto che i finanziamenti sarebbero entrati a far parte del bilancio dell’Unione Europea. Oggi siamo ancor più convintamente scettici o, per meglio dire, euroscettici. Infatti, l’utilizzo del Recovery Fund, condurrebbe l’Italia ad indebitarsi ulteriormente con l’UE, portando lo Stivale, in tempi relativamente brevi, a dover quasi raddoppiare i contributi da versare per il bilancio della stessa Unione. A sostegno di questa ipotesi anche Guido Salerno Aletta, ex direttore generale della Fondazione Ugo Bordoni ed ex vicesegretario generale di Palazzo Chigi.

RECOVERY FUND: LA NUOVA TRAPPOLA EUROPEA
Guido Salerno Aletta

“…Il Recovery Fund ipotizzato e sollecitato dall’Italia – ha dichiarato Aletta – condiviso come importante ed urgente dal Consiglio europeo di giovedì 23 scorso, e per il quale si è dato mandato alla Commissione di definire entità esatta, metodo di finanziamento e tipologia di erogazioni (se sotto forma di prestito o come contributo a fondo perduto), non è gratis: richiede il raddoppio del contributo degli Stati al bilancio della Unione, portandolo dall’1,2% al 2% del PIL. Il budget europeo del 2021-2027 passerebbe così da 1000 a 2000 miliardi di euro. In pratica, per l’Italia si tratterebbe di un maggior esborso netto di altri 17 miliardi l’anno a partire dal 2017, considerando il PIL del 2019. O la pressione fiscale cresce, o si devono tagliare le spese. E tutto questo, unito a un prestito del MES-sanitario che varrebbe 34 miliardi, sarebbe da rimborsare con gli interessi. L’obiettivo del Deep State è utilizzare la crisi in corso per erodere ulteriori ambiti di autonomia da parte degli Stati europei, legandoli ancora più strettamente all’Unione. È questo, e non tanto il nodo del nuovo debito e della solidarietà di fronte al rischio che ne deriva, il punto cruciale della partita in corso…”.

Del medesimo avviso appare anche il Emiliano Brancaccio, docente presso l’Università degli Studi del Sannio che, come conseguenza alla crisi, vede una maggior interessamento dello Stato nell’economia:

“…Una delle implicazioni di questa crisi sarà una gigantesca esplosione dei fallimenti e delle bancherotte in tutti i settori. Non verranno colpite solo le piccole e le medie imprese, ma a pagarne le conseguenze saranno anche le realtà più grandi. Parliamo delle grandi aziende dei trasporti, dell’industria pesante e delle stesse banche. Le stime indicano che assisteremo a un boom di fallimenti almeno due volte più grande di quello che si ebbe con la crisi finanziaria del 2008. Questo cosa implica? Che una parte importante delle imprese in bancarotta verrà acquistata dagli Stati, portando molte entità ad abbracciare nuovamente le nazionalizzazioni e le statalizzazioni…”.

RECOVERY FUND: LA NUOVA TRAPPOLA EUROPEA
Prof. Emiliano Brancaccio

Sembra che l’Italia, e non solo, sia giunta a un bivio: da una parte la via europea, che porterebbe a una maggiore erosione del potere statale sul proprio territorio, dall’altra una via nazionale che necessiterebbe di una progressiva rottura con la Bce e con il bilancio comunitario per traslare lo Stato verso un nuovo protagonismo economico. Chissà se proiettato, in un futuro a medio termine, ad un ritorno della vecchia moneta nazionale.