RANDAGISMO – MILIONI E MILIONI DI EURO SUL BUSINESS DEI CANI VENDUTI. COMPLICI GLI ENTI LOCALI.

Il traffico di animali d'affezione è in netto aumento. Connivenze e complicità alimentano il commercio di cani e gatti che finiscono nei laboratori di sperimentazione e vivisezione. Quando non in quelli della macellazione clandestina e della cinomachia a scopo di scommesse. Insignificanti i controlli rispetto al cospicuo giro d'affari.

Nel mondo del volontariato, in ogni settore, sono poche le persone serie che con mezzi propri, e con poche risorse, si adoperano per il benessere dei nostri amici a quattro zampe più sfortunati. Poi c’è l’altra faccia della medaglia, chi lucra e specula. Individui immorali e ancor più abbietti perché il loro illecito arricchimento si basa sul commercio di creature viventi indifese e senzienti come nel caso dei poveri randagi. Troppo numerosi specie negli ultimi anni. A lanciare l’allarme già nel 1993 il ministero della Sanità con la circolare n° 33 del 12 agosto, a firma dell’allora ministro Mariapia Garavaglia, che aveva come oggetto l’esportazione dei cani vaganti.

Già allora, a soli due anni dal varo della legge quadro 281 del 1991, emergevano forti dubbi e serie preoccupazioni sugli strani traffici di cani in direzione della Germania. Migliaia di cani “deportati dal Sud e centro Italia di cui non si sono avute più notizie“. Se pensate che il traffico si sia fermato vi sbagliate. Da allora, nulla è cambiato. Sono stati esportati legalmente 2 milioni di cani ma è impossibile quantificare il numero esatto ovvero aggiungere al totale quelli di proprietà, ceduti o rapiti, che hanno oltrepassato i nostri confini in maniera illecita. Di questi 2 milioni di animali solo 300 mila hanno davvero trovato casa oltralpe.

Cinomachia clandestina

I poveri quattro zampe, con mezzi di fortuna, vengono inviati in Svizzera, Germania, Olanda, Austria, Malta, paesi del Nord Europa e dell’Est europeo. In Germania chi adotta un animale paga una sorta di “tassa di protezione dell’animale”, 300-400 euro anche per un meticcio. Che l’uomo lucri sul povero cagnetto di strada pazienza, direte voi, l’importante è la salute degli animali. Ma il problema è che la maggior parte di questi animali sparisce. Anche quelli fatti emigrare con l’aiuto di associazioni, anche centinaia per volta. E dopo qualche tempo se ne perdono le tracce. A chi dice che si tratta di leggenda metropolitana basta fare incrociare i numeri.

Se gli animali esportati in Svizzera o Germania avessero davvero trovato casa, ogni famiglia dovrebbe avere oltre una decina di cani a testa. Spesso gli adottanti hanno profili falsi sui social e dopo qualche foto di rito, preparata ad hoc, si eclissano. Già l’Enpa nel 2009 scriveva a sostegno della sua campagna ti deporto a fare un giro. E nello stesso anno la Lav asseriva che i nostri animali d’affezione servivano a testare sostanze chimiche. Il sospetto, o meglio la certezza, è che con la scusa che all’estero gli animali trovano casa più facilmente si incrementi un vasto traffico di bestiole che, prelevate gratis o a cifre irrisorie, vengano spediti in paesi esteri con trasferimenti mascherati da adozioni. E pagati a caro prezzo.

Vivisezione

Questi animali verrebbero poi destinati alla sperimentazione, alla vivisezione, cinomachia clandestina o, addirittura, per farne cibo in scatola o pellicce, nei Paesi in cui non è vietato il commercio di pelli di cani o gatti. Quelli che rimangono in Italia vengono reclusi in strutture spesso fatiscenti e poi abbandonati. I volontari, quelli veri, devono fare i conti con le emergenze quotidiane mentre gli altri membri della filiera pensano solo al profitto. La lotta ad accaparrarsi la gestione di canili e rifugi in convenzione, finanziati con fondi pubblici, è senza esclusione di colpi.

Canili fatiscenti che incamerano soldi pubblici: ottimo affare

In definitiva il business del randagismo è un affare con profitti ingenti e pochi controlli. Spesso incentivato da connivenze e complicità a livello degli enti locali. In questo caso il silenzio conviene a tutti. A chi dovrebbe impegnarsi, e non o fa, e a chi si frega le mani per i lauti guadagni. Tutti complici: parte delle istituzioni dello Stato ai vari livelli, sia centrali che periferici. Con dolo o senza. Un sistema corrotto e remunerativo, spesso camuffato da coraggioso volontariato, dove l’ultimo aspetto considerato è il benessere degli animali. Fido e Pippi ringraziano.

 

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