RAI MA CHE MI DAI?

In queste serate da tregenda gli italiani vorrebbero sorridere davanti al piccolo schermo e non continuare a piangere. Che fine hanno fatto Sordi, Gassman, Tognazzi ma anche Verdone e le numerose fiction che hanno fatto la fortuna della nostra tv di Stato? Basta vecchi western e colossal del secolo scorso.

Monoscopio Rai.

In questi giorni di arresti domiciliari molti di noi avranno compreso come si vive la galera a casa e, soprattutto, come stanno i randagi nei canili. Un buon libro, il computer, i videogiochi e qualche mezz’ora di ginnastica tra le scale e il garage possono servire a rompere la monotonia di queste assurde giornate che si allungano sempre di più facendoci perdere la cognizione del tempo e quella socialità che era parte integrante della nostra esistenza. Certo ne usciremo diversi. Più provati, forse migliori. O forse no. Chi può dirlo? Per quanto mi riguarda ritengo che ci sarà da rifare l’Italia cosi com’è stato nell’immediato dopoguerra. E se Vico, quello dei corsi e ricorsi, aveva ragione, mi aspetto anche un nuovo boom economico, un bel ritorno alla lira e una nazione più grande e autorevole. Sogni? Mah, sarà. Forse è quel bicchiere sempre mezzo pieno che vedo davanti a me a farmi pensare in positivo. Ma tra uno sbadiglio sul divano e una decina di caffè, non vi nascondo, qualche bel film in tv me lo sarei visto con piacere.

La famiglia italiana, in questi giorni, vuole sorridere davanti alla tv.

Anche per passare il tempo in maniera meno gravosa, invece è proprio il caso di dirlo: Rai ma che mi dai? Canone a parte, non c’è trasmissione degna di nota. Non c’è programma di intrattenimento che non parli del virus spesso con immagini tragiche che farebbero bene a non mandare in onda per non aumentare la depressione che aleggia nelle case degli italiani. Non c’è un bel film nemmeno a pagarlo a peso d’oro e anche La7 e Mediaset non sono da meno. Riciclano western di mezzo secolo fa e vetusti colossal dalle trame tragiche quando abbiamo bisogno di sorridere e di sperare nel futuro. Ma che fine hanno fatto i film di Sordi, Tognazzi, Gassman, Magnani e Fabrizi? Una bella serie di Fellini? E perché non un revival di Verdone e di altri comici più recenti? Vogliamo ridere, distenderci, scherzare, ricordare i momenti belli, farci quattro risate davanti ad una buona Matriciana ed un bel bicchiere di vino. Dalla mattina alla sera di puntuale c’è soltanto la conta dei morti, dei sopravvissuti e dei contagiati. La solita solfa del vaccino che sembra sempre più lontano e dell’ultimo farmaco efficace che sembra sempre più vicino. Poi c’è la lunga sequela di camici bianchi, non quelli in prima linea che si fanno il mazzo così a rischio della propria vita, piuttosto quelli da salotto televisivo e da collegamento Skipe da casa che, ormai è palese, inseguono il Nobel facendo proprie ipotesi di altri affermando e negando tutto ed il contrario di tutto.

I soliti western di oltre mezzo secolo fa.

Che se ne parli bene o male, purché se ne parli. No, così non va. Vogliamo trascorrere questi giorni che ci separano dalla normalità nella maniera migliore, siamo già duramente provati. Specie i bambini, quelli che non hanno la fortuna di avere il parco privato sotto casa e che sono stati condannati in cella senza avere fatto nulla mentre migliaia di altri galantuomini per aver consumato reati su reati sono stati liberati. Insomma almeno dateci qualcosa da vedere.

Amici Miei atto 2.

Anche Totò, il Maresciallo Rocca, Distretto di Polizia 1-2-3-4-eccetera, vivaddio fateci divertire anche riproponendo materiale dello storico archivio Rai come Canzonissima, vecchie edizioni di Domenica In e tanto altro ancora che dieci anni non basterebbero per mandare in onda tutti i successi della nostra televisione di Stato. Abbiamo estremo bisogno di passare queste giornate fingendo di stare bene. Illudendoci di superare indenni questo momentaccio. Ma se ci togliete anche il gusto per il piccolo schermo, peggiorato non poco negli ultimi anni, allora ditelo che lo fate apposta. Dai, Rai ce la fai?

Archivio storico della Rai.