RAGUSA – RIDATECI I SOLDI. IN QUELLE AZIONI ABBIAMO INVESTITO LA NOSTRA VITA.

Alcuni dei numerosi azionisti rivendicano l'applicazione dei contratti a suo tempo stipulati anche se alcune persone anziane ritenevano di aver sottoscritto piani di risparmio e non azioni. La banca risponde che tutto è stato fatto nell'osservanza delle norme vigenti.

Ragusa – La protesta nel giorno dell’assemblea annuale dei soci della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Il 29 giugno scorso un gruppo di azionisti si è fatto trovare davanti ai cancelli della sede centrale dell’istituto di credito ibleo per manifestare contro le scelte dei vertici della banca riguardo la gestione delle azioni. Sono uomini e donne, di tutte le età e ceti sociali, che hanno investito tutte le loro risorse, anche i Tfr, su quei titoli proposti come sicuri e portatori di un guadagno certo, garantiti da una crescita di valore costante – grazie alla periodica rivalutazione operata dalla Banca contestualmente alla sua crescita – e di facile liquidazione mediante il riacquisto da parte della Banca stessa. Tutto questo almeno in teoria:

“…Ma la Bapr ha alzato una cortina di ferro – dice G.R. di 67 anni, cliente dell’istituto di credito – facendosi scudo di una direttiva europea, che limita il riacquisto delle proprie azioni secondo principi prudenziali. La Banca ha limitato drasticamente il riacquisto di azioni proprie, consentendolo per quantitativi sempre minori, nell’ordine di sole 30 o 20 azioni per volta, rendendolo pressoché nullo sino a bloccarlo, arbitrariamente, nel settembre 2017″…”.

Dal 2018 la negoziazione delle azioni sarebbe avvenuta solo sul mercato Hi-Mtf, il cosiddetto “borsino”. In un anno questo mercato ha prodotto una drastica flessione del valore nominale delle azioni. Alcune associazioni di categoria hanno denunciato anche il mancato rilascio dei contratti in alcuni casi, mentre molti anziani hanno affermato di essere convinti di aver aperto un conto per i risparmi mentre avrebbero sottoscritto azioni. Da qui ha avuto inizio la battaglia del Comitato degli azionisti della Banca Agricola Popolare di Ragusa ma, per la prima volta, proprio in concomitanza con l’annuncio della protesta del 29 giugno, si è registrata una spaccatura interna tra gli stessi azionisti. Con un comunicato stampa il Comitato dei piccoli azionisti della Banca agricola Popolare di Ragusa, rappresentato da Florinda Giangravè, Francesco Iemolo, Salvatore Rando, Salvatore Barrano, Mirco Di Dato e Attilio Gregna, rappresentanti votati in assemblea dagli azionisti, si è dissociato formalmente dall’annuncio dalla protesta davanti alla sede della Bapr di Ragusa.

“…La decisione di alcuni azionisti di muoversi a protesta – si legge nel comunicato – non rispecchia la strategia adottata al momento dai rappresentanti del tavolo tecnico, che finora hanno mantenuto un dialogo con i vertici della Banca, cercando interlocuzioni continue con la Banca d’Italia e con il ministero dell’Economia e della Finanza…”. 

Gli azionisti si sentono traditi dalla banca

“…Ormai sono anni che la situazione si è fatta insostenibile – aggiunge M.T. di 46 anni, altra cliente della Banca – e i risparmi di migliaia di famiglie sono letteralmente bloccati all’interno di un mercato che non solo ha portato a un importante perdita del valore di tali soldi ma non permette nemmeno di recuperare ciò che ne rimane. Inoltre questo meccanismo perverso ha innescato una vera e propria guerra tra poveri, portando semplici e comuni cittadini a “lottare” tra loro, nella speranza di vendere una manciata di azioni. Non solo molti risparmiatori, pur di andare avanti, sono stati costretti a contrarre prestiti con la banca stessa, pur avendo a suo tempo affidatole i propri risparmi. Altri risparmiatori, stanchi delle inconcludenti trattative portate avanti con Bapr e soggetti istituzionali, hanno deciso di far sentire la propria voce considerando che un anno di silenzio non ha portato a nulla! Non possiamo più aspettare, questo è solo l’inizio di una lunga e agguerrita protesta…”.

Sull’argomento i vertici della Bapr si sono espressi rare volte. L’ultima è stata nel febbraio del 2019 con una nota inviata ai giornali attraverso la quale si sottolineava la solidità dell’Istituto di credito ma anche che il riacquisto delle azioni deve rispondere alle norme della comunità europea e che la banca è assoggettata alla preventiva autorizzazione dell’Autorità di Vigilanza nazionale (Banca d’Italia). Di seguito il comunicato ufficiale della banca:

La sede centrale della Banca Agricola Popolare di Ragusa nel capoluogo ibleo. 

In relazione ai recenti articoli pubblicati su alcuni media sia nazionali che locali, recanti informazioni, commenti e valutazioni aventi ad oggetto il riacquisto di fondi propri e la mancanza di liquidabilità del titolo azionario della BAPR, nonché la sua situazione patrimoniale e finanziaria, Banca Agricola Popolare di Ragusa precisa che si tratta di informazioni diffuse con tono allarmistico, spesso assai imprecise e assolutamente prive di ogni fondamento con riguardo alla reale situazione aziendale.

“…Ritenendo alcune di tali condotte inammissibili, si è dato mandato professionale per adottare le più opportune iniziative, davanti alle competenti Autorità, volte a perseguirne l’illegittimità,  anche a tutela di soci e clienti dell’Istituto…”.

Nello specifico e con l’intento di fare chiarezza:

1. con riferimento al riacquisto di fondi propri, tale attività è regolamentata dagli artt. 77, par. 1, lett. a) e 78 del Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, nonché dall’art. 32, par. 2, del Regolamento delegato (UE) n. 241/2014 della Commissione del 7 gennaio 2014. Queste norme comunitarie non impediscono il riacquisto di fondi propri da parte di una banca popolare, ma lo assoggettano alla preventiva autorizzazione dell’Autorità di Vigilanza nazionale (Banca d’Italia) e lo limitano in relazione al capitale primario di classe 1, laddove le suddette Autorità “sono convinte che tale azione non potrà costituire un pericolo per la situazione di solvibilità attuale o futura dell’ente”. Dall’entrata in vigore della richiamata normativa (1.1.2014), la BAPR ha presentato alla Banca d’Italia 5 istanze di autorizzazione al riacquisto sempre accolte a fronte della sua solida situazione patrimoniale e di solvibilità. Il “Fondo riacquisto azioni proprie” di recente autorizzato è destinato, nel rispetto delle disposizioni regolamentari, al soddisfacimento dei rimborsi spettanti per previsione statutaria, nonché a far fronte alle esigenze dei soci meno abbienti e che versano in grave stato di salute (Fondo di Solidarietà);

2. con riguardo alla situazione patrimoniale e finanziaria della Banca, i bilanci ufficiali pubblicati sul sito web (www.bapr.it) sono soggetti, in conformità alla normativa vigente, a certificazione da parte di primaria società di revisione. Qualsiasi illazione sulla loro veridicità non è solo infondata, ma anche gravemente lesiva. La BAPR è una delle banche più solide del sistema bancario nazionale. Al 30 settembre 2018 il Common Equity Tier 1 (CET1 – rapporto tra il Capitale primario di classe 1 ed il totale delle attività ponderate per il rischio) è pari al 22,55%, a fronte di un minimo regolamentare del 7%.

La diffusione di notizie infondate con riferimento al patrimonio della Banca o alla qualità dei suoi crediti si presta a gratuite strumentalizzazioni. Parimenti, l’accostamento a passate o recenti situazioni di dissesti bancari ha il solo scopo di cercare facili clamori di cronaca.

“…Tutto il vertice aziendale – precisa il presidente del Consiglio di Amministrazione, Arturo Schininàcontinua a manifestare la propria disponibilità ad ascoltare le esigenze dei propri soci e clienti ed a ricercare soluzioni atte a soddisfarle, nel rigoroso rispetto delle norme. Certi che non saremo i soli ad agire secondo la legge. Ed il buon senso…”.