QUEI BIDONI DELLE VOTING MACHINE

Si trattava di voting machine lente, goffe, due chili di peso e lunghe 25 centimetri per lato, funzionanti con sistema operativo Ubuntu. Adesso andrebbero bene per le scuole ma…

Le voting machine di Roberto Maroni.

Milano – Correva l’anno 2017 quando i lombardi vennero chiamati alle urne per il Referendum sull’autonomia della Regione. Nonostante il fallimento della proposta, quell’appuntamento è rimasto nella storia come la prima consultazione elettorale elettronica. La Regione comprò circa 24mila “tablet”, le virgolette sono obbligatorie considerato che in realtà si trattava soltanto di voting machine lente, goffe, due chili di peso e circa 25 centimetri per lato, funzionanti con sistema operativo Ubuntu. Una sorta di “Commodore 64”, con tutto rispetto per quello splendore di parallelepipedo degli anni Ottanta. Ci costarono ben 23 milioni di euro e, per motivare un investimento cosi esagerato, Regione Lombardia dichiarava che al termine della consultazione sarebbero stati distribuiti nelle scuole:”…È un investimento, non una spesa – aveva detto Roberto Maroni, ex presidente di Regione Lombardia – perché i tablet rimarranno in dotazione alle scuole come strumento didattico…”.

Lenti, goffi e poco sensibili alla modica spesa di 24 milioni di euro.

A tre anni di distanza non c’è scuola lombarda che abbia adoperato una di quelle lumache elettroniche descrivendole “poco versatili, con poca memoria e possibilità limitate”. Ben lontani dall’essere veri e propri touchscreen, per usarli, vista la loro lentezza, è meglio utilizzare il mouse. Poi non tutti conoscono il sistema operativo open source Ubuntu: gratuito e basato su Linux, non ha molta simpatia per tutti i prodotti Microsoft e per tutti i documenti .doc o .docx collegati alla multinazionale americana. Nelle aule quindi continuano a prevalere le lavagne multimediali ed i classici laboratori di informatica. Oggi, in piena emergenza Covid dove le scuole e le università sono chiuse in tutta Italia, si è passati alla didattica a distanza. In questo settore è emersa, prorompente, la carenza di dispositivi elettronici per tutti. Il decreto Cura Italia ha messo in campo 70 milioni di euro, a disposizione degli studenti meno abbienti, per la cessione in comodato d’uso di dispositivi digitali individuali. Questa sorta di donazione, però, è giunta in ritardo, soprattutto per gli studenti dell’ultimo anno dei licei si stanno preparando per una maturità che rimarrà nella storia. Ora sì che sarebbero serviti quei 24mila sedicenti tablet comprati nel 2017.

24mila tablet nei magazzini di cui 20mila ceduti alle scuole. Ma…

Ma tablet non sono e quindi siamo di nuovo punto e a capo. Non tutti gli studenti hanno le stesse possibilità: c’è chi ha un tablet (vero) o un computer ed una stampante ma se i figli in età scolare sono due o più la cosa si complica. Non tutti poi hanno una stampante, strumento richiesto soprattutto dalle maestre delle scuole elementari. Poi la connessione internet: qualcuno ha una connessione illimitata ma la maggior parte ha abbonamenti per 30 o 50 giga, insufficienti per reggere lezioni a distanza ogni giorno, per uno o due figli, cui si aggiungono anche i genitori in smart working. Per fortuna, mentre il Governo ha cercato di trovare una soluzione, sono scese in campo le associazioni di volontariato che hanno lanciato una raccolta di tablet, smartphone, personal computer e stampanti, anche usati ma funzionati, da distribuire alle famiglie bisognose. Con loro anche qualche preside che aveva avuto l’intuizione di creare laboratori informatici “mobili”, smontandoli al primo giorno di lockdown e cedendoli poi agli studenti che ne avevano fatto richiesta.

Davide Carlo Camparini.

La Regione Lombardia, regalati 20mila apparecchi alle scuole del territorio, ne avrebbe ancora a disposizione 4mila per i prossimi appuntamenti elettorali:”…Il più vicino è il referendum sull’acqua pubblica del 18 novembre a Brescia…”, risponde l’assessore regionale al Bilancio, Finanza e Semplificazione, il leghista Davide Carlo Caparini, il quale conferma che è stata mantenuta la promessa della precedente giunta Maroni di destinare i tablet alle scuole. Ma non tutti sono d’accordo:”…Usateli, non teneteli in magazzino…”, fanno sapere dall’associazione del Sofware libero.

I tablet ceduti alle scuole ma pare servano a poco.

Stessa cosa da Lino Giacomoli, di Linux Users Group di Mantova che, ai microfoni di TgCom24, ha a fermato che avendo avuto la fortuna di testarli non sono poi tanto male:”…Non avranno caratteristiche travolgenti e recenti – continua Giacomoli – ma abbiamo provato un software orientato alla didattica fin dalle elementari, il GCompris, e funziona perfettamente, anche se il touchscreen non è velocissimo. Anche per la videoscrittura non li abbiamo trovati male e possono essere utili per gli alunni con disabilità e software approntati appositamente per loro e reperibili anche all’interno del progetto So.Di.Linux, Software Libero per la Didattica, dell’Istituto per le Tecnologie Didattiche del Cnr, finalizzato alla realizzazione e alla diffusione di una serie di strumenti didattici Open Source nel mondo della scuola…Utilizzate questi dispositivi una volta che da voting machine sono stati rigenerati e resettati…Non bisogna essere programmatori o analisti e i volontari del Software libero sono a disposizione in tutte le province per affiancare gli animatori digitali se ce ne fosse bisogno…”.