POCHI EURO PER CAMPARE RISCHIANDO LA VITA

I rider da anni, hanno rivendicato tutele ed equi compensi nel loro comparto, spesso rimanendo inascoltati. Poi è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione (provvedimento che ha chiarito la loro posizione

I rider al tempo del Coronavirus non sono considerati eroi, nonostante siano esposti al rischio del contagio, sfruttati e spesso sottopagati. Certamente non si trovano dentro un ospedale per tentare di curare e salvare vite umane, non tentano di scoprire un vaccino, non lavorano nelle forze dell’ordine però sono i più richiesti perché l’Italia ha bisogno dei loro servizi nel periodo di “quarantena”, per mantenere ritmi e riti di ordinaria normalità per una qualsiasi consegna a domicilio. Così anche tutti i corrieri che a bordo dei furgoni consegnano i farmaci, spesa, collettame e quant’altro ordinato online.
Anche per loro “vettori professionisti” l’attuale situazione di emergenza si è fatta pesante sia dal punto di vista economico che della sicurezza. Non dimentichiamo che la chiusura degli uffici ha, di fatto, azzerato ogni richiesta così come per hotel, ristoranti e pizzerie. In ogni caso il pericolo, per la tipologia del lavoro è notevole ma non fa notizia.


Con il termine “rider” si intende il fattorino addetto alla consegna a domicilio di cibo (ad esempio pizza o sushi) in bicicletta o motorino. I rider lavorano per società di food delivery oppure direttamente per ristoranti, pizzerie e fast food autorizzati all’asporto.
La corsa inizia quando il rider riceve l’ordine di consegna: una notifica sullo smartphone in arrivo dalla centrale operativa oppure direttamente una chiamata dal “datore di lavoro”. Il rider si reca presso l’esercizio commerciale e prende in consegna il cibo, lo sistema nell’apposito zaino termico o box ben chiuso e sigillato. A questo punto il corriere è pronto per portare il pranzo o la cena al cliente finale che aspetta la consegna in casa o in ufficio.

Questi lavoratori sono quotidianamente esposti al contagio, considerato il loro continuo contatto con sconosciuti che potrebbero anche essere infetti. A loro volta potrebbero essere potenzialmente veicolo di contagio per i clienti.
L’organizzazione della consegna dipende dalla destinazione e dal mezzo usato, a seconda dei casi, pertanto il rider può ritirare il cibo per una sola consegna oppure per più richieste da effettuare in un unico giro. Il lavoratore identifica il miglior percorso, spesso con l’aiuto di un navigatore, per giungere a destinazione nel minor tempo possibile.


In questo periodo di emergenza i rider sono l’anello di congiunzione tra le attività commerciali rimaste aperte ed i clienti che ordinano da casa. Il Covid-19 ha cambiato anche la natura delle richieste. Infatti gli ordini di ricevere un pasto caldo a casa sono drasticamente scesi ma salgono invece quelli per la spesa e la consegna di sigarette e giornali. Seguono medicinali da banco, pacchi di merce diversa e qualsiasi altra consegna con destinazione parenti, amici e anche conoscenti, come si dice.

Nonostante il pericolo a cui sono esposti il 75% dei rider intendono continuare a lavorare con i dispositivi di sicurezza, il restante 25% si è fermato ed ha richiesto il sussidio per partite Iva. Poi ci sono quelli che lavorano in nero, e sono numerosissimi, di cui non si sa nulla.
Da quando l’emergenza sanitaria è divampata in Lombardia, si è avuto un enorme incremento nelle consegne specie su Milano e area metropolitana. Protetti da mascherine e guanti, i corrieri in questi giorni fanno su e giù per la città senza sosta: basta parlare tramite citofono con i clienti, i pacchi vengono lasciati sulle scale o sul pianerottolo.


I rider da anni, hanno rivendicato tutele ed equi compensi nel loro comparto, spesso rimanendo inascoltati. Poi è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione (provvedimento n. 1663 del 2020) che ha chiarito che per loro:

“…Si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato tutte le volte in cui la prestazione del collaboratore abbia carattere esclusivamente personale e sia svolta in maniera continuativa nel tempo e le modalità di esecuzione della prestazione, siano organizzate dal committente, anche in relazione ai tempi e al luogo di lavoro…”.

L’attuale legislazione quindi estende esplicitamente le tutele dei lavoratori subordinati ai rider etero-organizzati dalle piattaforme che svolgono il loro lavoro con continuità.
Certamente la situazione rimane grave e l’incertezza del domani rende impossibile prevedere un futuro anche a questa sfortunata categoria di lavoratori. Indispensabili e abbandonati al loro destino.