PIACENZA – ERA DIVENTATO UN SISTEMA: LA CASERMA “GOMORRA” RIMANE SOTTO SEQUESTRO.

Le indagini proseguono per stabilire se anche le alte sfere erano complici di un sistema che ha provocato un vero e proprio terremoto nella Benemerita i cui meriti, universalmente riconosciuti, non vengono intaccati per le malefatte di pochi. Qualche ombra, però, in tutta l'operazione di polizia sembrerebbe più che palese e andrebbe chiarita.

Piacenza – E’ stato prolungato il sequestro della caserma degli orrori di Piacenza a seguito dell’operazione Odysseus che ha portato in carcere cinque carabinieri, ai domiciliari l’ex  comandante Marco Orlando mentre altri tre militari hanno l’obbligo di firma e uno di dimora. Comportamenti diametralmente opposti quelli dell’appuntato Giuseppe Montella e dell’ex maresciallo.
Giuseppe Montella, presunto spacciatore, torturatore ed ex carabiniere
Giuseppe Montella, presunto spacciatore, torturatore ed ex carabiniere

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Il primo, a capo del sistema criminale fatto di arresti pilotati per sequestrare e rivendere droga, ma anche di minacce, schiaffoni ”alla Gomorra”, botte da orbi, torture ai pusher non allineati e orge a base di coca ha cantato, ammettendo una serie di responsabilità. Il secondo, che si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del Gip, è stato accusato nelle ultime ore da una trans brasiliana. Stando alle sue dichiarazioni, Orlando l’avrebbe minacciata, massacrata di botte e costretta a rapporti sessuali all’interno della caserma. “…Se non collabori, se non mi dai lavoro, in un modo o nell’altro ti frego e ti rimando in Brasile…”. così le avrebbe detto l’ex comandante già un anno e mezzo fa. E aggiunge ”…E’ iniziato tutto due anni fa e siamo andati avanti fino alla scorsa estate: grazie alla mia amica trans Nikita ho partecipato ad almeno 4 festini hard dentro la stazione di via Caccialupo…”. La quarantottenne che si fa chiamare Francesca, una vita sulla strada e un fisico debilitato dall’Aids, tramite il suo avvocato, ha presentato ai magistrati una richiesta di essere sentita come persona offesa.

Marco Orlando

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Un ingrediente aggiuntivo a questo putrido calderone del malaffare. Illeciti su illeciti che hanno sporcato l’immagine gloriosa di quelli che un tempo erano i Regi Carabinieri e indignato i cittadini e lo Stato italiano. Diversi gli aspetti della squallida vicenda che non tornano e le domande che attendono una risposta. Ma ciò che sin dalle prime battute ha lasciato basiti è stata la spettacolarizzazione mediatica dell’ anomalo sequestro e una certa teatralità della conferenza stampa della Procura della Repubblica e del locale Comando della Guardia di Finanza, corredata di particolari investigativi e di slide colorate forse un tantino esagerate. Rivelazioni che pare abbiano di gran lunga sconfinato i limiti di quanto generalmente è possibile rivelare nel corso delle indagini e che sono state date in pasto con abbondanza di particolari all’insaziabile opinione pubblica. Riflettori accesi soprattutto sulla neo titolare della Procura di Piacenza, Grazia Pradella (che vanta nel proprio curriculum inchieste importanti quali la strage di Piazza Fontana, Tangentopoli e la clinica Santa Rita di Milano) che cosi facendo si è posta all’attenzione di tutto il Bel Paese ed oltre.

Procura di Piacenza

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Una domanda preme su tutte: se le aberranti azioni dei mascalzoni in divisa erano note agli inquirenti sin dal 2017, perché sono stati lasciati liberi di perpetrarle sino al 22 luglio 2020? La legge non consente che i reati di cui si viene a conoscenza si portino a ulteriori conseguenze, dunque perchè in questo caso la norma è stata stravolta?. E perché anche i Pm non hanno mai avuto nulla da obiettare in merito e non sono intervenuti molto prima? La Procura indagherà sull’intera catena di comando per accertare se i superiori non si siano accorti della gestione della” caserma della vergogna” o se ci siano state coperture, tanto da ipotizzare responsabilità che coinvolgerebbero il Comando provinciale e il Comando della Regione Emilia Romagna.

Il procuratore capo di Piacenza, dottoressa Grazia Pradella. 

In un’intercettazione raccolta durante le indagini, l’ex maggiore comandante della compagnia, Stefano Bezzeccheri, sospeso dal servizio insieme ad Orlando, rivolgendosi ad un maresciallo di un’altra stazione parlava della necessità di ridimensionare ”quelli della Levante perché si sono allargati un po’ troppo”. Secondo il Gip Luca Milani, Bezzeccheri, ossessionato dalla prospettiva di fare carriera, sarebbe stato sempre informato delle operazioni svolte complimentandosi, addirittura, con i suoi sottoposti. Anche il Comando generale dell’Arma ha avviato un’inchiesta per verificare l’operato di tre comandanti provinciali che si sono alternati negli ultimi tre anni. L’indagine in corso porterà a galla, probabilmente, magagne ancora più grandi di quello che era diventato un vero e proprio “sistema”. Ne seguiremo gli sviluppi nella considerazione che ogni medaglia ha due facce. Nonostante tutto. 

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