PIACENZA – CARABINIERI COME TALEBANI: DROGA E ARRESTI ILLEGALI CON BOTTE E TORTURE. CASERMA SEQUESTRATA.

Uno smacco per l'Arma per colpa delle solite mele marce che sono state individuate dopo meticolose indagini. L'operazione è stata dedicata alla memoria delle vittime di via D'Amelio. Un segnale forte che riabilita subito la Benemerita agli occhi dei cittadini.

Piacenza – Per la prima volta in Italia una caserma dei carabinieri è stata sequestrata. Tutti i militari in servizio, tranne uno, risultano indagati. È questa la terribile notizia che arriva dalla Procura di Piacenza, da dove, questa mattina, sono partite le 22 misure cautelari per altrettanti militari dell’Arma e altri soggetti. Un vero terremoto fra i ranghi della Benemerita. I reati contestati agli indagati vanno dalla ricettazione al falso, dal traffico e spaccio di droga al peculato e poi lesioni, violenza privata, perquisizioni e ispezioni personali, arresti illegali, estorsione. Al momento i 12 indagati, tra cui cinque carabinieri, sono finiti in carcere. Per altre cinque persone, nonché per il maresciallo comandante della stazione di Piacenza Levante, il giudice ha disposto gli arresti domiciliari. Tre carabinieri e un finanziere hanno, invece, l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. Per un altro militare è stato deciso l’obbligo di dimora e un cittadino italiano è stato denunciato.

Alcuni dei carabinieri indagati

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Dalle intercettazioni emerge proprio come gli indagati avessero creato una vera e propria associazione a delinquere, di forma piramidale e particolarmente dedita alla vendita di stupefacenti. L’operazione, denominata “Odysseus”, ha condotto le Forze dell’Ordine a sequestrare la caserma di via Caccialupo a pochi passi dal Duomo, poichè l’edificio risulterebbe come il luogo dove venivano tradotte le persone arrestate illegalmente, e dove sarebbero state compiute torture, pestaggi, estorsioni e spaccio di droga.

Le torture in caserma.

L’operazione, partita nel 2017 e coordinata dal procuratore della Repubblica Grazia Pradella, è stata condotta Guardia di finanza, in collaborazione con la polizia locale. Durante le indagini gli inquirenti hanno utilizzato anche i trojan informatici per captare spostamenti e discussioni delle persone coinvolte. A far scattare i dubbi agli inquirenti, sarebbero state le dichiarazioni di un uomo che sarebbe stato accusato ingiustamente di spaccio di stupefacenti. Un alto ufficiale dei carabinieri, che non prestava servizio a Piacenza, avrebbe poi denunciato l’accaduto ai magistrati che avrebbero aperto un fascicolo.

La caserma sequestrata

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Tra le storie più agghiaccianti, ci sarebbe quella di un pusher arrestato e picchiato barbaramente mentre aveva ancora le manette ai polsi. Dal video riprodotto in conferenza stampa, il Procuratore mostra come il cittadino, formalmente a piede libero, piangesse e si disperasse per i continui maltrattamenti. Non solo, singolare è anche la storia di un secondo pusher che durante il periodo del lockdown godeva di permessi firmati dai carabinieri di Piacenza per uscire fuori dalla regione e fare rifornimento di droga. “…Piacenza stava ancora contando i suoi morti – ha dichiarato Pradella – e questo signore firma e controfirma un’autocertificazione per permettere allo spacciatore di muoversi verso la Lombardia…”.

La conferenza stampa

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Intanto sia l’Arma dei Carabinieri che il Ministero della Difesa hanno mostrato la massima disponibilità a collaborare con la magistratura affinché si faccia completa luce sulla vicenda. L’operazione della procura di Pavia è in qualche maniera dedicata, fa sapere il giudice, a coloro i quali 28 anni fa, in via D’Amelio a Palermo, persero la vita nell’attentato a Paolo Borsellino e agli uomini della scorta. Il messaggio è ben chiaro: non lasciamo che qualche pecora nera possa macchiare il lavoro costante e quotidiano delle Forze dell’Ordine.

ROMA – NESSUNO HA CHIESTO SCUSA AI GENITORI DEL CAPORAL MAGGIORE EMANUELE PECORARO.