PAVIA – SGOMINATA BANDA DI FALSI CARABINIERI. SCOPERTO IL BOSS E UN BOTTINO DI 2,5 MILIONI DI EURO

Stavolta i carabinieri "veri" hanno scoperto gli affari illeciti della banda criminale e del suo boss che aveva intestato i beni ai propri familiari per un valore di 2,5 milioni di euro.

PaviaDue milioni e mezzo di beni immobili acquistati con il bottino di furti e rapine. La Direzione investigativa Antimafia, il Centro operativo della Dia di Milano ed i carabinieri di Pavia, sono riusciti a fare i conti in tasca al boss di una banda criminale che, tra il 2015 ed il 2016, ha terrorizzato tutto il nord Italia. D.A., 58 anni, pregiudicato di etnia “sinti”, residente ad Asti, sottoposto all’obbligo di dimora e già condannato in via definitiva per reati contro il patrimonio.

L’uomo, attraverso la fittizia intestazione di beni ai propri familiari, è riuscito a comprarsi numerosi immobili tra cui i 2 appartamenti nel pavese (Pavia e San Genesio) e il garage che nel 2015 veniva utilizzato dalla banda come base operativa e punto di partenza per le sue scorribande.

Stamane i vertici della Direzione investigativa antimafia di Milano e dei carabinieri di Pavia hanno illustrato l’esito dell’indagine congiunta che già nel 2016, con il nome di “Fake Police“, aveva portato all’arresto di ben 7 malviventi, tutti componenti di un’organizzazione malavitosa responsabile di 82 azioni devianti fra cui rapine, truffe e furti commessi nelle province di Pavia, Lodi, Cremona, Piacenza, Milano, Bergamo e Brescia.

Le vittime erano sempre persone appartenenti alle cosiddette “fasce deboli”: i malviventi si presentavano alla porta di casa spacciandosi per Carabinieri mostrando falsi distintivi, tesserini, placche e lampeggianti, ingannando così le vittime che, in buona fede, li lasciavano entrare. Una volta dentro casa i malfattori riuscivano ad impossessarsi di denaro contante, gioielli, orologi di pregio, autovetture, armi e beni di consumo elettronici di rilevante valore.

Il materiale utilizzato dai falsi carabinieri per mettere a segno i colpi

Su istanza del direttore della Direzione Investigativa Antimafia l’esito delle indagini è stato trasmesso al Tribunale di Torino che, sulla scorta di quanto segnalato, ha disposto il sequestro di dodici immobili, molti dei quali affittati ad ignari inquilini, e diversi terreni ubicati nelle provincie di Alessandria (Casale Monferrato), Savona (Finale Ligure), Pavia ed Asti, tra cui la grande villa di Asti, residenza del capo clan.

Gli immobili sequestrati, a cui si aggiungono anche 6 terreni agricoli nell’astigiano, del controvalore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, sono ora affidati in gestione ad un amministratore giudiziario, nominato dal Tribunale, che si occuperà di riscuotere gli affitti dagli inquilini in attesa della decisione finale sul destino degli edifici.