PAVIA – INQUINAMENTO AMBIENTALE PER SCARICHI INDUSTRIALI. 3 MILIONI DI DANNI, 13 INDAGATI

Coinvolti nelle indagini anche alcuni dipendenti di enti pubblici come la Provincia di Pavia, l'ufficio Ambito Territoriale ottimale e Comune di Casteggio. Rilevante il tasso di inquinamento rilevato dalle analisi dell'Arpa nelle acque del torrente Coppa con relativi danni alla nicchia ecologica immersa.

Il torrente Coppa inquinato dagli scarichi industriali.

Pavia – Tredici avvisi di garanzia per reati di inquinamento ambientale, abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Il 27 agosto scorso i militari del Gruppo carabinieri forestali di Pavia e della Compagnia della Guardia di Finanza di Voghera hanno notificato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari ai 5 dirigenti della società pubblica Pavia Acque, ad altri 5 dirigenti della AB Mauri Italy Spa, società privata produttrice di sostanze alimentari, cui si aggiungono 3 dipendenti di enti con responsabilità di gestione dell’impianto di depurazione del Comune di Casteggio, sempre nel Pavese. I tredici indagati sarebbero responsabili, a vario titolo, del grave inquinamento delle acque del Torrente Coppa, un corso d’acqua dell’Oltrepò Pavese, e della conseguente compromissione del relativo ecosistema ambientale, con contestuale moria di flora e fauna ittica.

AB MAURI ITALY Spa.

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Già nel 2018 i finanzieri di Voghera ed il Gruppo carabinieri forestali di Pavia avevano posto sotto sequestro preventivo l’impianto di depurazione del Comune di Casteggio, gestito appunto da Pavia Acque, per via del suo malfunzionamento e del costante superamento dei limiti di inquinamento riscontrati a valle dell’impianto. I primi accertamenti svolti dalla Stazione di Zavattarello dell’allora Corpo forestale dello Stato (oggi carabinieri forestali, ndr) erano partiti da varie segnalazioni circa il possibile inquinamento delle acque del torrente che presentavano colorazioni insolite.

I carabinieri forestali durante le operazioni di polizia.

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Segnalazioni che ora si sono rivelate più che fondate: dopo due anni d’indagine coordinata da Mario Venditti Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Pavia e da Roberto Valli, Sostituto Procuratore, i militari hanno appurato la reiterata immissione nelle acque del torrente, anche tramite lo scarico finale dell’impianto, dei reflui industriali provenienti dallo stabilimento di produzione di lieviti e ingredienti per la panificazione e pasticceria della AB Mauri Italy, e per questo sia i vertici di Pavia Acque che quelli della società alimentare sono stati accusati di aver omesso di adottare le necessarie e idonee misure di sicurezza finalizzate ad impedire l’inquinamento ambientale. Non solo: la AB Mauri, tramite il suo procuratore speciale con delega all’ambiente, si sarebbe resa responsabile anche dell’inquinamento ambientale del suolo e del sottosuolo sia sul terreno di proprietà della società stessa che altrui, nei pressi dello stabilimento sito in Comune di Casteggio.

Tredici avvisi di garanzia consegnati ad altrettanti indagati per inquinamento ambientale, abuso d’ufficio e falsità ideologica

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I finanzieri hanno poi contestato l’abuso d’ufficio ad alcuni funzionari della Provincia di Pavia e dell’Ufficio d’Ambito Territoriale Ottimale Ato, i quali avrebbero illegittimamente consentito alla società di panificazione e pasticceria di immettere in fognatura reflui non conformi alla normativa vigente. Gli accertamenti condotti con la collaborazione dell’Arpa Dipartimento di Pavia hanno infatti consentito di riscontrare la presenza di elementi inquinati in quantitativi sensibilmente superiori a quelli autorizzati tali da non poter essere correttamente smaltiti e trattati dal depuratore.

Un depuratore al lavoro durante il trattamento delle acque.

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Per quanto riguarda le sanzioni pecuniarie, tenuto conto che il depuratore di Casteggio non ha mai saputo garantire la sua piena funzionalità nonostante sia stato oggetto di lavori di potenziamento impiantistico fino al 2014, le Fiamme Gialle di Voghera si sono rivolti alla Corte dei Conti di Milano contestando un danno erariale di quasi 3 milioni di euro, pari al costo degli interventi di ampliamento sostenuti e rivelatisi inadeguati.

 

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