PALERMO – SIAMO SOTTO RICATTO: E GLI SBARCHI DALLA TUNISIA CONTINUANO.

Al momento non c'è speranza di arrestare il continuo flusso migratorio dalla Tunisia. Ne più, nè meno per come aveva detto il presidente Kaise Saied: o soldi, o sbarchi a ripetizione.

I barchini instabili con a bordo piccoli gruppi di tunisini.

Palermo – A Lampedusa continuano gli sbarchi senza soste. Durante la notte scorsa diversi barchini con una quarantina di migranti a bordo sono arrivati per i fatti loro ed altri ne stanno arrivando nel momento in cui scriviamo. Ormai la situazione è sfuggita di mano a tutti, vertici ministeriali compresi. Inutile nasconderci dietro un dito. L’isola di Lampedusa è porto franco, anche in tempi di Covid. A maggior ragione in tempi di pandemia. Sono stati almeno tre gli sbarchi di migranti sull’isola in rapida successione e individuati dalle autorità marittime.

Il bellissimo porto dell’Isola pelagica ormai trasformata nell’ultima sponda sotto ricatto.

Tutti provenienti dalla Tunisia. La strategia del Paese di Kaise Saied è chiara e si basa sul ricatto: o aiuti, o sbarchi a ripetizione. Su ogni barchino in legno arrivano una decina di persone, massimo 15. L’ultimo sbarco è avvenuto in mattinata con una quindicina di persone a bordo tutte stremate. Appena vengono avvistate (ma pare che altre arrivino all’improvviso) le imbarcazioni vengono trasferite in porto sotto l’attenta vigilanza di Guardia Costiera e Guardia di Finanza.

Kaise Saied.

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I migranti, appena sbarcati, vengono sottoposti alle prime visite mediche per poi essere trasportati nel centro di accoglienza di contrada Imbriacola. La stessa struttura che, nonostante quasi quotidianamente si svuoti di centinaia di extracomunitari, risulta essere ancora una volta piena oltre la regolare capienza prevista. Perchè il ricambio è continuo, senza stop.

Hot-spot di contrada Imbriacola a Lampedusa.

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Appena arrivata la segnalazione, nella centrale operativa della Guardia Costiera a Roma, è stata inviata in zona, sulle coordinate marine indicate, una motovedetta già in attività di pattugliamento. Sono 6 i naufraghi recuperati dai soccorritori che hanno successivamente tratto in salvo altre 11 persone che erano alla deriva su altra piccola imbarcazione malmessa. L’arrivo continuo di migranti continua ad impegnare le forze di polizia ormai da mesi allo stremo delle forze, ed il personale sanitario che ormai inizia a risentire della scarsezza di organico e di mezzi:

“… Parlano di fughe – dice G.S. di 47 anni, ristoratore di Lampedusa – a me hanno detto che polizia e carabinieri hanno ricevuto ordine di non bloccarli anche se infetti. Quelli che scappano dal centro o direttamente sulla spiaggia sanno già che cosa fare e dove andare. Sono armati e la maggior parte di loro sono delinquenti che alla prima occasione si scagliano contro i nostri che non possono nemmeno difendersi. Guai a estrarre una pistola, anche a scopo intimidatorio. Ti ritrovi con una bella denuncia sul groppone, mentre se ti danno una coltellata stanno due giorni in carcere. Ma quanto dovrà durare ‘sta storia?..”.

Centro Don Pietro di Ragusa. La struttura è piena.

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Qualora quanto riferito dal ristoratore fosse vero, ci sarebbe da riflettere ma la cosa dimostrerebbe come davvero la situazione sia diventata ingestibile e come l’allarme rosso sia stato superato da tempo. Intanto sono arrivati a Pozzallo (Ragusa) altri 65 migranti, aiutati e messi in sicurezza dai nostri militari. I naufraghi, dopo lo sbarco, sono stati trasferiti al centro Don Pietro, in contrada Cifali, a Ragusa. Prima di farli scendere dal natante è salita a bordo della nave Fiorillo l’equipe dell’Usmaf del Ministero della Salute per verificare le condizioni mediche dei migranti. Sono tutti uomini di cui 20 presunti minorenni, suddivisi in 61 pakistani, 3 siriani e un marocchino. Sembra che stiano tutti in buono stato di salute.

Il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, dopo la conclusione dello sbarco, orgoglioso e determinato come non mai, ha sollecitato un riconoscimento per la sua coraggiosa comunità:

“…Pozzallo un modello per tutto il Paese – ha aggiunto il primo cittadino sempre sul pezzo – quindi chiedo al ministro dell’Interno che si formalizzi questo schema locale con un protocollo d’intesa. Si ufficializzi, in particolare, questo modello che prevede che il tampone viene effettuato direttamente sulla imbarcazione…Spero di incontrare personalmente il ministro Lamorgese. Solo in questo modo si possono impedire fenomeni di razzismo. Bisogna rassicurare i cittadini: prima che i migranti scendano dalla nave devono essere controllati… Il problema che ho sollevato non è quello dell’accoglienza, ma della sicurezza sanitaria delle popolazioni interessate dopo che per parecchi mesi i cittadini sono rimasti a casa non devono avere la sensazione che qualcuno possa sbarcare e contagiare. Chiederò al ministro, pertanto, che si ufficializzi e si formalizzi un accordo per iscritto…“.

Il pattugliatore Fiorillo.

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Una bella lezione di stile che permette di fare alcune riflessioni circa l’utilità del ricordo. Per sapere come vivere nel quotidiano, infatti, bisogna continuamente voltarsi indietro e ricordare il proprio passato di popolo schiavo in Egitto e di liberati, se vogliamo ispirarci ad una nota citazione. Gli sbarchi non si fermeranno mai, diciamolo a chiare lettere, qualunque sarà il governo centrale. Qualora cosi fosse tanto vale conviverci ma nel rispetto delle leggi e nella massima tutela della salute pubblica. Atteso che l’Europa ci ha abbandonati e non verrà mai in nostro aiuto. Nel frattempo è stato trasferito da Palermo a Lampedusa l’apparato elettromedicale per l’analisi rapida dei tamponi rinofaringei. La strumentazione, in uso ai sanitari dell’Asp di Palermo da cui dipende l’assistenza sanitaria delle Pelagie, verrà adoperata per i test sui migranti che approdano nell’isola.

 

Il poliambulatorio di Lampedusa.

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Oltre al macchinario, che è stato installato presso il Poliambulatorio di Lampedusa, l’assessorato regionale alla Salute ha inviato un ulteriore carico di 1000 tamponi e 1000 “test sierologici”. Certamente pochi, pochissimi, ma è già un inizio. Nei giorni scorsi era stato inviato un carico delle stesse proporzioni ed un approvvigionamento di mascherine, visiere, guanti e calzari, per il personale sanitario che opera sull’isola. E’ ovvio che il materiale sanitario dovrà arrivare con maggiore celerità e puntualmente con scorte sufficienti. Il ministro, che non nasconde il suo imbarazzo nell’incertezza del futuro, ha tracciato la situazione dell’isola pelagica:

Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna,      Foto di Orietta Scardino.

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“…I numeri sull’arrivo dei migranti comunque non sono elevatissimi, certamente più alti dell’anno scorso – ha detto  il capo del Viminale, Luciana Lamorgesema sono dovuti alla situazione di crisi economica e sociale della Tunisia…Il problema principale infatti non sono tanto i numeri – 15mila le persone arrivate in Italia – quanto quello di organizzare l’accoglienza in tempi di pandemia: tutti devono fare tutti la quarantena di 14 giorni, nessuno escluso…”. Forse il peggio deve ancora venire.

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