ORMAI E’ STORIA: A ROMA SAPEVANO DAL DICEMBRE 2019

L’OMS aveva trasmesso a tutte le nazioni interessate l’avvento della nuova pandemia ma forse alcuni governi l’hanno utilizzata per fini diversi rispetto a quelli della salute pubblica. I sistemi di controllo rimarranno attivi anche dopo la contaminazione

Edward Snowden

“…In un mondo in cui viviamo compressi in città sovrappopolate e inquinate, non c’è crisi della sanità pubblica più prevedibile di una pandemia. E ogni accademico, ogni ricercatore che ha studiato la situazione sapeva che era solo questione di tempo. Anzi, probabilmente lo sapeva anche ogni agenzia di intelligence, posso dirtelo per esperienza personale, perché leggevano i report ed erano stati fatti piani per le pandemie…”.

Edward Snowden non è mai banale, e anche davanti a questa crisi pandemica tenta di leggere tra le righe della situazione per capire se la regia posso essere riconducibile ad un piano occulto orchestrato dalle intelligence mondiali.
Il noto whistleblower americano ha partecipato alla prima puntata del programma VICE TV “Shelter in Place” parlando degli effetti del Covid-19 sull’economia e sui dispositivi di controllo che i governi hanno già deciso a livello collettivo ed individuale. Snoweden, celebre per aver svelando al mondo intero la pervasività della sorveglianza digitale operata dalla National Security Agency statunitense e dalle agenzie sue alleate nel 2013, appare estremamente disilluso sull’imminente futuro sostenendo che il Coronavirus non sarà altro che la scusa per irrigidire ancor di più i sistemi di sicurezza.

Tramite la diffusione della paura, infatti, si otterrà un addolcimento della popolazione mondiale, la quale sarà maggiormente predisposta a recepire gli ordini imposti dalle istituzioni e, dunque, più controllabile.

“…Con il diffondersi dell’autoritarismo- continua l’informatico -, con il proliferare delle leggi di emergenza e il sacrificio dei nostri diritti, stiamo anche sacrificando la capacità di resistere a un mondo meno libero e liberale. Quando la prima, la seconda, persino la sedicesima ondata di Coronavirus saranno un ricordo lontano, certi strumenti non saranno comunque mantenuti attivi? I database utilizzati attualmente non saranno conservati? Oggi ciò che si sta costruendo è l’architettura dell’oppressione…”

Secondo Snoweden l’impreparazione globale alla pandemia potrebbe essere una colossale messa in scena. Infatti l’OMS avrebbe iniziato a parlare di “contact tracing” già dallo scorso marzo, anticipando di gran lunga l’Unione Europea e i governi nazionali. A poco più di un mese dal primo tweet dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la tracciabilità è diventata realtà. Questa nuova tecnologia punterà a costruire dei modelli basati sulla raccolta dei “big data” tramite complicate strutture basate sull’intelligenza artificiale. Al momento, sostiene Snoweden, mancano leggi che pongano limiti all’utilizzo del “contact tracing”.

L’utilizzo o meno degli appositi modelli rimane a discrezione del governo che potrà arbitrariamente decidere quale mansione dare a queste “app” e, nel caso, potrà prolungare a piacimento la funzionalità e l’uso, obbligatorio c’è da scommetterci, anche dopo il termine della pandemia.

“…Quando pensiamo alla localizzazione – conclude Snoweden – e ai nostri telefoni, pensiamo ai servizi di localizzazione, e diciamo “oh, togliamo i permessi di localizzazione sul nostro telefono” o “disattiviamo la localizzazione” o “quell’app non ottiene la localizzazione” e poi “boom” non siamo più rintracciabili. Ma si tratta in realtà di qualcosa di molto più complesso e non si può spegnere in questo modo. Non sono i servizi di localizzazione che dicono a Google dove ti trovi o il GPS del tuo telefono. È un altro tipo di informazione di localizzazione che in realtà deriva dal semplice fatto che il tuo telefono è acceso e connesso alla rete…”.