NUOVE SPECULAZIONI EDILIZIE IN SARDEGNA. TERRITORIO SOTTO ATTACCO.

Continuano gli attacchi e le speculazioni sul territorio sardo. Cementificazione selvaggia al posto della natura incontaminata. Mafia e politica si spartiscono l'isola con l'aiuto di grossi speculatori e imprenditori senza scrupoli.

Uno dei tanti mostri di cemento e ferro.

Cagliari – L’incantevole paesaggio sardo è di nuovo sotto attacco, e a muovere le fila di questa nuova aggressione è la maggioranza regionale, composta da Lega, partito Sardo d’Azione, Forza Italia e FdI. Al centro del dibattito c’è il Piano paesaggistico regionale (Ppr) del 2004. Pochi giorni fa la Lega ha presentato al consiglio regionale una proposta che mira sostanzialmente a giustificare deroghe permanenti ai piani urbanistici comunali e all’intera pianificazione urbanistica. Una strategia che sa di berlusconiana memoria e che con la scusa del rilancio del settore turistico, ha permesso il depauperamento delle bellezze naturali e concesso la costruzione di “mostri di ferro e cemento” in riva al mare. L’invenzione viene concepita nel 2009, da una giunta regionale di centrodestra e che, da quel momento, si è trasformata in normativa ordinaria, rinnovata di anno in anno da tutte le giunte che si sono susseguite, compresa quella di centrosinistra guidata da Francesco Pigliaru.

Non sono tardate le dure critiche delle organizzazioni ambientaliste:

“…Uno strumento – denunciano Italia Nostra e Wwf Sardegna – che, ben lungi dall’avere dato ossigeno all’edilizia (nell’isola il settore negli ultimi anni ha perso oltre il 50% degli addetti), ha stravolto interi centri urbani con la creazione di mostruosi edifici slegati dai contesti urbanistici…”.

Continua senza soste la cementificazione selvaggia in Sardegna.

Con questa proposta il centrodestra chiede di cancellare la pianificazione congiunta Regione-Governo prevista dal Ppr e il permesso di interventi urbanistici non soltanto sulle coste ma anche sui beni identitari (ad esempio paesaggi e siti archeologici) e sulle zone agricole.

“…Attualmente – spiegano Italia nostra e Wwf Sardegna – ogni modifica dei piani paesaggistici delle varie Regioni deve seguire il rigido protocollo previsto da Codice dei beni culturali, che prevede che gli strumenti di pianificazione urbanistica regionali siano parte di un accordo tra pubbliche amministrazioni: da una parte lo Stato, dall’altra una delle Regioni. In nessun caso i piani di tutela regionali possono essere modificati unilateralmente da una delle amministrazioni contraenti, tanto meno se l’obbiettivo è quello di eliminare le tutele paesaggistiche della fascia costiera… La cancellazione dei vincoli del Ppr aprirebbe la via all’assalto degli speculatori e per la Sardegna sarebbe un disastro. Se la proposta fosse approvata il giorno dopo la sua eventuale emanazione faremmo ricorso alla Corte costituzionale…”.