MORTI AMMAZZATI: LA CULTURA COLPISCE ANCORA.

Tra libri, film, musica e poesie, tutti noi abbiamo tratto giovamento dalla cultura in questo periodo di contenzione.

Lo sciopero dei lavoratori autonomi della cultura

“Contateci dal vivo”. È questo lo slogan lanciato in 13 piazze italiane dai lavoratori autonomi della cultura e dello spettacolo.  Non solo attori e registi ma anche le maestranze al gran completo, coloro i quali lavorano dietro le quinte e che rendono possibile la magia del teatro e del maxischermo. Dai microfoni sparsi nelle principali città italiane sono stati elencati i punti cruciali delle rivendicazioni professionali su cui i lavoratori della cultura intendono discutere con un confronto diretto con il governo. In primo luogo, viene reclamata la necessità di instaurare un reddito di continuità che traghetti il comparto culturale fino alla ripresa piena dei singoli settori e ne tuteli e garantisca l’esistenza, salvaguardando i contratti di lavoro in atto, anche attraverso incontri politici e tecnici. Ovviamente alla presenza dei ministeri competenti e INPS. Inoltre è stato richiesto un tavolo di confronto tecnico-istituzionale tra sindacati, governo e istituzioni, che abbia come priorità la salute dei lavoratori e del pubblico.

“…Qualora non ricevessimo risposta – sottolineano dal comparto culturale tramite il manifesto dello sciopero – preannunciamo lo stato di agitazione permanente, con manifestazioni unitarie nelle principali piazze italiane fino allo sciopero di tutto il comparto per poi porre in essere tutte le azioni che riterremo più opportune. La Cultura è un bene comune, vogliamo ribadirlo in questa grande manifestazione di piazza virtuale sempre pronti, quando sarà possibile, a scendere tutti insieme in una grande piazza nazionale!…”.

Il presidio ha riscosso successo in tutta Italia. Sono stati migliaia gli attori, tecnici, costumisti e truccatori che si sono avvicendati al microfono per riportare la propria esperienza e le perplessità sul futuro. Più volte si è fatto riferimento agli art. 4, 9 e 33 della Costituzione Italiana che nella cultura riconosce etica del lavoro nei suoi doveri e nei suoi diritti.

“… Oggi è una giornata fondamentale – sottolinea Alberto, tecnico delle luci a Cinecittà – per la grande occasione d’unione che si prospetta. Siamo consapevoli della responsabilità che ci attende, dell’importanza che la cultura ha sempre avuto nella ricostruzione dei Paesi dopo ogni grande tragedia. Con tutto il pudore di cui siamo capaci e con il rispetto e la cura nei confronti dei cittadini che hanno vissuto e che stanno vivendo questa emergenza, vogliamo essere messi in condizione di operare la nostra missione: aiutare a ricucire il tessuto emotivo, culturale, sociale ed economico del nostro Paese. E questo lo facciamo da sempre, ma da sempre non ci viene adeguatamente riconosciuto sia in termini di tutele che di diritti. Il nostro è lavoro fragile, come lo sono le persone che lo svolgono. Abbiamo bisogno di regole certe, adeguate al settore, che ci permettano di non subire più il ricatto da parte dei datori di lavoro. La nostra passione non deve essere più merce di scambio, ma un lavoro a tutti gli effetti…”.

Tra libri, film, musica e poesie, tutti noi abbiamo tratto giovamento dalla cultura in questo periodo di contenzione. Iniziare a concepirla come lavoro e beneficio per la società, e non solo meramente come una passione, potrebbe essere un primo mattone da posare per iniziare a pensare all’Italia del futuro.