MODICA: UN TESTAMENTO CHE NON SALTA FUORI. IL MOVENTE RIMANE PASSIONALE.

Modica – Per gli inquirenti il movente del delitto di Peppe Lucifora sarebbe passionale. Tra il cuoco di Modica e il carabiniere Davide Corallo, arrestato nella mattina del 15 giugno scorso, c’era una storia sentimentale ed è lì che va ricercata la chiave dell’atroce delitto avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 novembre dell’anno scorso. Corallo, iscritto nel registro degli indagati e messo sotto torchio per oltre 7 ore, aveva confermato la sua relazione con Lucifora, ma aveva anche riferito che l’ultimo suo ingresso nella casa di Largo 11 Febbraio risaliva al 24 ottobre. Secondo gli esami dei Ris, invece, le tracce biologiche (il militare sarebbe andato in bagno) a casa del cuoco e riconducibili al militare riportano alla presenza di quest’ultimo al terzo piano della palazzina di Largo 11 Febbraio, proprio nelle ore in cui sarebbe avvenuto l’efferato delitto. Le tracce biologiche, secondo il Ris, non si conservano così a lungo. Inoltre, dentro quell’abitazione, sarebbero state trovate anche tracce di sperma, anche se dall’autopsia era emerso che Lucifora non aveva avuto rapporti sessuali la sera prima dell’omicidio.

Il Ris a casa di Peppe Lucifora

 

“…Le complesse e prolungate indagini condotte dai militari dell’Arma e coordinate dal Sostituto Procuratore Francesco Riccio – si legge in una breve nota inviata alla stampa dai carabinieri del comando provinciale di Ragusa – non hanno tralasciato nessuna delle ipotesi inizialmente paventate e ritenute plausibili, arrivando infine all’individuazione del soggetto responsabile, grazie anche al determinante apporto del reparto speciale dell’Arma preposto alle investigazioni scientifiche, il RIS di Messina. Il repertamento e l’analisi tecnica dei campioni biologici da parte di quest’ultimo, unitamente ai segni di particolare violenza evidenti fin dall’inizio sul corpo della vittima e agli elementi acquisiti nel corso delle indagini più tradizionali svolte sul territorio dai militari dell’Arma, hanno consentito altresì di ricondurre i motivi del gesto a verosimile movente passionale, attesi i rapporti pregressi con la vittima…”.

Davide Corallo – arrestato per l’omicidio di Peppe Lucifora

Lucifora è stato trovato cadavere all’interno della sua stanza da letto chiusa a chiave, era seminudo, nell’abitazione c’era tanto disordine, definito comunque ordinario, cioè non causato dall’assassino, e anche della droga, nello specifico cocaina. Cosa ha fatto scattare l’ira del presunto assassino? Perché l’incontro di quella sera è finito in tragedia? Ad alimentare dubbi e sospetti è intervenuto padre Giovanni Stracquadanio, reggente del Duomo di San Giorgio, comunità all’interno della quale Peppe Lucifora aveva un ruolo molto attivo. Il sacerdote ha detto alla stampa di non credere al movente passionale e continua a pensare più a problemi legati ai soldi. Il prete fa anche diverse rivelazioni: la prima è che alcuni giorni fa Davide Corallo si sarebbe presentato in Chiesa insieme ad un amico ed avrebbe scattato una foto alla statua di San Giorgio:”...Io non l’ho visto – dice padre Stracquadanio – me lo hanno riferito dei parrocchiani…”. La seconda rivelazione riguarda, invece, la presenza di un testamento del quale Lucifora avrebbe parlato a suo tempo con il prete ma che non è ancora saltato fuori. “…Una volta, almeno sei o sette mesi prima della sua morte – continua il sacerdote  Peppe mi disse di aver fatto finalmente testamento ma non so chi sia il notaio e perché non venga fuori. Questa cosa l’ho detta subito ai fratelli…”.

Padre Giovanni Stracquadadanio.

Insomma, secondo il parroco, che conosceva bene Lucifora si dovrebbe guardare oltre la pista passionale, anche perché lui continua ad affermare che, a suo modo di vedere, Peppe Lucifora da anni non frequentava l’ambiente omosessuale. Che non sia così, però, oltre alle testimonianze dei vicini che hanno raccontato di un viavai di uomini nell’abitazione del cuoco, lo dicono anche i militari che, senza dubbio, si basano sui referti del Ris. Da quanto emerso dall’autopsia, Peppe Lucifora è stato ucciso da una mano sola che lo ha prima tramortito con un pugno e poi strangolato. Si è pensato subito ad un uomo palestrato e possente. Un uomo come Davide Corallo che ha praticato per anni body-building e pesistica. Le indagini proseguono a ritmo serrato.