MILANO – FACCENDIERE E TRE COMMERCIALISTI DELLA LEGA DENUNCIATI: CHE FINE HANNO FATTO 800.000 EURO?

Un'altra batosta si abbatte sulla Lega di Salvini che dovrà ingoiare un boccone amaro in un momento di particolare gravità per il Paese e anche di consensi per il suo partito ormai stritolato dagli scandali.

Il Pirellone

Milano – Voleva fuggire. Tramite un anonimo Flixbus sarebbe approdato prima a Francoforte e poi da lì un aereo l’avrebbe condotto a San Paolo. Niente da fare però per Luca Sostegni: gli uomini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano lo hanno fermato prima su ordine della Procura. Al fuggiasco sono stati contestati il peculato e la tentata estorsione ma in realtà, come fanno sapere gli inquirenti, potrebbe esserci ben altro.

Luca Sostegni, il faccendiere beccato da Report

Al centro delle indagini c’è la presunta compravendita gonfiata di un palazzo a Nord di Milano da parte della Lombardia film commission, fondazione no profit di proprietà della Regione e del Comune lombardo. Ottocentomila euro di soldi pubblici sarebbero stati spesi per acquistare un capannone a Cormano che, per gli inquirenti, sul mercato valeva non più della metà. A differenza di quanto si potrebbe pensare questa non è la cronaca di una truffa come tante messa a segno da personaggi sconosciuti di cui non ricorderemmo nemmeno i nomi. L’operazione delle Fiamme Gialle, piuttosto, potrebbe scuotere le fondamenta anche di una congrua parte della nostra classe politica.

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Dalle ricerche della Guardia di Finanza milanese è emerso che nella vicenda sarebbero coinvolti anche alcuni esponenti di primo piano della Lega. Nello specifico le persone indagate vicine alla Lega di Salvini sarebbero almeno tre: Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri, tutti commercialisti che hanno lavorato o lavorano attualmente per il Carroccio. I primi due nomi sono passati alle cronache per gli scandali sui fondi del partito mentre il terzo, parliamo di Scillieri, è il professionista con studio in via Privata delle Stelline 1 a Milano, la stessa sede dove avrebbe avuto una sede fantasma il partito dell’ex ministro degli Interni.

Alberto Di Rubba.

UnIl lavoro degli inquirenti, infatti, inizia proprio da questa piccola via meneghina nel 2016. Il procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco e il sostituto Stefano Civardi avrebbero ricostruito un complesso puzzle di bonifici e compravendite che ha condotto la procura di Milano in Svizzera. L’ipotesi mossa dagli inquirenti è che in Svizzera siano finiti i fondi ottenuti da Di Rubba, Manzoni e Scillieri grazie alla compravendita a prezzi gonfiati del medesimo immobile. Inoltre un’inquietante analogia si sarebbe riscontrata con il percorso finanziario che hanno seguito i famosi 49 milioni ancora a dare della Lega. Tra i reati ipotizzati dai finanzieri ci sarebbero il peculato, la turbata libertà degli incanti e l’estorsione. Secondo quanto emerge dalla prime ricostruzioni i tre avrebbero prima pianificato l’operazione immobiliare e poi si sarebbero spartiti gli 800.000 euro, bonificati il 4 dicembre del 2017 dalla Fondazione Lombardia Film Commission sul conto corrente di Immobiliare Andromeda.

Prezzi degli immobili gonfiati?
Prezzi degli immobili gonfiati? In effetti valevano molto ma molto meno.

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La Fondazione Lombardia Film Commission, già presieduta da Di Rubba, sarebbe rimasta sostanzialmente nelle mani del commercialista tanto che, anche per questa ipotesi, gli è stata contestata l’aggravante di aver violato i “doveri inerenti a una pubblica funzione”. L’Immobiliare Andromeda, per gli investigatori, era amministrata di fatto da Scillieri, indagato anche per sottrazione fraudolenta delle imposte, con l’aggravante di averla commessa “nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale”. Quest’ultima accusa basata sul fatto che il capannone avrebbe fatto parte dei beni di un’altra società riconducibile a Scillieri: la Paloschi srl, indebitata per oltre mezzo milione di euro con lo Stato.

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A Sostegni, invece, è contestata anche una tentata estorsione ai danni dei tre commercialisti: gli sarebbero stati promessi 50mila euro ma ne avrebbe ricevuto solo 20mila. Per tale ragione avrebbe fatto sapere ai professionisti che se non avesse ricevuto i rimanenti 30mila euro avrebbe rivelato ai giornalisti il loro coinvolgimento nell’affare del palazzo di Cormano. Secondo quanto scrivono gli investigatori i tre professionisti avrebbero pianificato il progetto criminale a tavolino: “…Congegnavano una procedura di scelta del contraente, inserendo, fra i requisiti relativi all’immobile da acquistare, talune “specifiche” esattamente ritagliate sul capannone nella disponibilità di Scillieri…”

Nelle prossime ore gli inquirenti accerteranno meglio le responsabilità e potranno fornire un primo parziale quadro delle indagini in corso. Solo all’ora potremo sapere se e come l’operazione coinvolga anche altri esponenti dell’ex partito di Bossi.

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