MILANO – CASE POPOLARI: LA LOMBARDIA ERA DISCRIMINATORIA. IL TRIBUNALE FACILITA GLI ACCESSI.

Adesso sarà più semplice, soprattutto per i cittadini stranieri, accedere all'assegnazione delle case popolari che, però, a stento sarebbero sufficienti per i cittadini italiani e per le loro famiglie. Secondo il giudice il regolamento di Regione Lombardia era troppo discriminatorio.

Le case popolari milanesi

Milano – Case popolari: il regolamento di Regione Lombardia è discriminatorio. Ieri mattina, infatti, il Tribunale di Milano ha ordinato a Regione Lombardia di cancellare dal regolamento regionale per l’accesso agli alloggi pubblici il vincolo della residenza di 5 anni nella Regione e l’obbligo per gli stranieri di presentare documenti del paese di origine attestanti l’assenza di proprietà.

Con l’ordinanza emessa dalla dottoressa Martina Flamini del Tribunale civile di Milano si conclude l’azione giudiziaria promossa dall’Asgi (l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), la Naga (associazione che fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale ai cittadini stranieri) e la Cgil Lombardia contro le clausole discriminatorie contenute nel regolamento regionale per l’accesso  agli alloggi pubblici.

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Nella causa le associazioni e alcuni stranieri, assistiti dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri, avevano contestato in primo luogo il requisito dei cinque anni di residenza nella Regione previsto peraltro anche dalla stessa legge regionale che regola la materia, requisito definito nella sentenza 44 di marzo, incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

Sistemato questo “punto” la causa è poi ripresa davanti al Tribunale Civile che ha esaminato anche l’altra questione dei documenti aggiuntivi richiesti agli stranieri, che poi è la medesima questione, sollevata sempre dallo studio Guariso e Associati, che già aveva visto la condanna dei Comuni di Sesto San Giovanni, di Lodi e di Vigevano. Anche questa richiesta è stata ritenuta illegittima e discriminatoria dal Tribunale perché la documentazione da presentare per dimostrare l’assenza di proprietà all’estero (basata sull’Isee) deve essere la medesima sia per gli italiani che per gli stranieri, restando poi l’obbligo di verifica in capo alla autorità fiscali.

Alcuni dei palazzi popolari di Sesto San Giovanni

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“…Si pone così termine ad una clamorosa ingiustizia – commenta l’avvocato Alberto Guariso – che aveva visto escludere dalle graduatorie di tutta la Lombardia numerosi cittadini stranieri in condizioni di bisogno, ai quali veniva richiesto di produrre documenti spesso impossibili da reperire. Ora tutti i Comuni lombardi dovranno modificare i bandi tenendo conto della decisione del Tribunale di Milano e della modifica del Regolamento Regionale…”.

Nella sentenza pronunciata ieri il giudice ha contestato:”…L’esclusione dal sistema abitativo pubblico dello straniero titolare del permesso per protezione internazionale e dello straniero titolare del permesso umanitario, o quello per “casi speciali…” ed ha poi contestato l’articolo 7 del regolamento, in cui si stabilisce che:”…Il cittadino extra Ue debba documentare l’assenza di diritti di proprietà o di altri diritti reali di godimento su beni immobili ubicati all’estero con modalità diverse da quelle che vengono richieste al cittadino italiano…”, pertanto richiedendo:”…La documentazione che attesti che tutti i componenti del nucleo familiare non possiedono alloggi adeguati nel paese di provenienza…”. Infine il giudice ha definito discriminatori anche i punti in cui si dice che “…L’immobile viene considerato adeguato solo con riferimento alla metratura dello stesso…” e quello in cui si prevede che “…Per l’accesso ai servizi abitativi pubblici il requisito della residenza o attività lavorativa quinquennale nella Regione…”.

Grande la soddisfazione da parte delle associazioni ricorrenti “…E’ un risultato che elimina due ostacoli – concludono gli aventi diritto – non solo discriminatori ma anche del tutto illogici, per la creazione di un sistema di accesso agli alloggi basato su una vera equità e sulla attenzione al bisogno…”.

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