LO SCANDALO TRIVULZIO DILAGA A MACCHIA D’OLIO

Come in altre occasione la nota struttura di riposo meneghina è di nuovo nell’occhio del ciclone. Il movente? Sempre lo stesso: i soldi. Adesso però ci sono 200 morti che chiedono giustizia. Chi pagherà per il dolore di parenti e amici?

durante la presentazione di Photoansa 2019 il libro fotografico realizzato con le immagini dei fotografi Ansa per raccontare i fatti e i protagonisti dell’anno appena trascorso. Fondazione Feltrinelli, Milano 05 Dicembre 2019. ANSA / MATTEO BAZZI

Milano – Cosa è accaduto e che cosa sta succedendo nella casa di cura Pio Albergo Trivulzio? A domandarselo sono i molti, in particolar modo il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che coordina le indagini. Nella vecchia struttura di accoglienza per anziani, dall’inizio della pandemia sono stati circa 200 i decessi, molti dei quali sembrerebbero ascrivibili alla pessima gestione dei pazienti affetti da Covid e alla mancanza degli adeguati dispositivi di sicurezza per operatori sanitari e ospiti.

Oltre che nei ritardi dell’applicazione dei protocolli d’emergenza. Nei confronti del direttore generale Giuseppe Calicchio è scattato un avviso di garanzia per il reato di epidemia colposa e omicidio colposo plurimo. La gestione del centro di cura, infatti, è entrata nell’inchiesta ai sensi della legge 231 sulla responsabilità civile degli enti a carattere pubblicistico. Ciò che si percepisce, però, è che l’avviso di garanzia nei confronti di Calicchio sia soltanto l’inizio di una maxi-inchiesta che progressivamente potrebbe coinvolgere molti altri centri e decine di persone fra dirigenti e operatori. A provocare forti sospetti negli inquirenti, denunce a parte, sarebbero stati i continui trasferimenti avvenuti all’interno della struttura che avrebbero permesso al Coronavirus di infettare liberamente persone e cose nei padiglioni della casa di riposo:

”…Continuano imperterriti a trasferire pazienti dai reparti nonostante questi siano scoperti di personale – ha raccontato una delle operatrici socio sanitarie– perché più di 200 dipendenti, tra operatori e infermieri, sono a casa in malattia o in quarantena e due colleghi sono in terapia intensiva. Da marzo ci sono stati già più di 200 decessi, i tamponi e le mascherine Ffp2 sono arrivate per tutti i dipendenti solo il 16 aprile scorso. Tanto prima ci dicevano di non indossarle per non creare falsi allarmi nei degenti…Qualche giorno fa hanno trasferito in altri reparti pazienti del ‘Pringe’. Non si può mettere la testa sotto la sabbia. I nostri colleghi dentro sono distrutti psicologicamente…”.

Il Virus, dunque, è riuscito ad entrare nei corridoi della “Baggina”, come viene chiamata la casa di riposo a Milano, e da lì ha avuto il modo di diffondersi tra i deboli ospiti del Pat. Ora toccherà alla magistratura capire se e come vi siano state imperizie, negligenze e responsabilità nella strage del Trivulzio, una struttura ancora una volta nell’occhio del ciclone per uno scandalo che rischia di dilagare a macchia d’olio coinvolgendo i vertici della sanità lombarda e non solo:

”…Il ministero ha già effettuato l’ispezione – ha evidenziato Sandra Zampa, sottosegretario al ministero della Salute – dobbiamo comprendere perché ci siamo trovati davanti a un numero di decessi così alto. Le disposizioni che erano state date a tutte le Rsa prevedevano il divieto di fare entrare nelle strutture soggetti contagiati asintomatici e malati sia come ospiti, sia come operatori. Certamente non si produce in una comunità chiusa un contagio se non viene portato dall’esterno…”.

A gettare benzina sul fuoco Alessandro Azzoni, portavoce del comitato Giustizia per le vittime del Trivulzio: ”…Il personale è sottorganico su 1.100 operatori quasi 300 sono in malattia. C’è un silenzio assordante da parte delle istituzioni, a partire dalla Regione sino a Roma…”. Alcuni giorni addietro anche le procure di Brescia e Pavia (le indagini sono state avviate anche in altre città) si sono messe in moto per comprendere le dinamiche che hanno portato ai decessi di molti anziani presenti nelle Rsa locali.

Sicuramente le case di riposo rappresentano un giro d’affari importante. Basti pensare al sempre più cospicuo interesse dei privati per questo business ambito anche dalle organizzazioni mafiose. Le strutture si poggiano su costi fissi molto bassi, comprendenti essenzialmente le spese per il personale e le spese di gestione. Dall’altra parte le tariffe richieste per il soggiorno sono notevolmente elevate cosi che i gestori possano incamerare alti profitti a fonte di costi assai bassi. Non è certo un segreto il fatto che le convenzioni con il sistema sanitario pubblico siano una enorme fonte di affari per i privati della sanità. Nello specifico è proprio lo Stato, in larga parte, a sobbarcarsi metà della retta per coprire i costi sanitari mentre gli ospiti pagano esclusivamente permanenza e alloggio, quasi sempre versando come retta l’intera pensione. Un giro d’affari da decine e decine di milioni di euro in continua crescita.

E sono proprio i dati del bilancio forniti dall’amministrazione del Trivulzio che dimostrano considerevoli incassi. Nel 2018, dalle sole rette, la casa di cura ha guadagnato 68 milioni d’euro. Se consideriamo che i posti letto sono 900, con una semplice divisione possiamo comprendere che ogni ospite vale circa 75 mila euro all’anno. Sono 200 euro al giorno di incasso su ogni anziano di cui la metà, come scritto precedentemente, è a carico dello Stato. Cifre da capogiro ma che sembra non abbiano comunque permesso di fare scelte oculate. Anzi l’esatto contrario.

Dopo le prime dimostrazioni di omertà e di reticenza gli operatori sanitari hanno deciso di collaborare magistratura inquirente e guardia di Finanza che proseguono con gli interrogatori. Le prossime ore saranno decisive per le indagini e nulla di strano che possano scattare diversi arresti.