UN PAESE DI GRANDE STORIA E CULTURA

L'Italia è un paese di grande storia e cultura. Ci piacciono le tradizioni, la cucina della nonna, i monumenti.

L’Italia è un paese di grande storia e cultura.

Ci piacciono le tradizioni, la cucina della nonna, i monumenti.

I regimi totalitari, l’industria pesante, le politiche ambientali del secolo scorso.

Siamo una nazione che guarda al passato a volte un po’ lamentandosi, ma guai a toglierci certe piccole sicurezze.

Ecco, una cosa che mi stupisce è come siamo ingrati verso alcune cose del nostro passato. Il famigerato G8, al di là del fatto che sia citato ormai come una sigla fissa quasi magica priva di significato, GI-OTTO. Ma non è per la passione delle potenze mondiali per l’Italia e per la pittura tardo medievale che si chiamava così e s’è tenuto in Italia (non solo a Genova).

G8 sta per potenze mondiali e l’Italia, beh era una di queste otto. Lo è ancora, un po’ più bassa in classifica, ma lo è ancora. Una grande potenza industriale, la prima potenza industriale non atomica.

caricatura di Giuseppe Conte

Il mondo è cambiato, l’industria pesante di un secolo fa è in crisi in Italia. Certo, rispettare le regole di sicurezza e pagare equamente i lavoratori costa, i margini di guadagno non sono abbastanza esagerati. Magari pure mettere a norma degli impianti che un secolo fa potevano pure spargere tumori per chilometri, tanto la gente crepava alla pressa prima di prendersi dei malanni. Le società preferiscono scappare altrove o strappare concessioni sempre più ricattatorie.

Nessuno s’è reinventato. I padroncini non innovano, non propongono cambiamenti, spremono e basta. Lo stato fa finta di nulla, mette qualche toppa e si ritrova alla fine con un cerino da 10000 posti di lavoro in mano, come a Taranto. Si continua a proporre la ricetta magica del progresso a tutti i costi ma la nazione intera non innova, non investe nella ricerca. Anzi, tagliamo la ricerca e speriamo che il resto tenga duro ancora, un po’, fino a elezioni, sempre elezioni. Guai a toccare la plastica che il piccolo padroncino che ha investito nella plastica poi te la fa pagare. Progresso a tutti i costi con ricette di un secolo fa, per non turbare l’elettore finché il bubbone non diventa troppo grosso e quando diventa troppo grosso, sperare di essere lontani o dare la colpa a qualcun altro.

Quando, mai troppo tardi, l’ultimo altoforno crollerà, purtroppo su reparti di oncologia e cimiteri, l’Italia resterà un grande villaggio turistico, con un po’ di diossina sotto terra, qualche bottiglia di plastica in spiaggia. E quel pizzico di ospizio. Ma in fondo è questo che ci piace no?

Le tradizioni, la cucina della nonna, i monumenti.

E quando il bubbone sarà troppo grosso daremo la colpa a qualcuno. Chessò, agli ebrei. Tanto chi andrà a controllare, le librerie bruciano già.